Lunedì, 23 Ottobre 2017 | 15 :37:34

La sfida della Fiom al management di Fca e Cnh Industrial

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Negli stabilimenti Fca e Cnh Industrial c'è bisogno di una svolta. Essa potrà esserci solo se c'è la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Perché c'è bisogno di una svolta? Perché non è possibile continuare a vivere nel passato. Negli ultimi mesi ritrovarsi a leggere le dichiarazioni dell'amministratore delegato che sembra esser tornato a quattro anni addietro, quando si impose la firma del Contratto collettivo specifico di lavoro che la Fiom non sottoscrisse. Il calendario è andato avanti per tutti ed in particolare per chi continua a pagare con la cassa integrazione o per chi, come nel caso di Termini Imerese e Valle Ufita, se non dovessero esserci soluzioni industriali per tutti i lavoratori il rischio del licenziamento potrebbe tradursi in realtà. Ritornare a sostenere che il problema sia una  minoranza che tiranneggia, la magistratura che avrebbe dato più volte ragione alla Direzione aziendale salvo poi in ultima istanza condannare l'azienda (a tal proposito in questo numero di iMec troverete un articolo dell'avvocato Alberto Piccinini che vi invito a leggere), che il problema sia l'art.18 e i diritti, che il salario deve essere solo premiale, che i ritmi e i carichi di lavoro non sono negoziabili; significa non voler guardare il presente per sfidare il futuro.

Noi non intendiamo alimentare sterili polemiche, ma vogliamo lanciare una sfida nell'interesse delle lavoratrici e dei lavoratori alla Direzione aziendale che deve fare i conti col fatto che il tentativo di cancellare la  contrattazione, quindi la Fiom, dagli stabilimenti non ha raggiunto l'obiettivo. Per chiarezza la Fiom non è mai scomparsa dagli stabilimenti, grazie agli iscritti ed ai delegati, ma adesso è il momento di una svolta. Perché? Perché l'obiettivo della Fiom è quanto abbiamo sottoposto alla discussione nelle assemblee ed al successivo voto con la «carta rivendicativa».

Il primo obiettivo è che tutti i lavoratori negli stabilimenti Fca e Cnh tornino al lavoro e che dove ancora esistono ammortizzatori sociali si facciano esami congiunti (e non disgiunti) con tutte le organizzazioni sindacali e i delegati per garantire gli investimenti, una giusta rotazione a parità di mansione, una integrazione del salario da parte dell'azienda e la garanzia che tutti i lavoratori tornino finalmente al lavoro. Come? Pensiamo che il «polo del lusso» e il rilancio del marchio e delle produzioni Alfa nell'auto sia un passo in avanti, ma ad oggi le domande tra i lavoratori sono: basteranno i nuovi modelli annunciati a Mirafiori, a Cassino e Melfi per occupare tutti i lavoratori compresi quelli dell'indotto a partire dalla Magneti Marelli ed Fpt?

Non si corre il rischio di avere una condizione come Pomigliano, dove i volumi della Panda non garantiscono l'occupazione? E negli stabilimenti Cnh Industrial è possibile discutere dove ci sono contratti di solidarietà e cassa integrazione di come garantire il lavoro? E dove c'è stato il lancio di nuovi prodotti è utile la negoziazione che affronti i problemi organizzativi?

C'è bisogno di cambiare passo, continuare a tenere «sospesa» la democrazia in Fca e Cnh impedendo ai lavoratori di potersi eleggere i delegati e i Rappresentati dei lavoratori per la sicurezza, avere delegati con centinaia di ore di permessi e i delegati Fiom con 8 ore al mese, continuare a impedire il diritto di assemblea perché sembra essere di proprietà dei sindacati e non dei lavoratori è inaccettabile. I lavoratori hanno il diritto ad essere informati, discutere e decidere quale mandato dare alle Organizzazioni sindacali per questa ragione proponiamo che sia fissato un calendario annuale delle 10 ore di assemblea a cui possano partecipare tutte le Organizzazioni sindacali senza discriminazioni.

Operai e impiegati in Fca e Cnh debbono sapere che la Direzione aziendale ha convocato per fine settembre un tavolo nazionale riservato alle Organizzazioni sindacali firmatarie il Ccsl. Chiedo se le condizioni di lavoro, il salario, l'orario, la malattia, il contratto, l'occupazione di chi è iscritto e di chi non è iscritto al sindacato possono essere nelle sole mani dell'azienda e dei sindacati firmatari. No, non può esser così. C'è bisogno che sia convocato un tavolo con tutti e che i sindacati sulla base di una piattaforma comune chiedano il mandato al negoziato con l'azienda. Una scelta diversa nuocerebbe al sindacato.

Il paradosso è che mentre l'amministratore delegato cura gli interessi della proprietà, incontra gli azionisti, tiene assemblee coi lavoratori, i sindacati firmatari non solo tengono pochissime assemblee, ma non hanno un mandato dei lavoratori a trattare. Il piano presentato a Detroit si pone l'obiettivo di passare entro il 2018 da 4,4 mln a 7 mln di auto prodotte e vendute nel mondo. Per raggiungere questo obiettivo il gruppo Fca ha bisogno, secondo le previsioni, di un investimento poco al di sotto dei 50 miliardi, ma le casse del gruppo non sono così piene.

Per averne una idea nel 2013 l'indebitamento della Fca è stato di quattro volte l'utile operativo che ha raggiunto circa 14 mld. Utile raggiunto grazie ai risultati positivi di vendita conseguiti negli Stati Uniti, ad una sostanziale tenuta in America Latina e ad un processo di riduzione dei costi (riduzione delle piattaforme e loro integrazione, riduzione del costo del lavoro, semplificazione dell'indotto di primo livello). In Fca la liquidità è servita a conquistare il controllo, in Cnh una parte degli utili è servita per i dividendi.

È il momento di cambiare: la sfida della Fiom è sulla qualità del lavoro e del prodotto: c'è bisogno di innovazione, a partire dall'auto ecologica (ibrida o elettrica) per non ridurre ancora il salario e non continuare ad aumentare i ritmi e i carichi di lavoro. Nel corso degli ultimi anni le risorse sono state impiegate in operazioni finanziarie mentre gli investimenti sulla ricerca e sviluppo si sono man mano ridotti rispetto ad altre case automobilistiche.

C'è bisogno di contrattazione, continuare a sostenere che «non ci sono alternative» è un grande errore. Per sfidare la crisi c'è bisogno di politiche industriali e investimenti: come accade in Germania e negli Usa bisogna che lavoratori, impresa e Governo siano coinvolti insieme. Per questa ragione nelle prossime settimane porteremo in piazza le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici a partire dagli stabilimenti Fca e Cnh.

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