Lunedì, 23 Ottobre 2017 | 15 :37:28

Fincantieri alla prova dell'integrativo

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È iniziato il negoziato per il rinnovo dell’integrativo del Gruppo Fincantieri che in Italia conta 7.500 dipendenti distribuiti in 8 cantieri e 13 nel mondo con 20.000 dipendenti. Per ora siamo alla spiegazione delle nostre richieste riassunte in due piattaforme, una di Fim e Uilm votata solo dai loro delegati e una della Fiom votata dai lavoratori. 

Fincantieri

 

L’azienda ci dirà nei prossimi incontri come intende proseguire il negoziato e se abbandona le proprie richieste, che riassumo brevemente: rinuncia da parte dei lavoratori e 104 ore di par che, a dire  dell’azienda, permetterebbe di abbattere i costi di 25 milioni di euro per nave, rinuncia di due terzi del monte ore sindacale, possibilità di disporre «alla carta» da parte dell’azienda delle flessibilità di orario che ritiene necessarie, un piano di riorganizzazione attraverso la scomposizione del Gruppo in società controllate, continuare a basare la propria attività sull’utilizzo di appalti e subappalti, lasciare fuori dall’integrativo i capi che dovrebbero diventare non solo gerarchia ma anche un organismo politico aziendale, rendere il salario aziendale tutto variabile e legato alla redditività. Le premesse, come si dice dalle mie parti, non sono buone. Va aggiunto che il capo del personale, quasi inseguendomi, ha tenuto assemblee nei cantieri con gli impiegati dove spiegava che il sindacato non serve, che occorre una partecipazione senza sindacato e da qui discende l’apertura a una forma (confusa) di ingresso nel Consiglio  di amministrazione.

Noi, viceversa, pensiamo che vadano fatti investimenti in infrastrutture e vada garantita l’integrità dei cantieri che con il ritorno delle commesse devono consentire di aumentare in loco l’occupazione, riducendo il lavoro in appalto ormai fonte dimostrata d'illegalità e di privazione dei diritti più elementari di quei lavoratori sottopagati e ricattati, abolendo il subappalto. Riteniamo che l’orario, semmai, vada ridotto e ogni forma di flessibilità vada concordata con il sindacato e la Rsu di volta in volta, che occorrano interventi per maggiore sicurezza e che il salario sia solo in parte variabile e legato a indicatori gestibili e condivisi. Queste non sono le unniche richieste, ma sicuramente quelle più contestate dall’azienda. Un bell’esempio per un'azienda pubblica, quello di pensare non tanto a recuperare le inefficienze e gli sprechi attraverso una diversa organizzazione del lavoro condivisa come noi vogliamo, ma attraverso l’eliminazione dei diritti per determinare peggiori condizioni di vita e di lavoro per poi agire con ricatto.

L’integrità dei cantieri, l’occupazione, il sistema degli appalti diventa anche un problema politico da rivolgere alle istituzioni e al governo oltre che alle forze politiche presenti in Parlamento.

È difficile fare previsioni su come il negoziato proseguirà. Sicuramente proveranno a fare accordi separati, a dividere anche la Fiom cantiere per cantiere. Ma è una ricetta consumata: se noi continueremo a tenere saldo il rapporto con i lavoratori, se come Fiom non ci divideremo, credo che Fincantieri sarà costretta a confrontarsi e a riconoscere ai lavoratori gran parte delle cose che chiedono, anche se il governo Renzi, con la sua politica interventista sul diritto del lavoro e sui più deboli, sta dando una mano insperata agli spiriti primordiali di manager assetati di vendetta, che guardano indietro e non allo sviluppo dell’azienda che dovrebbe essere un punto cardine per lo sviluppo del Paese, per portare più benessere e diritti per i lavoratori e maggiore occupazione, aiutando questo Paese a riprendersi.

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