Domenica, 15 Settembre 2019 | 07 :49:04

Marchionne continua a dare la linea a Confindustria: stipendi sempre più variabili dai profitti

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Sergio Marchionne ha annunciato la sua ultima rivoluzione; passiva, avrebbe detto Gramsci.

L'amministratore delegato di Fca-Cnh questa volta si è occupato di stravolgere i salari dei suoi dipendenti legandoli all'andamento aziendale, rendendo superfluo ogni tipo di contrattazione e, quindi, anche i sindacati. Lo ha comunicato in un incontro – puramente informativo, in sintonia con il merito della comunicazione – ai sindacati firmatari del Contratto specifico Fca-Cnh, inaugurando un sistema di relazioni effettivamente «rivoluzionario» in cui l'azienda decide unilateralmente e i sindacati
aderiscono alla proposta. Come di consueto la Fiom-Cgil non era stata invitata, nonostante la richiesta indirizzata da tempo all'azienda di un confronto sulle questioni normative e salariali.

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Nel sistema dell'amministratore delegato gli aumenti salariali in «paga base» semplicemente non ci sono stati dal 2011 in poi e non ci saranno per il prossimo futuro. I metalmeccanici in Fca e Cnh oggi hanno già una paga base più bassa degli altri metalmeccanici.

Infatti, con l'uscita dal Contratto nazionale e la cancellazione della contrattazione di secondo livello, nonostante sia stata «spalmata» nei minimi contrattuali la cosiddetta 14ma, i lavoratori in Fca e Cnh hanno una paga base inferiore ai lavoratori cui si applica il contratto Federmeccanica. Un operaio di terzo livello che lavora su due turni, in Fca-Cnh guadagna mediamente 750 euro lordi annui in meno di un suo pari livello di un'altra fabbrica metalmeccanica.

La vera novità dell'annuncio dell'amministratore delegato Marchionne è che questo divario, secondo quanto detto ai contenti segretari generali di Cisl e Uil, non sarà più colmato e lo stipendio base fissato nel 2011 dal contratto specifico Fiat non sarà più aumentato se non nella sua parte variabile. Ogni variazione salariale sarà decisa dalla direzione aziendale sulla base di parametri stabiliti dalla stessa Fca-Cnh di cui si conoscono solo i «titoli» (Wcm, vendite in area Emea, fasce professionali), cancellando nei fatti il contratto nazionale e sostituendo il doppio livello contrattuale (nazionale e aziendale) con un sistema unico, in barba ad accordi e principi tante volte ribaditi: in questo caso Fim e Uilm confermano l'uscita dal sistema salariale previsto nel contratto nazionale.

In moltissime altre aziende metalmeccaniche italiane - anche di piccole e medie dimensioni - da oltre vent'anni il premio di  risultato viene normalmente contrattato e distribuito ai lavoratori (gli eventuali bonus sono aggiuntivi e non sostituitivi degli aumenti contrattuali in paga base) con quantità anche superiori di quelle annunciate per Fca (mentre non è per nulla chiaro se e in che modo questo sistema verrà applicato in Cnh). Questa sostituzione – unica nel suo genere in Europa – costituisce l'eccezionalità conclusiva di quanto è stato inaugurato con il Contratto specifico Fiat e prosegue su una strada che ha comportato per i lavoratori la perdita di un aumento di 90 euro lordi mensili negli ultimi due anni. Ora, dopo un lungo periodo di restrizioni e sacrifici, con la cassa integrazione presente ancora in molti stabilimenti, arriva finalmente un incremento retributivo che però i lavoratori non possono negoziare attraverso il sindacato, e inoltre avendo messo nel «congelatore» la paga base le incidenze su ferie, permessi, tredicesima, indennità di turno, straordinario, tfr, sono calcolati su un salario fermo al 2011.

Nel sistema annunciato dall'Ad di Fca-Cnh il salario dipende esclusivamente dall'utile aziendale e dagli obiettivi decisi del management. Mettendo in competizione gli stabilimenti tra loro, differenziando le retribuzioni (che varieranno a seconda dell'andamento di ciascun sito) e trasformando ogni lavoratore nel controllore del proprio collega, nel sospetto che questi non raggiunga gli obiettivi e faccia saltare o abbassare il bonus. È la guerra di tutti contro tutti, una competizione globale in cui ciascuno rischia di mettere in gioco non solo la propria prestazione, ma anche i propri diritti.

A questo punto ci sembra chiaro cosa vuole  l'azienda, del resto i team leader in questi giorni stanno spiegando ai lavoratori quello che gli altri sindacati dovrebbero fare. Oltre la cancellazione di ogni ruolo contrattuale e la subordinazione alle decisioni unilaterali aziendali che un simile sistema comporta, non è stata fatta neanche un'ora di assemblea per confrontarsi con i lavoratori. Di questo stiamo discutendo nelle assemblee con le lavoratrici e i lavoratori, su questo ci confronteremo con l'azienda nell'incontro previsto per il 12 maggio, convinti che per attivare un sistema partecipativo dei lavoratori bisogna garantire la libertà di poter avere una propria autonoma posizione. A questo servono le assemblee e il voto dei lavoratori: fondamentale
per prendere delle decisioni che non siano concessioni aziendali.

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