Domenica, 18 Agosto 2019 | 15 :07:08

Contrattando 8/2013

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Due rappresentanti alla Fiom, due alla Fim e altrettanti alla Uilm. È composto così, con un tripartizione paritaria, la Rsu nello stabilimento Fiamm-Siapra di Avezzano, importante azienda del territorio marsicano e dell’intera provincia aquilana (le elezioni si sono svolte il 24 aprile). Ma se si vanno a leggere le percentuali la situazione è ben diversa. Su 294 lavoratori votanti la Fiom ha ottenuto 124 voti (42,61%), la Uilm 104 (35,74%), il Fismic 37 (12,71%) e la Fim 26 (8,93%). Nonostante ciò, grazie a un meccanismo che vede l'esclusione della Fiom nell’assegnazione di un terzo dei rappresentanti , si arriva al paradossale e ben poco democratico risultato che coloro che hanno perso nettamente le elezioni si trovano ad avere lo stesso numero di rappresentanti sindacali. Una ulteriore conferma dell'urgenza di far entrare le regole della democrazia nelle norme che definiscono la rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro.

 

Positivo il risultato nelle elezioni per il rinnovo di Rsu e Rls della sede di Roma dell'Ibm. La Fiom ha ottenuto il 70,12% dei consensi nella elezione della Rsu ed è arrivata ad ottenere il 71,21% nella composizione della Rls (4 seggi su 6).

Presidio unitario dei sindacati metalmeccanici e dei lavoratori Agile ex Eutelia di fronte al ministero dello Sviluppo economico martedì 14 maggio per protestare contro la procedura di licenziamento di 988 lavoratori avviata da parte dei commissari in violazione dell'accordo sottoscritto dalle parti nel febbraio 2012. È quanto si legge in un comunicato sindacale unitario del 2 maggio che denuncia inoltre il ritardo nella richiesta di cassa integrazione al ministero del Lavoro nonché il drammatico ritardo nell'attuazione e nel rispetto del piano industriale.

Il 2 maggio presso la sede dell’assessorato del lavoro della Regione Piemonte si è svolto un incontro tra la Fiat e le organizzazioni sindacali. La Fiat ha chiesto di cambiare la causale per la cassa integrazione a Mirafiori, già in atto da tempo, passando dalla tipologia «ristrutturazione » a quello «riorganizzazione ». In questo modo, verrebbe meno l'obbligo di investimenti su nuovi prodotti e l'azienda si troverebbe ad avere le mani libere sulla ridefinizione del piano industriale. Il futuro di Mirafiori resta dunque avvolto nellanebbia. «Inoltre – ha dichiarato Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, rimane la preoccupazione sul fatto che l'ipotizzato polo torinese del lusso, che oltre a Mirafiori comprende le produzioniavviate nello stabilimento Maserati di Grugliasco (ex Bertone), possa assorbire tutti i lavoratori torinesi dell'auto». Per queste ragioni, la Fiom chiede formalmente che si apra un confronto presso il ministero del Lavoro sulla tipologia di cassa integrazione da corrispondere alle richieste della Fiat.

Raggiunto un accordo tra sindacati e direzione di Engineering.it sull'armonizzazione del  trattamento dei lavoratori dell'azienda con quello degli altri lavoratori del gruppo. Dopo alcuni mesi di trattativa, seguiti alla disdetta di tutti i precedenti accordi da parte dell'azienda, è stata sottoscritta un'intesa che, come viene scritto in un comunicato sindacale del 7 maggio,  «salvaguarda la maggior parte degli istituti contrattuali e che per alcuni aspetti è nettamente migliorativa perché estende anche al personale di Engineering.it i trattamenti del Gruppo Engineering». L'ipotesi verrà discussa dai lavoratori e sottoposta a referendum. Punti principali dell'ipotesi di accordo: indennità di trasferta e di fuori sede, estensione a tutti i dipendenti Engineering.it del premio di risultato dei lavoratori del Gruppo Engineering , integrazione per maternità, mantenimento del contributo per i testi scolastici dei figli, mantenimento del fondo sanitario integrativo, flessibilità sugli orari di ingresso e di uscita.

Mobilitazione di tutti i lavoratori della Sirti. Il 6  maggio i sindacati, il coordinamento e l'azienda si sono incontrati presso il ministero del Lavoro. Posizioni distanti su come affrontare la crisi  produttiva e occupazionale. Il sindacato ha chiesto di utilizzare i contratti di solidarietà per tutti i lavoratori in eccesso mentre la Sirti intende richiedere la Cigs in deroga per 249 lavoratori e i contratti di solidarietà per 252 addetti . Il ministero, come mediazione, propone di fare ricorso contestualmente alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà e contemporaneamente avviare tutte le verifiche per cercare di estendere il più possibile i contratti di solidarietà. I sindacati hanno dichiarato la propria disponibilità nel verificare questo tipo di soluzione, avendo come obiettivo prioritario quello di evitare tagli all'occupazione. L'azienda si è opposta anche a questa mediazione ministeriale e, per questa ragione, i sindacati hanno deciso di dichiarare lo stato di mobilitazione (blocco degli straordinari e della reperibilità) e hanno indetto uno sciopero per il 10 maggio.

Il Coordinamento Fiom Fincantieri ( comunicato del 9 maggio) ritiene che non sia affatto chiara la strategia industriale con cui la direzione della Fincantieri intende affrontare la crisi del settore. La direzionedel gruppo cantieristico non fornisce linee di politica industriali che facciano ben sperare sul mantenimento dell'integrità del gruppo e, contemporaneamente, sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. Nel mese di marzo la Fiom aveva richiesto un confronto sulle strategie complessive e aveva sollecitato la definizione di un accordo ponte in attesa della scadenza del contratto integrativo aziendale. La Fiom torna a rilanciare questa richiesta per un confronto sul modello produttivo e ritiene che sia fondamentale che il Governo torni a occuparsi del settore aprendo un tavolo di discussione permanente sul settore. Un primo appuntamento di mobilitazione per realizzare questi obiettivi sarà la partecipazione massiccia alla manifestazione del
18 maggio prossimo, organizzata dalla Fiom.

Gravissima la situazione alla Berco, componentistica per i mezzi pesanti. L'azienda del gruppo ThyssenKrupp ha aperto unilateralmente la procedura di mobilità per 611 lavoratori (per i quali è scaduta la cassa integrazione il 30 aprile scorso) e per la chiusura degli stabilimenti di Busano Canavese (Torino) e di Copparo (Ferrara). Il gruppo Berco, o meglio i tedeschi della Thyssen, aveva già annunciato ad agosto l'intenzione di chiudere, o al massimo di cercare un compratore per le attività italiane. Molto preoccupati anche al ministero dello Sviluppo economico che in una nota ribadisce «che la disponibilità al confronto è massima, ma i problemi occupazionali vanno affrontati con gli ammortizzatori sociali conservativi (quindi senza la chiusura di alcun impianto) e che il piano di ristrutturazione deve essere condiviso, anche dall'acquirente». Il sindacato ha proclamato 16 ore di sciopero per tutto il gruppo, che con i suoi duemila addetti in Italia, considerando anche il sito di Castelfranco Veneto (Tv), è una realtà industriale importante. «La decisione della Thyssen è uno schiaffo dei tedeschi al governo italiano – ha dichiarato Fabrizio Bellino della Fiom di Ivrea – è un fatto estremamente grave a cui il governo deve rispondere». Il tempo stringe. Si aspetta la convocazione al più presto del tavolo ministeriale e un accordo va trovato prima del 24 luglio, giorno in cui scatteranno gli esuberi. La protesta dei lavoratori si farà sentire a Roma ma, se ne sta discutendo, anche ad Essen in Germania, sede del quartier generale Thyssen Krupp.

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