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QUANTI SIAMO, DOVE LAVORIAMO, CHI RAPPRESENTIAMO, COME LA PENSIAMO. LA NOSTRA CARTA D’IDENTITÀ IN CIFRE E PAROLE

La Fiom è nata 115 anni fa. È la più antica organizzazione di rappresentanza sociale o politica tra quelle in vita nel nostro paese. In tutti questi anni è cambiata molto, seguendo le trasformazioni della società e del lavoro. Non l'avesse fatto sarebbe morta o rinsecchita; se lo avesse fatto adeguandosi alla corrente sarebbe morta dentro o persa nel vuoto. Invece lo ha fatto, nei momenti belli e in quelli brutti; e lo ha fatto mantenendo i principi originari e la ragione sociale per cui è nata, rappresentare gli interessi dei lavoratori di fronte al predominio dell'impresa, unirli per costruire la giustizia sociale. Il cambiamento è il senso della vita, anche se i frutti non sono sempre positivi. A volte ti arrivano addosso come macigni. Negli ultimi due decenni la Fiom ha dovuto affrontare stravolgimenti radicali del mondo, dell'organizzazione del lavoro e delle sue leggi, perfino del suo senso e della sua percezione nella vita delle persone.

 

Per non andare troppo indietro nel tempo, dal 2010 a oggi – mentre da tempo la globalizzazione disperdeva il lavoro e il liberismo ne frantumava diritti e ruolo politico – la Fiom ha dovuto misurarsi con una serie di attacchi al ruolo stesso del sindacato, mentre una crisi economica senza precedenti mordeva la condizione materiale delle persone che per vivere devono lavorare: dallo scontro alla Fiat ai contratti separati, da leggi che hanno reso derogabile la contrattazione a quelle che hanno smantellato lo Statuto dei lavoratori e allargato la precarietà a tutti, fino al tentativo di rendere irrilevante il contratto nazionale di lavoro. Detto in due parole, volevano cancellarci.

Possiamo dire che non ci sono riusciti. Che in questi anni di scontri – e nonostante tanti tentativi di isolamento anche dentro il sindacato – la rappresentatività e il ruolo pubblico della Fiom sono cresciuti. Nelle elezioni per le Rsu, dove siamo la maggioranza, spesso assoluta; nel peso della sua presenza sui territori e nel rapporto con i movimenti e le nuove forme del lavoro ancora prive di rappresentanza; nella percentuale di sindacalizzazione della categoria che cresce nonostante la crisi e i tanti iscritti che perdono il posto di lavoro e con esso la nostra tessera. Possiamo dire che nel pieno di un marasma economico, sociale, nella crisi della rappresentanza politica, della democrazia e delle culture su cui era cresciuto il movimento operaio europeo, in mezzo a tutto questo, centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici ci chiedono di rappresentare i loro interessi, di organizzarli e ogni mese destinano alla Fiom l'1% dei loro – magri – salari e tante ore della loro – complicata – vita.

Possiamo dire che tutto va bene e i pericoli sono scampati? Che è passata la nottata e il futuro ci sorride? Non proprio, perché gli attacchi di questi anni non sono affatto conclusi e sia le imprese che il governo hanno intenzione di proseguirli, magari intensificandoli: e perché niente tornerà come prima, le trasformazioni avvenute e in corso hanno carattere strutturale, il lavoro è sempre di più il luogo della selezione sociale attraverso cui si distribuiscono ricchezze e povertà. Per questo dobbiamo continuare ad affrontare la trasformazione con intelligenza, radicalità e determinazione; a partire dalla conoscenza di ciò che sta dentro e attorno a noi. Per questo offriamo in queste pagine alcuni dati sulla nostra categoria, sulla sua rappresentanza sindacale, sulla Fiom, i suoi delegati e il suo gruppo dirigente. Sono il frutto di inchieste e analisi che ci serviranno per il nostro lavoro di oggi e domani, ma che crediamo possano servire anche fuori da noi, a tutta la Cgil e a tutto il mondo sindacale. Lo scopo è semplice quanto impegnativo: sperimentare la trasformazione, nostra e del mondo.

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