Martedì, 22 Gennaio 2019 | 22 :00:52

Referendum art. 8 e art. 18. Le firme ci sono e attendono una risposta

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Il 9 gennaio scorso, dopo tre mesi passati a raccogliere le firme e a mettere insieme i migliaia di timbri che la legge richiede per rendere efficace la richiesta di un referendum abrogativo, sono state depositate in Corte di Cassazione 180 scatole piene della volontà di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini italiani di cancellare l'ar ticolo 8 della Legge 138/2011 (con la quale a colpi di deroghe si distrugge il contratto nazionale) e le modifiche appor tate dalla «Riforma Fornero» all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (in pratica, cancellandolo).

 

Il contributo delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici della Fiom alla raccolta delle firme per i referendum è stato molto rilevante.

Un grande impegno delle strutture, delle delegate e dei delegati che ha permesso di raggiungere nei soli luoghi di lavoro metalmeccanici oltre 120.000 firme, contribuendo in modo determinante a superare la quantità di firme necessarie per poter svolgere il referendum.

Impegno che però rischia di essere vanificato poiché la legislazione che regola l'istituto della democrazia diretta non prevede la possibilità di consegnare le firme a Camere sciolte, cosa avvenuta il 22 dicembre scorso.

A questo punto le strade possibili per garantire alle centinaia di migliaia di cittadini di non vedere calpestato un loro diritto costituzionale (ar ticolo 75 della Costituzione italiana) sono varie. Può, ad esempio, essere emanato un decreto-legge da parte del Consiglio dei ministri che recuperi le firme depositate, da par te tanto del governo uscente – anche a Camere sciolte – quanto di quello che si insedierà nei prossimi mesi. E da questo punto di vista c'è un precedente, con i 13 referendum proposti nel '94.

Ma può essere presa una decisione in tal senso anche dalla Corte costituzionale alla quale, in mancanza di altri provvedimenti, il Comitato promotore inoltrerà ricorso quando, presumibilmente a ottobre prossimo, la Cor te si sprimerà in maniera negativa sulla richiesta dei referendum. Si tratta di un vulnus, un «difetto» legislativo che può e deve essere recuperato per ripristinare un diritto fondamentale della nostra democrazia.

Ma il prossimo Parlamento, di sua iniziativa, potrebbe intervenire su queste leggi e ripristinare i diritti del lavoro sottratti dai governi Berlusconi e Monti con questi provvedimenti sciagurati, quindi noi chiediamo: chi si candida a governare il paese, cosa intende fare rispetto all'articolo 8 e all'articolo 18? Come risponde al significato di partecipazione e alla richiesta democratica rappresentate da queste firme?

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