Capire, crescere, cambiare. E comunicarlo

Categoria: Redazione
Creato Mercoledì, 16 Dicembre 2015 14:15
Pubblicato Venerdì, 12 Febbraio 2016 14:17
Scritto da Gabriele Polo
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Andare a scuola può essere noiosissimo. O bellissimo. Questione di motivazioni, argomenti, ambiente. Soprattutto di scelta, perché non c'è nulla di più inutile delle imposizioni.

Il problema è che da bambini quasi mai si può scegliere, a meno che non ci si imbatta in insegnanti geniali. Per cui la scuola rischia spesso di insegnare poco. È l'eterno rovello della formazione, quella che tutti considerano essenziale, ma quasi sempre «dopo», quando la scuola è ormai diventata la vita. Sarà per questo che si sono inventati l'assunto della «formazione continua», forse un escamotage per recupare le occasioni perdute.

 

Il problema è che pure da grandi quasi mai si può scegliere, a meno che il «tuo mondo» dia motivazioni, fornisca argomenti, offra un ambiente.

Qualcosa di più, insomma, della semplice necessità a stare al passo con i tempi o – peggio – affrontare la concorrenza degli altri come di solito si fa negli intrugli tecnici dei corsi d'aggiornamento professionale.

Il problema è che «formazione» è una di quelle paroline magiche sotto cui si può celare qualunque cosa, dallo zero assoluto a un groviglio di troppe nozioni. La soluzione del problema è scovare saperi e passioni; e condividerli.

Ecco, condividere è forse la parola chiave per dare un senso alla formazione. Dovrebbe valere per qualunque attività umana e per ogni suo consesso. Per un sindacato, forse, ancora di più.

Per questo qui raccontiamo quattro esperienze formative della Fiom. Distinte tra loro per materia e mezzi – dalla storia all'economia, dalla comunicazione orale a quella scritta – ma unificate dalla condivisione. Formazione di base per delegati e per gruppi dirigenti, un corso di scrittura collettiva che si ispira a un vecchio concorso di racconti operai, pagine facebook gestite dai lavoratori: strumenti diversi per capire ciò che abbiamo davanti e crescerci dentro senza rinunciare a cambiarlo.