Domenica, 15 Settembre 2019 | 08 :06:16

Dal Messico al Friuli, scoprendo la realtà dal basso

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L'emergenza umanitaria dei profughi che scappano da guerre e dittature ha riportato il tema degli immigrati al centro del dibattito in Europa e nei singoli paesi dell'Unione. Quanto le nostre società siano sensibili a questo argomento lo dimostra il risultato delle recenti elezioni in Svizzera in cui hanno prevalso le forze politiche con posizioni che rasentano la xenofobia.

Purtroppo anche nel nostro paese c'è chi cavalca il dramma dei profughi e dei rifugiati equiparandoli tout-court ai clandestini da espellere. L'elemento che accomuna queste persone è la ricerca di un luogo dove i loro diritti fondamentali siano riconosciuti.

 

Vivere in sicurezza, in libertà e con mezzi economici adeguati per un'esistenza dignitosa è un'aspirazione di tutti i popoli senza distinzione di razza, lingua o religione. Nella storia milioni di italiani hanno cercato un futuro migliore emigrando in altre nazioni europee o in paesi più lontani come Canada, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Australia, per citarne alcuni. A me che vivo e lavoro in Friuli ha sempre fatto impressione il fatto che ci siano più friulani all'estero che in Italia. Sono arrivato dal Messico quasi trent'anni fa con il desiderio di costruire un futuro diverso per la mia vita. Devo dire che allora il contesto sociale era completamente diverso e d'immigrazione si parlava pochissimo. La mia prima esperienza lavorativa in Italia è stata in una cooperativa sociale che offriva occupazione a ragazzi con problemi di tossicodipendenza, carcerati in semilibertà e Rom. Facevamo lavori di utilità sociale, pulizia delle strade, tombini, giardinaggio del verde pubblico, ecc. Il contatto quotidiano con i miei compagni di lavoro e la condivisione del loro vissuto mi diede subito una chiave di lettura della realtà che andava aldilà del solito pregiudizio: la società la capisci solo se la guardi dal basso e sei stato in mezzo alla gente che è in difficoltà.

Sono diventato metalmeccanico quando un'azienda del territorio cercava un impiegato da inserire nella sua struttura commerciale per potenziare il mercato estero. Nel frattempo mi è stata concessa la cittadinanza italiana e ricordo ancora con emozione il momento in cui giurai fedeltà alla Costituzione repubblicana nelle mani del sindaco del mio paese. Da quel momento mi sono identificato con le aspirazioni dei padri costituenti e la loro visione di una società giusta in cui l'unica fonte di dignità è il lavoro. Alcuni anni fa i miei colleghi mi chiesero di candidarmi nella lista Fiom come membro della Rsu e da allora sono delegato sindacale. Dopo un lungo periodo in cui viaggiavo spesso alla ricerca di nuovi mercati per i nostri prodotti, il fatto di occuparmi delle condizioni di vita e di lavoro dei miei colleghi segnò un cambiamento significativo nel mio modo di stare in azienda e di rapportarmi con loro, in particolare con gli addetti alla produzione. Fare il delegato richiede impegno e comporta inevitabilmente anche la gestione di conflitti, ma ho visto con grande soddisfazione che il consenso verso la nostra organizzazione è cresciuto a tal punto che la nostra Rsu è 100% Fiom.

La mia esperienza personale in fabbrica sulla realtà dell'immigrazione è che il lavoro unifica ciò che alcuni settori della società cercano di dividere, magari per semplice tornaconto elettorale. Lavorare ed essere a contatto ogni giorno con persone di diversa provenienza ci fa toccare con mano la realtà del mondo come uno spazio unico e globale. Nostro compito è proteggere i diritti conquistati in passato per tutti senza distinzione tra italiani e stranieri e reagire ai tentativi di aggressione che giungono da più parti al mondo del lavoro.

La presenza crescente di immigrati nella nostra società (in Friuli circa il 10%), rappresenta una sfida per tutti noi, in primo luogo culturale. La convivenza di persone con origini, religione e abitudini diverse certamente non è facile, ma bisogna rendersi conto anche che senza l'immigrazione il sistema sociale non sarebbe sostenibile a lungo termine in virtù del calo demografico in quasi tutti i paesi europei. Fare di ogni profugo un lavoratore con pari dignità e diritti rispetto ai cittadini europei è la miglior risposta che possiamo dare alle forze xenofobe che imperversano in questo momento.

*Rsu Fiom, Maddalena spa

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