Lunedì, 20 Agosto 2018 | 09 :31:44

Grandi sfide. Dall’Assemblea dei Grandi gruppi metalmeccanici una lettura dello stato dell’industria italiana

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Dopo dieci anni tornano finalmente a riunirsi i delegati Fiom delle grandi imprese italiane.

All'assemblea nazionale dei grandi gruppi metalmeccanici hanno partecipato ben oltre 200 delegati e la sala Di Vittorio, presso la sede nazionale della Cgil, è risultata decisamente troppo piccola.

Dieci anni non sono certamente pochi in un panorama industriale globale in continua trasformazione, in un inizio secolo che ha visto la piena globalizzazione dell'industria e della finanza, l'affermazione di un nuovo modello economico mondiale, e, in rapida successione, la sua crisi drammatica, soprattutto per i cittadini del vecchio continente e, in particolare, per noi italiani.

 Assemblea nazionale Grandi Gruppi

Per questo è quanto mai opportuno che la Fiom sia tornata ad interrogarsi con i suoi delegati sulle trasformazioni e sui cambiamenti delle grandi imprese scosse dalla crisi, su quali politiche sindacali e industriali approntare come organizzazione sindacale e su quali interventi politici chiedere a chi, subito dopo le elezioni, avrà il compito di far uscire il paese dalla crisi. Misurare lo stato di salute dei grandi gruppi italiani (piuttosto piccoli, visto che tra i primi 500 gruppi mondiali di italiano ci sono solo Eni e Finmeccanica, dopo la divisione in due distinte società del gruppo Fiat), le loro prospettive di sviluppo, il ricorso alla cassa integrazione, il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori, cercare di capire le nuove condizioni di lavoro, i meccanismi di determinazione dei salari, l'effettivo esercizio dei diritti sindacali, scattare, insomma, una foto complessiva e aggiornata delle grandi industrie non potrà che essere un impegno difficile, che richiede tempo, energie e idee nuove. Questa prima assemblea è quindi solo l'avvio di un cammino che, proprio perché nelle intenzioni si prefigge mete ambiziose, non potrà che essere lungo e articolato. «Abbiamo iniziato a raccogliere dati su oltre 200 grandi aziende - ha detto Michela Spera, della segreteria nazionale della Fiom, in apertura dei lavori  dell'assemblea - dove lavorano circa 127 mila persone, dove si registra una bassa sindacalizzazione ma con una buona presenza Fiom che ha oltre il 53% dei delegati, ovvero una percentuale superiore a quella degli iscritti.

Già dai primi dati emerge che la situazione tra i comparti è disomogenea: elevata sindacalizzazione nella siderurgia, buona nel settore degli elettrodomestici, scarsa iscrizione al sindacato nell'informatica e nelle telecomunicazioni, dove la Fiom ha comunque un buona presenza nelle Rsu». Quindi, e innanzitutto, conoscere più a fondo come è cambiata la struttura della grande industria e come è stato rivoluzionato il funzionamento delle imprese. «Solo su questa base di conoscenze sarà possibile costruire una iniziativa sindacale efficiente – ha affermato nella sua relazione di apertura il segretario generale della Fiom Maurizio Landini – all'altezza delle sfide sia sul piano delle condizioni di lavoro che su quello dell'esercizio dei diritti sindacali, stravolti e negati in questi ultimi anni». L'attacco al lavoro, la negazione della sua dignità parte da lontano. Nel 2001, il famigerato libro bianco del governo Berlusconi sul mercato del  lavoro, conteneva l'auspicio del superamento dei contratti collettivi di lavoro. E oggi, dopo l'ulteriore colpo portato dall'accordo illegittimo imposto da Federmeccanica a Fim e Uilm il 5 dicembre scorso, siamo di fronte al fatto che il contratto collettivo nazionale non c'è più. «C'è un attacco durissimo alla contrattazione collettiva – dice Landini – con quell'articolo 8 che sancisce per legge la possibilità di derogare ai contratti collettivi e alle leggi sul lavoro, spingendo verso una aziendalizzazione dei rapporti di lavoro.» Quanto è accaduto alla Fiat non è quindi un caso. Molte grandi imprese hanno già dato la disdetta degli accordi e chiedono mani libere su salari e orari.

Per questa ragione, quindi, la scelta della Fiom di opporre una strategia nazionale di ricostruzione contrattuale da realizzarsi azienda per azienda, facendo votare alle lavoratrici e ai lavoratori i contenuti della Carta rivendicativa, deve vivere anche e soprattutto nei grandi gruppi industriali metalmeccanici, a partire dalla riconferma dei diritti e della democrazia nei luoghi di lavoro fino alla difesa reale del potere d'acquisto dei salari, alla riconferma della disciplina vigente sugli orari di lavoro, riducendoli a fronte di un maggior utilizzo degli impianti, all'estensione dell'utilizzo dei contratti di solidarietà e della cassa integrazione nelle situazioni di crisi, all'affermazione della parità di trattamento economico e normativo a parità di lavoro, alla limitazione dell'utilizzo delle forme di lavoro atipico e al diritto al pagamento dei primi tre giorni di malattia.

In mancanza di una reale opposizione ai processi attuali l'idea di un sindacato che difende interessi generali viene meno e cambia la natura stessa del sindacato, con un accrescimento del potere decisionale dei dirigenti di azienda: «è un modello di relazioni industriali che va contrastato sia sul piano giuridico sia con l'azione rivendicativa e contrattuale, all'interno di un quadro complessivo difficile e reso più drammatico dal rischio concreto di una deindustrializzazione del paese».

Un processo dai tratti autoritari che va assolutamente respinto. «Serve più democrazia – dice Landini – bisogna ottenere una legge sulla rappresentanza che permetta a tutti i lavoratori di poter votare gli accordi a tutti i livelli. Questo è il cuore della questione democratica aperta nel paese, perché solo con nuove forme di democrazia economica sarà possibile per i lavoratori discutere e decidere sui modelli organizzativi del lavoro, sugli orari, sui salari, cioè sulla loro vita in fabbrica.» Per la Fiom il governo che uscirà dalle urne dovrà innanzitutto rispondere ad alcuni punti dirimenti: cancellazione dell'articolo 8, legge sulla rappresentanza che dia diritto di votare ai lavoratori, politiche industriali per uscire dalla crisi e ruolo dello Stato, un vero contratto nazionale di lavoro. «Vogliamo inoltre – dice ancora Landini – che venga incentivata la riduzione degli orari di lavoro e che venga esteso l'uso dei contratti di solidarietà, chiediamo che venga lanciato un piano straordinario di investimenti anche pubblici per stimolare l'economia.» Risorse economiche per uscire dalla crisi, nuove politiche  ndustriali e di sviluppo, riconoscimento dei diritti, costruzione di un nuovo modello democratico della rappresentanza sindacale. A sostegno di queste rivendicazioni la Fiom prevede di mettere in campo, nel mese di aprile, una mobilitazione nazionale, che verrà preventivamente discussa dai delegati delle grande aziende in un nuovo appuntamento a marzo.

«I lavoratori sono stati lasciati da soli in questi anni, c'è stato un vuoto della politica – ha proseguito Landini – noi difendiamo la nostra autonomia e chiediamo alle forze politiche di rispondere sulle questioni del lavoro, noi non difendiamo interessi corporativi ma interessi di tutti. Dobbiamo impedire che si usi la crisi per cancellare i diritti generali e per questo, insieme, dobbiamo individuare il nesso, il legame tra le nostre analisi e la nostra azione concreta di tutti i giorni in fabbrica». E in tutto questo bisogna anche sottolineare come non ci sia oggi «a livello europeo – ha aggiunto il segretario della Fiom – una dimensione sindacale adeguata ai processi che sono in atto nel lavoro e nelle imprese. E per questo motivo noi scontiamo il rischio di una competizione fra lavoratori e fra paesi». Serve quindi un'Europa dei diritti del lavoro che impedisca di spostare investimenti e delocalizzazioni a seconda dei vantaggi fiscali ed economici offerti da paese a paese.

Una sfida difficile, anche ambiziosa. Perseguire insieme alle lavoratrici e ai lavoratori obiettivi di giustizia: interpretare alla lettera il significato della parola sindacato.

 

ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE FIOM DEI GRANDI GRUPPI METALMECCANICI CHE SI È TENUTA LO SCORSO LUNEDÌ 18 FEBBRAIO, A ROMA, HANNO PARTECIPATO OLTRE 200 FRA DELEGATE, DELEGATI E DIRIGENTI LOCALI DELLA FIOM, IN RAPPRESENTANZA DEI MAGGIORI GRUPPI ATTIVI NEL NOSTRO PAESE NELL'AMBITO DELL'INDUSTRIA METALMECCANICA E DELLA INSTALLAZIONE DI IMPIANTI.

DOPO L'INTRODUZIONE DI MICHELA SPERA, DELLA SEGRETARIA NAZIONALE DELLA FIOM, MAURIZIO LANDINI HA TENUTO LA RELAZIONE INTRODUTTIVA. A SEGUIRE SONO INTERVENUTI ELENA LATTUADA, DELLA SEGRETERIA CONFEDERALE CGIL, IL PROFESSOR STEFANO RODOTÀ, FRANCESCO GARIBALDO E LE DELEGATE E I DELEGATI DI VARIE AZIENDE FACENTI PARTE DI GRANDI GRUPPI NAZIONALI E MULTINAZIONALI: GIUSEPPE DI LAURO, ANSALDO STS NAPOLI | LUIGI PERNA, ENGINEERING.IT NAPOLI | PAOLA MORANDIN, ELECTROLUX SUSEGANA | STEFANO BASSI, COFELY MILANO | CLAUDIO CIPOLLA, AST TERNI | ENZO RUSSO, SELEX ES GENOVA | SERAFINO BIONDO, FINCANTIERI PALERMO | ANIELLO MIGLIO, FIAT AUTO POMIGLIANO | ROBERTO MOCHI, SIRTI ANCONA | UMBERTO CIGNOLI, ALCATEL LUCENT VIMERCATE | CLAUDIO LUCASELLI, ILVA TARANTO ENZO RICORDI, ABB SESTO SAN GIOVANNI | ANTONIO FRAGIACOMO, ALENIA AERMACCHI CASELLE | ALESSANDRO MARTINI, LUCCHINI PIOMBINO RAFFAELE ELIA, AGUSTAWESTLAND VERGIATE | MATTEO MORETTI, ST AGRATE | MATTEO BERARDI, WHIRLPOOL VARESE.

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