Martedì, 21 Febbraio 2017 | 22 :23:51

Nostra alleata Costituzione

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Nel prossimo referendum non è in gioco il destino di un leader politico, di un partito o di un governo. È in gioco qualcosa di più profondo e decisivo, la nostra Costituzione, i suoi princìpi, i suoi valori, la possibilità – mai realizzata pienamente – che venga attuata e praticata per diventare davvero la legge fondamentale del nostro paese, quella che garantisce a tutti i cittadini uguali diritti e doveri.

Basterebbe questo per dire no al tentativo di cambiare la nostra Carta fondamentale truffando sul bisogno di rinnovamento e di pulizia che il paese esprime da anni e che qui, invece, viene deformato e utilizzato per colpire e restringere la democrazia.

 

Perché la riforma proposta non rende più trasparente, meno costosa ed efficiente la macchina dello Stato ma restringe la partecipazione decisionale dei cittadini concentrando il potere nelle mani di pochissimi.

Ma per noi, che siamo un sindacato il cui compito è rappresentare e tutelare le persone che per vivere devono lavorare, per noi che dobbiamno proporci di aumentare il potere dei lavoratrori e la loro partecipazione alla vita pubblica – a partire da quella sua parte che più ne determina la condizione e la vita, cioè il lavoro –, per noi ci sono tanti buoni motivi in più per bocciare la riforma costituzionale, per votare no il prossimo 4 dicembre.

A partire dall'articolo uno della Costituzione, il più conosciuto, mille volte ripetuto e milioni di volte disatteso nelle decisioni politiche, nelle manovre economiche, nel mercato (parola che in sé già ne contraddice il senso) del lavoro, nella vita quotidiana in fabbriche e uffici.

Perché quell'articolo uno dovrebbe vivere e tardursi in tutti gli atti della vita pubblica e mai essere ridotto a trascrizione lapidaria; mentre è proprio quest'ultima cosa che si sta facendo con una riscrittura della Costituzione che apparentemente lascia intatti i princìpi dei primi 11 articoli della Carta («le basi fondamentali non le tocchiamo» argomentano i «riformatori ») per poi smantellare l'edificio di leggi e regole che avrebbe dovuto trasformare in fatti quei valori.

Questo accade con un Senato non elettivo, con una Camera che – secondo la legge elettorale che accompagna la riforma costituzionale – sarà formata in gran parte da «nominati» dei vertici di partito; provocando una concentrazione di poteri nelle mani del governo come mai prima d'ora.

E, in questi ultimi anni, abbiamo visto cosa hanno fatto i governi: a proposito di «Repubblica fondata sul lavoro» sono andati in direzione opposta, sono stati gli esecutori di ricette liberiste che hanno peggiorato le condizioni di chi lavora, allontanato l'età della pensione e tagliato le prestazioni previdenziali, colpito il welfare, attaccato la contrattrazione collettiva e le libertà sindacali. Così hanno agito la maggior parte dei governi europei e tutti quelli italiani degli ultimi vent'anni, assecondando o persino favorendo i disegni delle imprese e della finanza; trovando, da noi, come principale argine proprio la Costituzione e i suoi organismi di garanzia, in primo luogo la Corte costituzionale.

Si pensi alla vicenda Fiat, con la riduzione dei diritti e i lavoratori costretti a subire il ricatto di proprietà e manager che impongono nuove e peggiori condizioni di lavoro «altrimenti chiudiamo la fabbrica», con le discriminazioni sindacali e la Fiom esclusa dalle trattative e persino cacciata dagli stabilimenti diventati più «proprietà privata» che luogo di lavoro: ed è stata proprio una sentenza della Corte costituzionale che, applicando la Carta fondamentale della Repubblica, ci ha permesso di rientrare nelle fabbriche Fiat – ormai Fca – per poter rappresentare i diritti e la condizione dei lavoratori.

Si pensi ai licenziamenti senza giusta causa permessi dal Jobs Act che abbiamo combatto con la Costituzione in mano: facendoci forti dei suoi dettami, abbiamo potuto contrastare quelle ingiuste cause nei luoghi di lavoro e nei tribunali.

Ma si pensi a ogni momento della nostra vita lavorativa e sindacale, agli strumenti e alle ispirazioni – anche etiche e morali – che la Costituzione ci dà per poter far valere diritti e combattere abusi nelle vertenze piccole o grandi che scandiscono i rapporti tra i lavoratori e le imprese. E, questo, solo per parlare delle iniziative «di contrasto», delle «resistenze». Mentre c'è tutto un mondo da conquistare nell'applicazione in positivo della Costituzione.

Nelle politiche economiche che dovrebbero favorire il lavoro e non le speculazioni; nel diritto all'occupazione e a un lavoro non solo dignitoso ma anche «buono» che garantisca qualcosa di più della sopravvivenza materiale, la gratificazione esistenziuale delle persone; nel diritto alla formazione e allo studio, alla crescita personale che non posono essere subalterne al mercato o ridotte a sua parte; nella tutela delle dignità essenziali di tutte le persone cui vanno garantiti un reddito, assistenza e servizi a prescindere dalla loro condizione sociale; nella difesa della salute di ciascuno e dell'ambiente di tutti (dentro e fuori il lavoro), perché di lavoro non si può morire né ammalarsi, perché il mondo e il paese in cui viviamo vanno consegnati intatti e integri a chi verrà dopo di noi.

Questi – e non solo questi – sono obiettivi che la Costituzione indica come prioritari e che dovrebbero essere attuati, non accantonati smantellando il testo che li afferma.

Questi sono gli indirizzi che ne fanno il miglior alleato che un lavoratore possa avere, un patrimonio da mettere in comune e far vivere insieme. La Fiom si è sempre opposta alla revisione che il governo ha fatto votare al Parlamento e abbiamo condiviso fin dall'inizio le ragioni dei comitati per la difesa della Costituzione.

Così come ora, non per pigrizia o spirito di conservazione, vogliamo tutelare la Costituzione nel referendum del 4 dicembre. Votando No diciamo una cosa semplice e chiara: «attuatela». Ponendo le premesse per un altro referendum che – in piena continuità con il dettato costituzionale – in primavera proporrà di abolire la scandalosa precarietà dei voucher, mettere sotto controllo la vergogna degli appalti, ripristinare ed estendere i diritti dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. In quel cao sarà un Sì: alla libertà e alla dignità del lavoro.

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