Domenica, 15 Settembre 2019 | 12 :33:53

SATA MELFI. Il prato verde che appassisce sotto i carichi di lavoro

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L'accordo siglato nello stabilimento Sata di Melfi è un accordo «modello», lo sostengono in tanti, dalla direzione aziendale ai sindacati firmatari fino a molti esperti del settore. In realtà a leggere l'intesa purtroppo non si trova nulla di nuovo, anzi il programma adottato di 20 turni è costruito su uno schema classico, mai adottato nell'auto in Europa perché ha un costo pesantissimo per le lavoratrici e i lavoratori.

In Europa nessuno lavora come il management della Fca orgogliosamente impone nel «prato verde». In pochi mesi con il lancio dei due nuovi modelli Renegade e 500X sono stati tagliati dieci minuti di pausa per turno per singolo lavoratore (provate a moltiplicare 10 minuti per il numero delle maestranze per i giorni di lavoro e avrete il tempo sottratto al riposo e «regalaoi» all'azienda, perché non compensati né con nuove assunzioni, né con salario aggiuntivo); per qualche settimana la pausa mensa a fine turno è stata lavorata senza neanche un negoziato sul salario aggiuntivo, straordinari comandati al sabato e la domenica, in un crescendo di clima tra gli operai, in particolare al montaggio, ben lontano da quello delle grigliate aziendali dei balli sulle linee.
La festa è finita, il direttore di stabilimento che ha gestito la fase di lancio è già a Cassino per la partenza del «progetto Giorgio», mentre i problemi organizzativi a Melfi rimangono. Ne sanno qualcosa le squadre inviate in trasferta da Piedimente San Germano che debbono «recuperare» le auto sul piazzale.

Il lancio di due nuovi modelli dopo la riorganizzazione e la ristrutturazione di una linea non è mai semplice, ma esattamente per questa ragione c'è bisogno di negoziare con i lavoratori le condizioni di lavoro, di orario e salario. La strada presa è stata esattamente il contrario: 20 turni con quattro squadre, senza riduzione di orario, senza mai avere un sabato e una domenica di riposo consecutive, con una settimana in cui si smonta alle 14.00 del sabato e si rimonta alle 22.00 della domenica con una prestazione effettiva di 50 ore a cui seguiranno altri tre giorni di lavoro notturno.
Lo scambio è in salario? Neanche a parlarne visto che la differenza salariale in paga base tra un dipendente Fca e uno di una qualsiasi azienda dell'indotto in un anno è di circa 750 euro lordi, a cui bisogna sommare i 6 Par che la direzione aziendale può usare come vuole. Risultato? Alla direzione aziendale la totale disponibilità della vita delle persone è costata pochi euro, sempre che non si detragga anche il valore dei 10 minuti di pausa cancellati a ridosso dell'accordo.

Questo capolavoro negoziale è stato firmato a un tavolo da cui era stata esclusa l'unica organizzazione sindacale che aveva tenuto le assemblee e fatto votare un mandato e che ha dichiarato sin dal principio che al termine della contrattazione in caso di accordo, magari unitario, avrebbe promosso un referendum: la Fiom.

Non è una novità, con l'introduzione del «Contratto Fiat», le organizzazioni sindacali sono rese irrilevanti nei processi decisionali, ma gli effetti di un unilateralismo aziendale senza mediazioni comincia a non essere più sostenibile per chi è al lavoro. L'aumento dell'intensità del lavoro, dei carichi e dei ritmi, una turnistica «tirata», la riduzione delle pause, minano non solo la condizione fisica ma anche psichica. Ad aggravare la situazione nello stabilimento è che molti lavoratori hanno già Ridotte Capacità Lavorative.

La direzione aziendale e i sindacalisti che hanno siglato quest'intesa sanno che l'accordo verrebbe bocciato in un referendum tra i lavoratori, viste le manifestazioni di dissenso nelle assemblee tenute dai sindacati firmatari.

La Fiom è stata convocata a un tavolo a intesa già raggiunta: la volontà evidente della direzione aziendale e degli altri sindacati è di dimostrare che i lavoratori non possono più contrattare di fronte a decisioni prese unilateralmente dall'impresa e sottoscritte pari pari da Fim, Uilm, Ugl, Unionquadri. La proposta avanzata dalla Fiom e dai suoi delegati avrebbe garantito i volumi produttivi, aumentato gli occupati, una riduzione dell'orario di lavoro attraverso semplicemente l'aumento delle squadre.

L'obiezione che poteva essere opposta è legata al costo che l'azienda avrebbe dovuto sostenere, basti ricordare che Fca è passata da produrre su una linea un modello di fascia media, due auto di fascia alta con una differenza di listino di migliaia e migliaia di euro. C'era tutta la marginalità utile a sostenere un investimento sui lavoratori. Invece è stata scelta un'altra strada.

Nei prossimi mesi in tutti gli stabilimenti si andrà al voto per l'elezione dei Rappresentanti dei Lavoratoriper la Salute e la Sicurezza, saranno le prime vere elezioni in cui liberamente i metalmeccanici potranno decidere per quale sindacato votare e per
quale delegato, senza nessuna esclusione. Solo una organizzazione sindacale può battersi per il ripristino delle pause, la verifica delle postazioni, la riduzione dell'impostato di linea, la riduzione dei carichi: e i delegati della Fiom a Melfi come in tutti gli altri stabilimenti Fca e Cnh possono fare con i lavoratori questa battaglia che comincia con un voto per la lista e i candidati della Fiom.

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