Domenica, 15 Settembre 2019 | 11 :58:29

Installazioni telefoniche, il passato è in linea

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Il settore delle installazioni telefoniche offre uno spaccato di quanto la crisi economico-finanziaria abbia drasticamente ridimensionato le prospettive di uno dei settori che, prima del 2008, veniva considerato come un settore di punta dell'economia. Gli errori strategici, a partire dalla privatizzazione di Telecom Italia, avevano già in buona parte tenuto il livello di investimenti in tecnologia e sviluppo molto basso. Del resto anche nel rapporto Agcom 2008 si definisce che «nel campo delle comunicazioni elettroniche, come in quello dell’energia, dello smaltimento dei rifiuti, dell’alta velocità ferroviaria, delle metropolitane e altri, dobbiamo deciderci a decidere: o stiamo al passo coi tempi o l’involuzione ci aspetta dietro l’angolo».

 

Lo stesso piano del governo sulla banda larga e ultra larga stenta ancora ad avere una definizione chiara (a oggi è stato rinviato il decreto Comunicazioni) soprattutto nel merito di chi si occuperà della gestione dell'ambizioso piano, sul quale pendono pesanti perplessità da parte della Commissione europea in merito agli investimenti pubblici, oltre a problemi sulla copertura finanziaria degli incentivi fiscali previsti per gli scavi per la posa della fibra ottica. La confusione è accentuata, oltretutto, anche dal governo che sta giocando su vari tavoli per l'attuazione del piano coinvolgendo anche aziende come Enel per l'utilizzo dei tralicci aerei per la posa dei cavi in fibra che determinerebbe uno sconto ulteriore sugli investimenti previsti per la posa in scavo nel territorio nazionale.

Va da sé, che tutte le aziende, come la Sirti, aspettano alla finestra per tentare di recuperare una boccata di ossigeno dopo anni di ammortizzatori sociali che nel settore, da un lato, hanno sopperito alla mancanza di commesse, dall'altro, in alcuni casi hanno realizzato la tenuta economica stessa delle aziende.

Non mancano e sono all'ordine del giorno le disdette di pezzi importanti di contrattazione di secondo livello, oltre alle richieste di «flessibilità» delle prestazioni in virtù di «ce lo chiede il mercato». Gli stessi problemi, in scala maggiore, sono stati via via affrontati anche da Alpitel, Mazzoni, Site, Icot, Ciet. Altre aziende, invece, come Sielte hanno «scelto» anche l'applicazione di un contratto nazionale diverso dal meccanico, senza però dare effettiva risoluzione ai loro problemi strutturali. Ma chi è, in realtà, che determina le scelte del mercato?

Tutte queste aziende, se tali si possono definire, hanno dovuto operare in una condizione di subalternità al mercato e agli operatori, Telecom Italia in particolare, senza una precisa autonomia e senza poter dare un contributo all'innovazione dei processi produttivi. Tutte hanno sofferto, e soffrono, di difficoltà di carattere finanziario e hanno ceduto sui livelli occupazionali. È paradossale il fatto che in costanza di volumi produttivi il contenimento dei costi si è scaricato esclusivamente sui lavoratori.

Bisogna tener conto anche che tutte le aziende del settore hanno una composizione occupazionale con età media avanzata alla quale bisogna dare una risposta sia di carattere previdenziale, con l'abbassamento dell'età pensionabile, sia su come affrontare processi di riqualificazione in sintonia con l'innovazione tecnologica che è in costante e rapida evoluzione.

Il combinato disposto tra la totale deregolamentazione negli appalti telefonici (e non solo) e la totale assenza di un piano di sviluppo del settore, hanno inciso pesantemente negli anni sulle condizioni delle aziende e sulla condizione dei lavoratori che si sono trovati, a causa della logica degli appalti al massimo ribasso, ad affrontare un'estenuante lotta di sopravvivenza e di competizione tra gli stessi lavoratori.

Di grandi aziende strutturate ormai ce n'è poca traccia, e comunque, come citato sopra, con pesanti problemi economici; avanzano invece sempre di più imprese medio-piccole dove le condizioni determinate dall'appalto, dal sub-appalto o sotto-appalto, corrono il rischio di offrire spazi sia a condizioni lavorative poco chiare e controllabili, sia a una pesante e rischiosa esposizione a infiltrazioni di tipo malavitoso in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni. Si renderebbe necessario, nel percorso del rinnovo del contratto nazionale, offrire una particolare attenzione al settore, per le sue specificità e caratteristiche, che determini maggiori vincoli sugli appalti e garantisca maggiori tutele occupazionali per i lavoratori.

*Delegato Fiom Sirti Verona

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