Domenica, 15 Settembre 2019 | 12 :00:58

Piano industriale di Finmeccanica: Moretti promette pulizia e risanamento. Ma senza nuovi capitali, solo con risorse interne. E annuncia tagli con migliaia di esuberi

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Come il protagonista di una vecchia canzone di Francesco Guccini, Mauro Moretti, ci ha spiegato che la «sua» Finmeccanica sarà antisociale. Ed è questa filosofia a ispirare il piano industriale appena presentato, in barba all'articolo 41 della Costituzione, che garantisce come la libera attività  economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale. Suona parecchio stonato detto dall'amministratore delegato di un'azienda a proprietà pubblica, anche perché Moretti sbaglia se pensa che il ruolo sociale di un'azienda significhi inefficienza, disfunzioni o persino clientele, come se tutto ciò che è pubblico debba per forza essere malato.

Moretti

 

Del nuovo piano industriale di Finmeccanica possiamo condividere l'obiettivo di moralizzare il gruppo e di unire in un unico progetto le proprie risorse. Molto meno  condivisibile è l'idea che le disfunzioni e gli errori del passato si possano rimediare con tagli e risparmi che non sarebbero comunque sufficienti a rilanciare il gruppo e probabilmente finirebbero per far pagare
tutti i costi ai lavoratori.

Il piano che ci è stato delineato si propone di ridisegnare completamente, sia dal punto di vista industriale che delle relazioni sindacali, la più importante impresa italiana ad alta tecnologia, con 36.000 dipendenti diretti cui si aggiungono altri 100.000 dell'indotto.

Moretti parla di Finmeccanica come di una palude da bonificare, boccia tutti i suoi predecessori, denuncia un forte indebitamento causato anche da acquisizioni sbagliate, da processi aziendali fuori controllo nel settore degli appalti come in quello degli acquisti, di vendite di pezzi pregiati al solo scopo di far cassa per aggiustare i bilanci. Tutte osservazioni fondate, ma secondo l'amministratore delegato la cura per uscire da questa situazione consisterebbe essenzialmente in una riorganizzazione per divisioni – senza precisare quali e con quali imprese –, nella dismissione di aziende considerate «non strategiche », nell'accentramento di tutte le funzioni di controllo e gestione e, soprattutto, nel reperire nuove risorse esclusivamente da un piano di risparmi interni, senza alcun nuovo investimento della proprietà pubblica, né nuove linee di credito o emissioni di bond. Insomma – da vero «tipo antisociale» - tagliando il più possibile.

E tanto, perché investire in queste imprese ad alta tecnologia richiede parecchie risorse: per altro è molto difficile credere che quella derivante dai risparmi possa essere una fonte sufficiente, mentre (come avviene in questi settori in tutti i paesi avanzati) servirebbe un intervento forte dell'azionista di riferimento – cioè del governo – per avere a disposizione le risorse necessarie al rilancio, dalla progettazione alla fabbricazione. Invece una logica di soli risparmi si ripercuoterebbe sui siti e sui lavoratori e Moretti ha già detto esplicitamente che ci saranno dismissioni ed esuberi da gestire con il governo: insomma, privatizzazione dei benefici e pubblicizzazione dei problemi. In sintesi la bonifica di cui parla Moretti significa abbattere del 30% il costo degli appalti, trasferire l'ingegnerizzazione e la progettazione vicino ai luoghi della produzione, esternalizzare le produzioni considerate a basso valore aggiunto, centralizzare il comando e liquidare i dirigenti considerati inadeguati (il 50% di quelli attualmente impiegati, secondo un test fatto con criteri internazionali).

Il piano industriale che Moretti ci ha illustrato si articola in diverse linee di intervento, a partire dalla trasformazione da Holding finanziaria ad azienda unica industriale della stessa Finmeccanica, che potrebbe persino cambiare nome. L’Azienda ha annunciato il proseguimento del processo di risanamento dei parametri finanziari già avviato nei mesi scorsi, con particolare riferimento alla riduzione dell'indebitamento netto, al recupero di liquidità, al consolidamento del patrimonio e al positivo ritorno  finanziario degli investimenti. Ha inoltre confermato che subito dopo l'approvazione dei bilanci (a marzo), riprenderà il percorso di trasformazione delle società controllate al 100% in divisioni del nuovo soggetto industriale, nonché un generalizzato intervento riorganizzativo delle attività di ingegneria, della Supply chain, delle strutture orizzontali di supporto e della rete di fornitura, orientato alla riduzione di costi specifici e di costi orari, nonché all'aumento di efficienza e profittabilità in tutti i settori, in tutti i programmi e per tutto il portafoglio prodotti per i quali l'azienda annuncia una riduzione decisa, incrementando sulla parte rimanente gli investimenti.

A questo proposito, il piano conferma il processo di cessione del settore ferroviario, considerato non strategico per le prospettive del nuovo assetto industriale di Finmeccanica.

Sulle joint venture e sulle partecipazioni di Finmeccanica, Moretti ha annunciato l'intenzione di acquisirne il controllo strategico e che, laddove tale obiettivo non fosse raggiunto, verranno valutate alternative.

Cosa tutto questo significhi per il sindacato e per i lavoratori lo hanno compreso subito in Ansaldo Breda, messa in vendita nonostante le buone prospettive di mercato. La stessa sorte potrebbe toccare presto a rami d'azienda o intere imprese del gruppo.

Sul terreno della gestione del personale, poi, l'accentramento delle funzioni dirigenti significa che tutto il personale dipenderà dalla direzione centrale, rompendo una lunga tradizione di confronto sindacale sito per sito.

Alla luce di tutto questo è chiaro come la cura Moretti metta in discussione tutta la presenza di Finmeccanica nel paese per come l'abbiamo conosciuta finora, con il rischio che la ricerca di nuove risorse fatta tutta sull'interno del gruppo, alla fine porti al suo ridimensionamento.

Noi non possiamo accettare un disegno – i cui contorni per altro non sono ancora stati esplicitati precisamente - dagli esiti imprenditoriali assolutamente contestabili e dalle ricadute occupazionali del tutto inaccettabili.

È chiaro che nell'aprire un confronto con l'azienda su tutto questo non bisognerà dimenticare l'azionista di riferimento, cioè il governo che non può dirsi estraneo alle scelte aziendali: perché questi sono settori strategici da cui dipende molta parte del futuro industriale del paese, perché il costo sociale del piano-Moretti non sarebbe irrilevante, perché l'esecutivo è spesso anche committente delle aziende Finmeccanica o svolge un ruolo di mediazione internazionale per le sue produzioni. La Fiom intende avviare un'operazione di verità tra i lavoratori e arrivare al confronto con l'azienda rendendo i nostri comportamenti adeguati alla sfida lanciata da Moretti. Iniziando dal chiarire quali siano i processi di ristrutturazione già in corso azienda per azienda. A partire dal confermare il ruolo per noi strategico di Ansaldo Breda nel trasporto via terra, o cosa sta succedendo con l'annuncio della chiusura della sede di Napoli e la mancanza di attività su Scanzano per la Telespazio, con l'intenzione di cedere ad Atitech lo stabilimento Alenia di Capodichino, con l'esternalizzazione di importanti fasi del processo produttivo in Alenia Grottaglie.

Dicendo subito che tutte le realtà sono chiamate ad agire congiuntamente, in un quadro più generale che mette in gioco il futuro complessivo del gruppo, in una pratica solidale in cui il destino di ciascuno è legato a quello di tutti.

Entro il mese di febbraio ci si confronterà su tutti i tavoli aziendali – a partire da Ansaldo Breda dentro cui va trovata una prospettiva anche per l'Imesi di Carini – con la presenza di Finmeccanica, per un approfondimento sugli obiettivi produttivi, i carichi di lavoro e i processi di efficienza delle singole aziende. Dopo questi confronti, che dovrebbero comporre un più preciso quadro conoscitivo della situazione, la Fiom proporrà a Fim e Uilm di tenere  assemblee in tutti i luoghi di lavoro del gruppo per informare le lavoratrici e i lavoratori. Alla fine di questo percorso sarà convocata l'assemblea dei delegati,  per assumere le decisioni conseguenti.

Nel frattempo, al fine di allargare la conoscenza e la consapevolezza delle criticità del piano e delle modalità con  le quali l'azienda intende realizzarlo, come Fiom convocheremo riunioni dei delegati di tutte le aziende del gruppo a livello dei territori e delle regioni dove Finmeccanica è presente.

Infine, poiché la politica e il governo sono parte in causa di questa vicenda, chiediamo che sul piano industriale del gruppo il Parlamento ascolti, dopo aver sentito l'amministratore delegato, anche il punto di vista delle organizzazioni sindacali. Per questo la Fiom richiederà un audizione alle commissioni industria della Camera e del Senato.

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