Martedì, 26 Marco 2019 | 23 :30:13

L’Irisbus non si rassegna. Lettera al presidente del Consiglio

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Caro presidente del Consiglio Enrico Letta, anche lei ad Avellino ha fatto tante promesse sulla vertenza Irisbus. Per lei era priorità assoluta continuare a produrre autobus in quello stabilimento, non disperdere una eccellenza manifatturiera italiana, perché bisognava perseguire quella vocazione e che il futuro di quel sito non finisca con l’accompagnamento alla chiusura: «Faremo di tutto – ha detto - affinché non sia un fallimento».

 

Le vorrei ricordare che la Fiat ha già delocalizzato la produzione all’estero dove ci sono governi che hanno a cuore il bene del paese e dei cittadini, si in Francia dove la Irisbus di Annonay continua a produrre gli autobus che noi sapevamo fare bene, infatti l’Atac di Roma, qualche settimana fa, ha presentato in anteprima 337 bus nuovi, modello Citelis, prodotti in Francia (dove il costo del lavoro è più alto rispetto a noi) e venduti in Italia da Fiat che continua ad aggiudicarsi il 40% delle gare, però con la complicità di tutti ha chiuso il suo unico stabilimento italiano.

La crisi che vive il trasporto pubblico locale, determinerà la chiusura della Irisbus che si appresta a completare il 2° anno di cigs, nella peggiore delle ipotesi lo stabilimento potrebbe essere coinvolto in oscure riconversioni o svendite finalizzate all’acquisizione del marchio. Tutto ciò produrrà un danno irreparabile per l’intero paese che dovrà necessariamente acquistare all’estero i bus finanziati da un tardivo Piano nazionale trasporti e provocherà un impatto sociale in territori già fortemente provati dalla profonda crisi.

Noi ci avviamo alla scadenza della cigs e ad oggi non c’è nessuna convocazione ministeriale, ora io le chiedo cosa aspetta a convocare la proprietà di Fiat affinché sciolga le riserve sulla Irisbus chiarendo una volta per tutte quali sono le intenzioni su quella fabbrica e sui suoi lavoratori, perché se lei ricorda, noi abbiamo avanzato una proposta, quella del polo unico con la Bmb, con l’intervento dello Stato che salvi le due realtà in attesa di trovare nuovi imprenditori che vogliono investire sulle nostre professionalità per continuare a produrre autobus a basso impatto ambientale (metano, elettrico e ibrido).

Lei e il suo governo è in grado di convocare l’ad Marchionne, affinché chiarisca cosa vuole fare degli stabilimenti italiani e cosa aspetta a presentare e voi a pretendere un piano industriale credibile? Perché se ancora non ve ne siete accorti la Fiat se ne è andata già da un pezzo dall’Italia, mancano solo piccoli dettagli.

Noi chiediamo giustizia, la politica italiana deve risarcire noi italiani per averci imbrogliato e soggiogato, per averci trascinato in una crisi senza precedenti, per non aver saputo o voluto affrontare il dramma della crisi e del lavoro, per non aver impedito ai datori di lavoro, in primis alla Fiat, di delocalizzare le produzioni all’estero, per averci condannato a non andare mai in pensione e a cancellare qualsiasi opportunità per i nostri figli.

Dovrebbero essere tutti condannati per averci affamato in modo irreversibile e per alto tradimento nei confronti della gente onesta che vuole vivere del proprio lavoro e non con la carità. Ma noi siamo forti e non ci faremo annichilire perché continueremo a lottare per i nostri diritti contro i vostri privilegi, per il futuro di nostri figli… non ci arrenderemo ad essere costretti a vivere una vita di stenti.

*Delegata Fiom Irisbus

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