Domenica, 20 Gennaio 2019 | 08 :42:29

Rls in Fca-Cnh: la verità dell’urna

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Un voto contro il modello Marchionne; o, se la si vuole leggere in positivo, un voto a favore di chi a quel modello si è opposto.

In tutti i casi, un voto vero. Il risultato delle liste Fiom alle elezioni per gli Rls in Fca-Cnh – primo sindacato con il 35,6% a due terzi del voto – sorprende anche i più ottimisti tra i dirigenti dei metalmeccanici della Cgil, premia l'impegno e la coerenza di un punto di vista, ma manda soprattutto un messaggio di carattere generale sullo stato delle relazioni capitale-lavoro e sulle condizioni di quest'ultimo negli stabilimenti ex Fiat. Una forte critica alle politiche aziendali e un campanello d'allarme che il mangement di Marchionne farebbe bene a non sottovalutare.

 

A partire dalla gestione delle relazioni sindacali (si può «far funzionare» una fabbrica escludendo il sindacato più rappresentativo?, ignorando l'opinione di un dipendente su tre?) fino all'organizzazione stessa della produzione, del lavoro e del consenso (quanto pesa il Wcm sulla vita delle persone? la prolifreazione dei team leader non è un maschera che nasconde il disagio e le contraddizioni del ciclo produttrivo, allunga nuovamente la catenala gerarchica e alimenta clientele d'officina?).

Di più: se al risultato del voto per gli Rls in Fca-Cnh si aggiunge quello per le Rsu nelle altre aziende metalmeccaniche, si possono scorgere tendenze ancor più generali sullo stato della rappresentanza e delle relazioni sociali. Tantopiù se è vero – come è vero – che il modello Marchionne si propone come il futuro per le relazioni industriali.

La considerazione più semplice ci dice che quando la conflittualità cala o non riesce a esprimersi (per paura, per rapporti di forza sfavorevoli, per sfiducia) il disagio e la critica allo stato di cose presenti non scompaiono ma – se possono - imboccano la strada della delega «elettorale» - almeno finché i problemi sono chiari e si individua un soggetto che possa rappresentarli credibilmente, cosa che non avviene, o avviene sempre meno, nelle elezioni amminustrattive e politiche. Non potendo esercitare una critica diretta si delega chi si ritiene abbia ancora la forza, la voglia e la possibilità di criticare e provare a cambiare la situazione.

Un po' come avviene per la democrazia, che – come recita un antico principio di stampo radicale - «è la pratica per cui il popolo, quando non può agire per proprio conto, lo fa attraverso dei suoi delegati». Il voto alla Fiom, nel caso delle elezioni Rls – e, forse, anche per buona parte del voto per le Rsu – è, contemporaneamente, sia una delega in positivo (il riconoscimento di un ruolo possibile) che in negativo (la critica all'azienda e ai suoi metodi). Si cerca forza nelle urne anche per compensare la debolezza in fabbrica: è significativo che in stabilimenti dove sono falliti scioperi sulle condizioni di lavoro e sulla turnistica, su quegli stessi contenuti la Fiom abbia fatto il pieno dei voti. Considerazioni di carattere generale a parte – su cui sarà bene riflettere – resta la realtà dei numeri; per loro natura un po' crudi e freddi, ma potenzialemnte ricchi d'indicazioni. Proviamo a vederle. Il dato generale parla di una buona partecipazione al voto. Negli stabilimenti italiani di Fca e Cnh si è iniziato a votare per i rappresentanti alla sicurezza il 19 maggio, nello stabilimento Cnh di Modena. Prima della sosta agostana (l'ultimo voto il 24 luglio, Iveco di Suzzara) sono stati coinvolti 52.230 dipendenti – 32.833 operai, 19.497 impiegati -, superando i due terzi del totale dei lavoratori del gruppo. La partecipazione è stata alta: hanno votato in 36.617, il 70,1%, a dimostrazione di un forte interesse, determinato sia dalla posta in gioco (la sicurezza e le condizioni di lavoro, molto sentite in fabbriche sottoposte a grandi stress produttivi), sia dal contesto «sindacale-politico» (queste sono le uniche elezioni in cui - viste le conseguenze dell'accordo separato – ci si può espirmere liberamente scegliendo tra tutte le sigle sindacali,). Elezioni «attese», quindi, partecipate e perciò significative. Al punto da generare campagne elettorali parecchio intense, cui – a suo modo – ha preso parte anche l'azienda, con «suggerimenti» e propaganda più o meno espliciti.

L'esito complessivo è questo: Fiom 12.838 voti (35,8%), Fim 7.375 (20,6%), Uilm 6.022 (16,8%), Fismic 5.542 (15,5%), Associazione quadri e capi Fiat 3.154 (8,8%), Uglm 908 (2,5%). Che determina questa suddivisione di delegati eletti: Fiom 82, Fim 42, Uilm 30, Fismic 26, Aqcf 16, Uglm 5. In sostanza, gli aridi numeri parlano di una netta prevalenza della Fiom: primo sindacato in 27 stabilimenti su 43 – supera il 50% e ha la maggioranza assoluta in 12 siti – è al secondo posto in altri 11.

Scomponendo per gruppi il risultato scopriamo che in Fca-auto la partecipazione dei lavoratori è stata mediamente più alta che in Cnh e Magneti Marelli, 25.907 votanti su 35.193 dipendenti, cioè il 73,6% degli aventi diritto; in Cnh la partecipazione «scendeı al 63,6% e in Magneti Marelli al 60%. Anche in Fca-auto la Fiom prevale sulle altre sigle con 8.061 voti, pari al 31,8% e sui 24 stabilimenti in cui si è votato è al primo posto in 13; tra essi le fabbriche motori di Termoli, Pratola Serra e Ferrara, la Ferrari di Maranello, lo stabilmento di Atessa val di Sangro, la Comau di Grugliasco e Mirafiori Powertrain per citare i siti più importanti. In Cnh la Fiom ottiene complessivamente 3.339 voti, pari al 41,2% ed è il primo sindacato in 8 stabilimenti su 12, tra i quali i tre più importanti, le Iveco di Torino, Brescia e Suzzara. Negli stabilimenti Magneti Marelli, infine, la Fiom ha la maggioranza assoluta (59,5%) raccogliendo 2.452 voti su 4.111 e vince in sei stabilimenti su sette.

Anche l'analisi della compoisizione professionale del voto riserva un certo interesse e anche qualche sorpresa. È vero che la Fiom si conferma un sindacato prevalentemente operaio ma il suo peso tra gli impiegati è in crescita e in qualche caso stupisce diventando maggioranza. Sui 28 stabilimenti a prevalenza (o totale presenza) operaia in cui si è votato finora la Fiom prevale in 23 casi; secondo un'analisi della Quinta Lega Fiom di Mirafiori, ad esempio, nel complesso degli stabilimenti torinesi di Fca la Fiom raccoglie il 43% del voto operaio.

Tra le cinque fabbriche «operaie» in cui la Fiom non prevale spicca Pomigliano, dove è solo quarta con il 15,7%. Il resto se lo sono spartito – quasi equamente – Fim, Uilm, Fismic, altrimenti chiamati «sindacati firmatari» dalla stessa azienda che ha giocato tutto il suo peso a loro favore. Clamorosi i filmati sul rilancio dello stabilimento e il ruolo giocato in esso da Fim, Uilm e Fismic messi in onda a ripetizione sui display lungo le postazioni di lavoro; altrettanto «pesanti» le continue allusioni dei capi alle possibili ripercussioni del voto per gli Rls sul futuro dello stabilimento: la realtà è che a Pomigliano non è mai cessato lo scontro avviato con il referendum aziendale dell'estate 2010 e l'accordo separato, la discriminazione contro la Fiom e i suoi delegati sono pratica quotidiana e la cassa integarzione è, insieme, una realtà e una minaccia costante. Il caso-Pomigliano, infine, meriterebbe di essere studiato a fondo, anche in prospettiva futura, perché vi si sta sperimentando concretamente il modello del «sindacato unico» che ogni tanto emerge nei discorsi di Sergio Marchionne come in quelli di Matteo Renzi.

Tornando all'analisi del voto per gli Rls, se sui 16 stabilimenjti in cui la Fiom non è il primo sindacato ben 11 sono prevalentemente (o completamente) composti da impiegati, va anche notato che la Fiom prevale alla Comau di Grugliasco, alla costruzione stampi di Mirafiori e alla Magneti Marelli (ex Weber) di Bologna, tutti stabilmenti in cui ci sono più impiegati che operai e che agli Enti centrali di Mirafiori i metalmeccanici della Cgil raccolgono il 26,3% dei voti, secondi solo all'Assoquadri e capi Fiat (che lì gioca in casa con il 46,5%), staccando di parecchie lunghezze Fim, Uilm e Fismic. Che, complessivamente, possono vantare pochi successi: la Fim vince solo a Pomigliano e alla piccole Officine Brennero di Trento, mentre va parecchio male negli stabilimenti del nord, in particolare nell'area torinese, dove quasi scompare (come agli Enti centrali e alla Powertrain di Mirafiori, dove raccoglie dal 6 al 9%); anche la Uilm è il primo sindacato in soli due stabilimenti e seconda per una manciata di voti a Pomigliano; il Fismic prevale in due situazioni di Torino (costruzione sperimentali e logistica di Mirafiori), mentre Assoquadri si presenta e raccoglie consensi esclusivamente dove è preponderante la presenza di impiegati e quadri. Infine, in un'ipotetica gara tutta confederale,  mettendo a confronto i dati di Fim, Fiom, Uilm, il risultato sarebbe questo: Fiom 48,93%, Fim 28,11%, Uilm 22,95%.

Tra qualche giorno si riprenderà a votare. Melfi, Cassino, carrozzerie di Mirafiori e Maserati di Grugliasco sono gli stabilimenti più importanti: vedremo se la tendenza che finora indica la Fiom come il sindacato più rappresentativo in Fca-Cnh verrà confermata o modificata.

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