Mercoledì, 28 Giugno 2017 | 22 :48:57

Jobs Act, quanto ci costi

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La decontribuzione per le assunzioni con i contratti a tutele crescenti previste dal Jobs Act ci costerà tra i 14 e i 22 miliardi di euro in tre anni. La variabile dipende da quale sarà la durata effettiva dei nuovi contratti di lavoro. I datori di lavoro sono esentati dal versamento del totale degli oneri contributivi (eccetto quelli verso l’Inail) per i primi 36 mesi di attività per tutti i nuovi contratti «a tempo indeterminato» stipulati a partire dal 2015 e in forma ridotta anche agli assunti nel 2016 e nel 2017. Gli oneri del datore di lavoro vengono fiscalizzati e il pagamento dei contributi dei lavoratori è a carico della fiscalità generale. I lavoratori non ricevono alcun vantaggio in busta paga, dato che i contributi a loro carico non sono stati ridotti. Il valore degli sgravi è pari a circa il 31% della retribuzione lorda, fino a uno sgravio annuo massimo di 8.060 euro.

 

Non è prevista alcuna condizionalità: se al termine (o durante) il periodo di sgravio il lavoratore viene licenziato, l’impresa non deve restituire alcunché. L’incentivo rappresenta un sostegno finanziario alle imprese ed è alla base dell'esplosione del numero di contratti a tempo indeterminato e di trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato del dicembre 2015, ultimo mese in cui si poteva usufruire della decontribuzione totale. Una ripresa «drogata», quindi, dalla decontribuzione. I dati parlano chiaro: nel 2015 i contratti che hanno beneficiato dello sgravio, incluse le trasformazioni di rapporti a termine, sono stati 1.547.935, di cui un quarto (379.243) nel solo mese di dicembre. Il governo con la Legge di stabilità 2015 ha stanziato 11,8 miliardi per il triennio 2015-2017 (1.886 milioni di euro per il 2015, 4.885 per il 2016 e 5.030 per il 2017, a cui vanno aggiunti i costi da corrispondere tra il 2018 e il 2019 non ancora stanziati), stimando in fase di programmazione un aumento di contratti a tempo indeterminato pari a circa un milione. In realtà il costo complessivo nel triennio dipende non solo dal numero di contratti stipulati, ma dalla loro durata, tipologia e dall'entità delle retribuzioni lorde.

Non tutti questi dati sono già disponibili, ma sfruttando l’informazione sul numero di contratti stipulati nel 2015, il costo di competenza per le casse dello Stato, al lordo delle maggiori entrate ires, per questo primo anno ammonta a 3,422 miliardi. Se tutti i contratti durassero per l’intero periodo di fruizione dell’esonero (36 mesi, come auspicato dal governo), il costo complessivo della misura ammonterebbe a circa 22,6 miliardi di euro. Tuttavia, considerando che i contributi fiscalizzati non sono più deducibili dal costo del lavoro, il gettito pubblico aumenterebbe per le maggiori entrate dovute ai versamenti ires, riducendo in parte l’onere per il bilancio pubblico. Di conseguenza, il costo netto di competenza per il 2015 della decontribuzione ammonterebbe a 2,5 miliardi (con aliquota ires pari al 27,5%). Per l’intero triennio, periodo di durata dello sgravio, invece il costo netto sarebbe pari a 16,950 miliardi, 5,6 miliardi l'anno.

Tuttavia, come noto, spesso i contratti di lavoro non durano neppure tre anni. Dai dati del ministero del Lavoro emerge che il 41% dei contratti trasformati da tempo determinato a tempo indeterminato fra il 2012 e il 2014 sono cessati entro i tre anni. In particolare, il 13% è cessato entro il p r i m o anno, il 17,7% entro il secondo e il 10,3% entro il terzo anno.

Usando questa informazione per calcolare la durata delle «trasformazioni» e continuando a ipotizzare (o sperare) che le assunzioni a tempo indeterminato durino almeno 36 mesi, si nota che il costo per il bilancio dello Stato ammonta a oltre 18 miliardi di euro al loro dell’ires. Sulla base degli scenari di costo qui delineati è allora possibile stimare quanto sia costato alla collettività ogni nuovo posto di lavoro «a tempo indeterminato » creato nel 2015, dividendo il costo totale della decontribuzione per il numero di nuovi lavoratori a tutele crescenti. In base ai dati Istat emerge che la variazione dell’occupazione permanente tra dicembre 2015 e lo stesso mese dell’anno precedente è pari a 225.000 unità.

Se i nuovi contratti che hanno beneficiato dell’esonero contributivo nel 2015 avranno una durata di almeno 36 mesi, il costo per singolo occupato in più su tutto il periodo al lordo dell’ires risulterà essere pari a 100.000 euro, mentre diminuirebbe a 75.000 (25.000 euro l'anno) al netto dell’ires. Considerando come incremento occupazionale la differenza tra la media degli occupati nel 2015 e quella relativa al 2014, emerge che l’aumento è pari a 114.000 occupati a tempo indeterminato in più. In questo caso, il costo per singolo occupato in più raddoppia rispetto all’ipotesi precedente e, per ogni anno di decontribuzione, risulta pari all’incirca a 50.000 euro (al netto dell'ires).

È questo il costo economico che la collettività dovrà sostenere, al lordo e al netto delle maggiori entrate dovute al versamento dell’ires da parte delle imprese, sempre che tutte le imprese o buona parte di esse li paghi. Un costo esorbitante considerando anche l’esiguo impatto sui livelli occupazionali.

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