Domenica, 15 Settembre 2019 | 07 :48:31

DUCATI, LAMBORGHINI. Contrattare in un «altro mondo»

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Nel mondo dell'automotive e dei motori non c'è solo il modello Fiat a dettare i tempi delle relazioni industriali e dell'organizzazione del lavoro. E non serve andare in Germania o in Francia per trovare un'alternativa al metodo Marchionne.

Basta andare a Bologna, alla Ducati o alla Lamborghini, moto e automobili di grande marchio.

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La Ducati è entrata da poco nel mondo Volkswagen e due mesi fa ha concluso un accordo con i sindacati sulla «massima utilizzazione degli impianti», dizione che spesso porta con sé più turni e aumento dei ritmi di lavoro, magari in cambio di pochi spiccioli. Alla Ducati i lavoratori sono riusciti a evitare che tutto questo si trasformasse in maggiore fatica, minor tempo libero, scarse o nulle «compensazioni » economiche, perdita di capacità contrattuale. «La trattativa – dice Bruno Papignani, segretario regionale della Fiom – è stata lunga e complessa, ma alla fine l'intesa contiene punti molto innovativi e propone alcune sperimentazioni». L'accordo prevede scelte industriali discusse e condivise con sindacati e Rsu, il recupero in azienda delle esternalizzazioni fatte negli anni precedenti, un nuovo regime di orari e aumenti salariali.

Naturalmente quello dell'organizzazione e degli orari di lavoro è stato il nodo cruciale, visto che «l'azienda chiedeva – ricorda Papignani – una maggiore utlizzazione degli
impianti in cambio d'investimenti e nuove assunzioni, riservandosi la possibilità di utilizzare maggiormente gli stabilimenti che ha in Thailandia o Brasile». Il nuovo regime di orari proposto dall'azienda prevedeva anche il lavoro domenicale, suscitando parecchie contrarietà. Superate da uno schema di riduzione d'orario di lavoro che, a differenza del passato, non interviene sulla giornata
lavorativa ma sulla settimana lavorativa. Così l'accordo prevede turni giornalieri di 7 ore e mezzo con una rotazione settimanale che aumenta le giornate libere. «Tre giorni di lavoro seguiti da due liberi – spiega Papignani – oppure quattro di lavoro e tre
liberi». In sostanza ogni addetto lavora 28 ore la settimana, è presente in fabbrica 30 ore che sono pagate 40. Questo comporta un aumento retributivo di circa 2.000 euro l'anno, aggiuntivi al contratto nazionale.

Per quanto riguarda le domeniche, per ciascun lavoratore non potranno essere più di 20 l'anno. L'accordo prevede anche 13 assunzioni a tempo indeterminato. Per quanto riguarda il salario, Ducati voleva legarne una parte alla presenza. «Abbiamo detto no – ricorda Papignani – conquistando un aumento di 2.700 euro annui come premio di risultato uguale per tutti, più – in via sperimentale – dei premi collettivi per team legati al recupero di efficienza, cosa che ha suscitato una certa insofferenza nella gerarchia aziendale che dovrà discutere nei team con le commissioni sull'organizzazione del lavoro».

Ducati ha 1.090 dipendenti (di cui 180 iscritti Fiom), un centinaio dei quali lavora al reparto corse, vera elité del marchio bolognese. Tutti hanno seguito con grande attenzione – e anche apprensione – una trattativa che metteva in discussione i loro ritmi di vita e che entrava pesantemente nellagestione del loro tempo. Alla fine hanno approvato l'accordo con il 78% di sì. 

Bruna Rossetti è una delegata Fiom: «Il voto ha riguardato l'accordo nel suo complesso; sui turni e sulla domenica hanno votato
solo gli interessati e questa parte è passata con l'approvazione del 70%, ma dopo le prime sperimentazioni anche i più reticenti iniziano a vedere gli aspetti positivi dei nuovi turni. Non è facile cambiare il proprio ritmo di vita, pur con degli sconti di tempo e degli aumenti salariali. È anche un cambiamento culturale. Ma una volta preso il ritmo si riescono a fare cose che prima impossibili». Bruna ricorda quanto sia stato fondamentale affrontare la richiesta aziendale di maggior utilizzo degli impianti discutendo costantemente con i lavoratori «per capire se questi cambiamenti fossero accettabili, per capire i loro problemi. Nel merito sono stati importanti sia i 400 euro al mese che il tempo libero guadagnato». E il il Jobs act? «Abbiamo chiesto all'azienda di non applicarlo – risponde Bruna – Ducati ha preso tempo dicendo che la cosa andava riportata a livello di gruppo, ma per il momento le assunzioni fatte sono di vecchio tipo, a tempo indeterminato».

Dalle moto alle auto. Lo stabilimento Lamborghini è a Sant'Agata bolognese, ha 1.150 addetti. Qui le relazioni industriali sono ampiamente sperimentate: da sempre – anche grazie alle alte professionalità che il marchio di lusso porta con sé – azienda e sindacati si confrontano su tutto, dall'organizzazione del lavoro ai turni, il premio di produzione non è mai stato variabile e c'è  pure la quattrodicesima.

L'azienda ha annunciato la possibilità di aumentare la produzione portando a Bologna la produzione di un nuovo Suv – l'Ursus – che presuporrebbe un aumento dell'utilizzo degli impianti e 300 occupati in più. Ma la decisione è ancora in alto mare, gli amministratori del gruppo tedesco – che ad aprile ha conosciuto un terremoto al vertice con la «caduta» del presidente del gruppo, Ferdinand Piech – sono divisi tra la scelta italiana (per privilegiare marchio e qualità) e quella slovacca (per puntare sul minor costo del lavoro). Se Volkswagen vorrà davvero produrre a Sant'Agata il nuovo Suv – attualmente il Cayenne si produce a Bratislava – bisognerà ridefinire il sistema di orari. La Fiom – che qui ha più di 450 iscritti e 17 Rsu su 18 – ha presentato una piattaforma approvata dai lavoratori (98% di sì).

Giuseppe Amendola è un Rsu Fiom: «Il confronto sarà sull'organizzazione dell'orario di lavoro, noi vogliamo che i prodotti a marchio Lamborghini continuino a essere prodotti completamente in Italia – da noi l'azienda è responsabile anche di tutta la catena di fornitori – perché così è sempre stato e sarebbe clamoroso e sbagliato delocalizzare. Per l'Ursus Lamborghini vorrebbe lavorare su due turni, mentre ora quasi tutti fanno “il normale”. Ne discuteremo con i lavoratori e poi parleremo con l'azienda, qui la contrattazione si fa da anni, ad ogni aumento della produzione è corrisposto un aumento dell'occupazione, non dei ritmi. Noi controlliamo  anche l'utilizzo degli interinali – ora applichiamo la «carta Volkswagen» che è un po' in contrapposizione con le regole del Jobs Act e a quella ci atteniamo.

I giovani che entrano in fabbrica arrivano in un mondo nuovo, li segue una “commissione welcome” per introdurli passo a passo al lavoro. Loro sono inebriati dalla Lamborghini, dal fascino del marchio e da come si sta in azienda. Nessun rifiuto generazionale del lavoro». Ma sono soddisfatti di ciò che fanno? «Dipende, in Lamborghini di gratificazioni per ciò che si fase ne possono trovare tante. E credo che questo dipenda anche da quello che fa la Fiom»

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