Mercoledì, 28 Giugno 2017 | 22 :52:00

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In basso a sinistra

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in basso a sinistra
 
Gianni Rinaldini - Gabriele Polo
 
Politica, sindacato e conflitti sociali tra globalizzazione e crisi L'anomalia chiamata Fiom
Negli ultimi trent’anni il panorama politico italiano è cambiato radicalmente.
Le organizzazioni della sinistra sono state trasformate fin nella loro identità e si sono presentate disarmate di fronte alla “tempesta perfetta” creata dall’incrocio delle quattro grandi crisi che hanno segnato il passaggio dal XX al XXI secolo: la sconfitta del movimento operaio novecentesco e la crisi delle sue ideologie, il crack finanziario iniziato dagli Stati Uniti e culminato nella recessione europea, il collasso della rappresentanza politica e l’affanno della democrazia, il disagio sociale e l’aumento delle diseguaglianze.
Due testimoni privilegiati ricostruiscono le tappe e i passaggi di questa trasformazione: Rinaldini con un racconto in prima persona, e poi in dialogo con Polo. Ne viene fuori un “diario di viaggio” nella storia della sinistra, del sindacato e dei movimenti negli anni in cui la lotta di classe è stata fatta dal capitale: dall’autunno ’80 in Fiat al crollo del Muro di Berlino, dalla fine del Pci all’era berlusconiana, dalla ritirata sindacale alla precarietà del lavoro, dalla finanziarizzazione alla recessione economica.

Il bilancio è ricco di critiche, e anche di autocritiche: non per rassegnarsi, ma per ritrovare strumenti di ricostruzione

 

http://www.mannieditori.it/libro/basso-sinistra

Forza Lavoro

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forza lavoro

Se le diseguaglianze crescono, la recessione non si ferma, i governi traballano e i padroni chiudono, delocalizzano, ricattano, come si fa a restituire al lavoro la centralità che pure la nostra Costituzione proclama nel suo primo articolo? E qual è il ruolo del sindacato in questi nuovi scenari? È vero che la classe operaia non esiste più, che la sua rappresentanza è in crisi, che non ci possiamo più permettere lo stato sociale e le garanzie che abbiamo conosciuto negli scorsi decenni (e che erano state conquistate, appunto, grazie a dure lotte sindacali)? In questo libro, Maurizio Landini, una delle voci più ascoltate, e fuori dal coro, della nostra vita pubblica, affronta i nodi irrisolti della realtà italiana. Partendo dalla crisi, dalla rabbia sociale, dalle condizioni del paese, della gente, dei lavoratori e passando per l’impotenza della politica, la sottovalutazione dei media, le logiche perverse dell’economia finanziaria e globalizzata, Landini tenta di proporre una visione alternativa al pensiero unico liberista. Una visione che passa attraverso diritti da difendere (non solo quello al lavoro, ma anche alla salute, alla scuola e al welfare in generale), precarietà e disoccupazione da combattere anche grazie a un reddito di cittadinanza, ma soprattutto attraverso un investimento massiccio in democrazia, cominciando dal sindacato. “Noi oggi siamo impegnati in primo luogo nella costruzione di un sindacato democratico e nella riunificazione del lavoro.[...] Così a chi periodicamente mi chiede perché non mi impegni di più in politica – o più prosaicamente ‘perché non ti candidi’ – rispondo che la Fiom è già in campo da anni e grazie alle lotte dei metalmeccanici siamo diventati un punto di riferimento anche fuori dal mondo del lavoro: spesso giovani, precari, lavoratori di altre categorie e tanti cittadini ci chiedono ‘come si fa a iscriversi alla Fiom non essendo metalmeccanici’.”

Affondata sul lavoro

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di Gabrile Polo
Casa editrice: Ediesse
Marzo 2013
Pagine: 152

 
Gabriele Polo, taccuino in mano e occhio allenato alla realtà dei fatti, tra il giugno e il novembre del 2012 fa un viaggio nell’Italia del lavoro per il quotidiano di cui è stato anche direttore, il manifesto, proprio mentre il tarlo della crisi sta erodendo il tessuto economico e sociale del paese. Va nella Torino orfana «non dichiarata» della Fiat, visita i luoghi della ex locomotiva produttiva del Nord-Est con i suoi distretti in rapida trasformazione, referta le crisi d’identità delle province lombarde e la mutazione genetica delle cooperative emiliane, esplora infine le «difficili continuità» di un Sud sempre in bilico tra sviluppo e regressione. Ma racconta soprattutto storie di donne e uomini al lavoro, o da questo espulsi, che provano a resistere, a volte anche a immaginare un futuro positivo che possa offrire nuove occasioni. Lavoratori più o meno «garantiti» o «invisibili» nelle cui esperienze, percezioni e azioni, il bisogno si mescola con l’identità.
Oggi la memoria del suo viaggio è raccolta in questo libro, ed è il ritratto impietoso del paese visto nelle terre del benessere economico ora in declino, lacerate in profondità dal trionfo del liberismo in economia e del berlusconismo in politica; di un paese che nel celebrare i suoi 150 anni ha visto, in questa drammatica congiuntura politico-economica, riaffiorare tutti i nodi irrisolti della sua storia.
 

 

Ilva connection

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Ilva connection

inchiesta sulla ragnatela di corruzioni, omissioni, colpevoli negligenze, sui Riva e le istituzioni

di Loris Campetti

Manni editore

Anno 2013

192 pagine

http://www.mannieditori.it

 
Lo stabilimento più grande d’Europa grava come un macigno sulla città dei due mari, la fa vivere e la fa morire. Si muore in fabbrica precipitando al suolo dopo un volo di quindici metri, oppure di tumore. Si muore a Tamburi dove il maestrale soffia diossina e altre polveri cancerogene.
Taranto ha rimosso troppo a lungo i rischi connessi alla presenza dell’Ilva fino a quando la magistratura non ha ordinato arresti e sequestrato gli impianti. È venuto così a galla il “sistema Riva”, un impasto di paternalismo e autoritarismo, che ha corrotto l’ambiente e le coscienze di tanta parte della politica, delle istituzioni, della società, della Chiesa, del sindacato.
Operai, sindacalisti, cittadini, ambientalisti, magistrati, amministratori, scienziati raccontano in questo reportage le loro paure: è ancora possibile la presenza dell’Ilva in una città di 200.000 abitanti? È giusto dover scegliere tra salute e lavoro?
Campetti scava nel profondo attraverso i documenti e le testimonianze, inserendo il siderurgico di Taranto nel quadro complessivo delle attività del gruppo Riva, i padroni del ferro in Italia.

Amianto, una storia operaia

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È il 1969, un anno importante: rivolte studentesche, manifestazioni sindacali, scioperi, cortei, scontri e altro ancora. Il mondo si sta scrollando di dosso vecchi ordini, catene  rrugginite. ada Malanima, in arte semplicemente Nada, nel 1969, ha 16 anni. Debutta al Festival di Sanremo con «Ma che freddo fa». Pochi giorni ed è in testa alle hit parade.

La storia operaia di Renato Prunetti, classe 1945, inizia da una fotografia. In un locale di Castiglioncello, Nada ha appena finito di cantare. Un paparazzo la immortala in mezzo ad ammiratori e camerieri. Nella foto, quello a destra, alto e magro, è il cameriere Renato Prunetti, di giorno operaio alla Solvay, futuro operaio specializzato.

di Alberto Prunetti

editore: Agenzia X [www.agenziax.it]

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Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo. La Fiat, il sindacato, la sinistra assente

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di Maurizio Landini e Feliziano Giancarlo

Casa editrice Bompiani

2011

164 pagine

“Essere di sinistra per me significa guardare il mondo da un certo punto di vista: la giustizia sociale, il lavoro, la solidarietà, l’eguaglianza. Per anni siamo andati a rimorchio di una certezza: che alla globalizzazione non ci fosse rimedio e che il problema fosse al massimo quello di limitare i danni. Ecco, io credo che sia giunto il momento di uscire da questa logica e da questo ragionamento.” Maurizio Landini

Un libro in "presa diretta", che ripercorre cosa è accaduto prima e cosa ha significato poi il 14 gennaio 2011, giorno del referendum di Mirafiori che ha sancito la vittoria della Fiat di Marchionne e la "sconfitta di grande successo" della Fiom di Maurizio Landini. 5431 operai e impiegati sui quali si è appuntata l'attenzione di tutto il paese. Operai e impiegati di uno stabilimento speciale - quello di Mirafiori - di una fabbrica speciale: la Fiat. "Ciò che va bene per la Fiat, va bene per l'Italia", si diceva una volta. Ma non è detto che sia ancora così. Questo è il racconto dei ventidue giorni più lunghi del sindacato, quelli che vanno dall'accordo separato di fine dicembre su Mirafiori fino al 14 gennaio, giorno del referendum. Ma è anche molto di più: è la presa di posizione di un sindacalista contro l'assenza della sinistra, del Governo, a favore del diritto al lavoro.

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