Domenica, 15 Settembre 2019 | 07 :48:41

FCA POMIGLIANO. Il voto per gli Rls Fiom è un'occasione di libertà

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Lavoro a Pomigliano dove si producono le nuove Panda. Sono rientrato da poco dopo essere stato, insieme ad altri miei compagni, per 4/5 anni fuori da quella fabbrica, in cassa integrazione. Il nostro reintegro è avvenuto dopo una serie di lunghe vicende legali e grazie alla magistratura che ha accertato che al G.B.Vico di Pomigliano i lavoratori iscritti alla nostra organizzazione erano stati discriminati: su circa 2.000 assunti da (l'allora) Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava essere iscritto alla Fiom. Secondo una simulazione statistica, la possibilità che ciò accadesse casualmente risultava meno di una su dieci milioni.

manifesto rls Fca

 

Io e i miei compagni siamo, quindi, finalmente tornati in fabbrica dal primo settembre del 2014. Presumevamo di essere preparati, ma nonostante ce lo aspettassimo non pensavamo di trovare una situazione così «distorta». E dire che qualche tempo dopo la grande operazione fatta dal guru Marchionne, la ministra dalla lacrima facile in quel periodo a capo del Ministero del lavoro, in visita allo stabilimento di Pomigliano, «certificò» che la fabbrica era molto bella e che la sicurezza era presa molto seriamente così come la salute...

Così come dichiarò anche il professor Pietro Ichino (non casualmente uno degli ispiratori del Jobs Act) che rimase positivamente impressionato, dalla sua visita in fabbrica, tanto da indurlo a scrivere una lettera aperta pubblicata da un quotidiano nazionale dove tra le tante cazzate superò se stesso affermando che quel che aveva visto - uffici con le pareti di cristallo collocati in mezzo al percorso del montaggio - sottolineava il superamento di ogni distinzione tra operai e impiegati.

Vi posso garantire che sia la ministra  che il professore avrebbero dovuto avere una maggiore cautela nel formulare giudizi su di un tema delicato come la relazione lavoro-salute: chi può giurare che il discusso metodo di valutazione dei movimenti ripetitivi denominato «Ergo Uas», adottato da Fiat, tuteli per davvero dalle patologie muscolo-scheletriche la stragrande maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici?

Il confronto tra diverse metodologie per la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico dei movimenti ripetitivi ha denotato che per diverse azioni, l’Ergo Uas, sottovaluta fin troppo il rischio rispetto, ad esempio, al metodo Ocra. Sarebbe bene conoscere a fondo le tematiche dell'organizzazione del lavoro relative alla salute e alla sicurezza prima di formulare giudizi basati solo sulla percezione: la prof.ssa Fornero, il prof. Ichino, così come tanti altriautorevoli personaggi, sempre «molto  attenti» alle tematiche relative alle questioni operaie e in genere dei lavoratori, non credo abbiano competenze in materia di calcolo dei movimenti ripetitivi, tempi di recupero, fattori di riposo e quant’altro. La verità è che a Pomigliano, la nuova organizzazione del lavoro ha sconvolto letteralmente la vita dei lavoratori. Si producono 420 auto a turno, esattamente una ogni minuto. I ritmi sono frenetici e la cosa che più mi ha colpito da quando siamo rientrati in fabbrica, sono le facce dei compagni di lavoro a giornata conclusa: visi stanchi che non vedono l’ora di arrivare in sala mensa - incoscientemente spostata a fine turno - per «buttarsi» letteralmente sulla prima sedia che gli capita a tiro, esclamando in maniera liberatoria senza il minimo pudore ad alta voce un «Ahh…» di soddisfazione che rende chiaramente l’idea. Finalmente seduti! Apparentemente l’ambiente di lavoro appare migliore rispetto a qualche anno fa, per cui chi entra  nei reparti per dare un occhiata veloce non si rende conto della realtà delle cose.

Ma la cosa che più mi preoccupa è la recente notizia attinente i nuovi progetti che sta sviuluppando la Fondazione Ergo-MTM Italia, l'autrice dell’Ergo Uas e di tutti i nostri guai. Un'ennesima pseudo-certificazione presentata al Ministero dello Sviluppo Economico che sembra essere già stata accolta con interesse ed entusiasmo.

L’iniziativa presentata anche alle organizzazioni sindacali, sottolinea «…l’utilità e l’importanza della Certificazione Blu Factory per garantire trasparenza, correttezza e indipendenza delle valutazioni…» Cos’altro ancora dovremmo aspettarci?

Bisogna viverla la fabbrica per capire cosa provano veramente i lavoratori che oltre a subire rischi legati alle patologie muscolo-scheletriche, sono diventati anche molto più vulnerabili dal punto di vista dello stress correlato alla vita lavorativa.

Tutto questo ci fa capire, e chi lavora in Fiat può  capire davvero, il senso di stanchezza, fisica e mentale, che si accumula durante le sette ore e mezzo di lavoro sempre in piedi, intervallate solo da striminzite tre soste di dieci minuti, durante le quali tocca scegliere cosa fare: se andare al bagno, recarsi presso un distributore di caffè o uscire un attimo per prendere una boccata d’aria.

Ma quello che più mi preme sottolineare sono le condizioni psicologiche in cui lavorano i circa 2.100 lavoratori effettivi sulla Nuova Panda.

La stragrande maggioranza di quei lavoratori vive con la quotidiana  paura di essere licenziata. Si sentono precari anche se lavorano in quello stabilimento in pianta stabile da ormai cinque anni.

Lavorano con la costante paura di sbagliare una qualsiasi operazione, di denunciare un infortunio, e qualunque compito gli venga richiesto di svolgere, anche se obiettivamente eccessivo, quasi sempre viene eseguito senza batter ciglio, soprattutto per la preoccupazione di essere spostati da una postazione all’altra o semplicemente per il timore di non avere la concessione di una giornata di ferie.

Attualmente l'impegno mio (come Rls fresco di nomina) e degli altri miei compagni Rsa è teso cercare di costruire un confronto e un rapporto con i colleghi: quando ci riusciamo ci danno quasi sempre ragione ma molto spesso credono che si possa fare poco e la rassegnazione rischia di avere il sopravvento, come se le cose non possano che andare avanti così come sono.

Questo perché oltre a quanto detto si aggiungono, metodicamente, le pressioni e i consigli spassionati di capi, capetti e dei  sindacalisti firma-tutto che cercano di convincere i lavoratori a non frequentare i delegati della Fiom, come è successo in occasione dell'ultima assemblea che abbiamo indetto.

Ora dobbiamo puntare sui nostri Rls per invertire la rotta: eleggendoli. Molto presto ne avremo l’opportunità, con le elezioni che avverranno in tutti gli stabilimenti. E questa volta i lavoratori potranno, finalmente, votarli, esprimersi liberamente, liberi dalle quotidiane «pressioni» e scegliere da chi farsi veramente rappresentare su un tema, come quello della salute e sicurezza, di importanza fondamentale. Concetto imprescindibile con l’organizzazione del lavoro che incide su tutta la nostra vita lavorativa.

*Rls Fiom - G.B.Vico FCA di Pomigliano d’Arco

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