Domenica, 16 Giugno 2019 | 06 :48:52

La Carta rivendicativa

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Il peggioramento delle condizioni produttive e occupazionali e la crescita dei livelli di disoccupazione ci indicano un processo di deindustrializzazione in atto nel nostro paese che in modo ancora più drammatico colpisce il Mezzogiorno. La recessione economica in atto è usata per un attacco al sistema dei diritti del lavoro senza precedenti, mettendo a rischio la tenuta democratica e la coesione sociale dell’Italia; le scelte economiche e sociali non intervengono sulle ragioni che hanno determinato la grave crisi che viviamo. Condizioni indispensabili per salvaguardare, riconvertire e rinnovare il nostro sistema produttivo, per affermare un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile, per coniugare lavoro e diritti sono la definizione di una politica industriale e di un piano di investimenti pubblici e privati. Le scelte del governo, al contrario, ricercano l’aumento di produttività e competitività del nostro sistema industriale attraverso l’aumento della durata dello sfruttamento della prestazione lavorativa.

 

L’intesa raggiunta il 5 dicembre sul Ccnl tra Federmeccanica, Fim e Uilm è figlia degli accordi interconfederali separati, non firmati dalla Cgil, del 2009 sul modello contrattuale e del 2012 sulla produttività, che nei fatti cambiano la natura confederale e generale del sindacato e minano l’esistenza della contrattazione collettiva.

L’intesa imposta da Federmeccanica è illegittima, può impegnare solo le organizzazioni sindacali che l'hanno firmata, viola le regole sulla democrazia e la rappresentanza contenute nell'Accordo interconfederale del 28 giugno 2011 e, per gli iscritti alla Fiom e per tutti i metalmeccanici non iscritti a nessun sindacato, è in contrasto con la norma dell'ultrattività del Ccnl unitario siglato il 20 gennaio 2008.

La vertenza per la riconquista di un vero contratto nazionale è ancora aperta. Per rendere inapplicabile l’intesa nelle aziende e nei gruppi industriali e per difendere il lavoro e l'occupazione va negoziata a livello aziendale e territoriale la seguente Carta rivendicativa nazionale comune per tutti i lavoratori metalmeccanici.

 

  1. Riconferma dei diritti e delle agibilità sindacali compreso il rispetto della totale proporzionalità nel voto per la elezione della Rsu. Affermare il diritto al voto delle lavoratrici e dei lavoratori per la validazione delle piattaforme e degli accordi.
  2. Le erogazioni salariali definite con l’accordo separato sono da considerarsi un anticipo degli aumenti salariali necessari e non sono derogabili né modificabili a livello aziendale nelle scadenze previste. La cancellazione del valore punto operata dagli accordi separati del 2009 e del 2012 non ha garantito il potere d’acquisto del salario sottraendo 60 euro mensili pari a circa 800 euro all'anno; questo è il riferimento per una reale difesa del potere d'acquisto dei salari.
  3. Sugli orari di lavoro si riconferma la disciplina vigente. Le modalità di utilizzo e di distribuzione degli orari devono essere oggetto di accordo con la Rsu. Al fine di mantenere e allargare i livelli occupazionali è necessario attuare riduzioni dell’orario a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e nelle situazioni di crisi estendere l’utilizzo dei contratti di solidarietà e della cassa integrazione a ore.
  4. A parità di lavoro va affermata, indipendentemente dalla tipolo gia di lavoro applicata, la parità di trattamento economico e normativo e confermati i percorsi di stabilizzazione come previsti dal Ccnl del 2008 e dagli accordi aziendali in essere. Nelle aziende metalmeccaniche l'obiettivo è limitare l’utilizzo delle forme di lavoro atipico al contratto di lavoro a tempo determinato, al contratto di somministrazione a tempo determinato, al contratto di lavoro part time.
  5. Va confermato il diritto contrattuale dei metalmeccanici al pagamento al 100% dei primi tre giorni di malattia. Affinché finalità e prestazioni sanitarie non siano sostitutive alla sanità pubblica sono anche da riconfermare i fondi sanitari aziendali, salvaguardandoli dall’assorbimento in Metasalute, al fine di realizzare un maggior controllo diretto delle lavoratrici e dei lavoratori sul carattere integrativo delle prestazioni e di sperimentare l'istituzione di fondi territoriali anche intercategoriali.

 

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