Domenica, 15 Settembre 2019 | 07 :48:15

Le nostre attività formative di base

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La formazione sindacale svolta dalla Fiom nazionale negli ultimi anni ha ottenuto dei riscontri positivi e incoraggianti. I moduli formativi di base hanno sviluppato delle caratteristiche che permettono al gruppo nazionale della formazione di interagire agevolmente con le delegate e i delegati. I corsi sono funzionali alle problematiche quotidiane che si vivono oggi nei luoghi di lavoro ma, sopratutto, riescono a porre con determinazione una questione essenziale legata alla soggettività di chi viene eletto nelle Rappresentanze sindacali unitarie: il proprio punto di vista ovvero quell’insieme di elementi che portano una lavoratrice o un lavoratore a candidarsi nelle liste Fiom. Poi, se eletti, a svolgere il proprio ruolo articolato e complesso – tutti i giorni – per il tempo di un mandato. Senza lo sviluppo del punto di vista del lavoro tutta l’attività politico-sindacale verrebbe privata della sua sostanza.

 

Ma cosa succede quando gli anni che trascorrono ci consegnano una situazione in cui i rapporti di forza nel luogo di lavoro sono sbilanciati a favore dell’azienda? E quando l’approccio individuale lo si ritrova nelle relazioni umane come in quelle sindacali? Non si deve avere la presunzione di rispondere subito a questa domande, è necessario prima ascoltare e per farlo occorre trovare i giusti strumenti. La pratica degli ultimi anni ha permesso di riflettere su tre punti in particolare che mettiamo a disposizione della discussione più generale.

UNO: dimensione individuale e lavoro di gruppo. Nei moduli nazionali, attraverso la pratica dei lavori di gruppo proposti una o due volte per tutti i giorni del corso, si è ampliata la parte relativa alla discussione e al lavoro di elaborazione da parte dei delegati. Il lavoro di gruppo diventa un luogo che sviluppa il punto di vista di ogni partecipante ma anche quello collettivo. Si scopre la «condizione» della delegata e del delegato, si confermano i cambiamenti avvenuti. Questa dinamica avviene anche in plenaria e ha portato come conseguenza un’aula con un numero di corsisti pari a 15 invece che a 20 o più. Si sviluppa così un processo in cui il formatore, in alcuni momenti, si trasforma in scambiatore che assicura la pari dignità in un’aula in cui i delegati portano il proprio sapere.

DUE: il valore della nostra organizzazione a livello diffuso. Abbiamo introdotto una modifica, avviata in Lombardia e poi sviluppata in Piemonte e a Torino: armonizzare le dinamiche nazionali e globali con quelle locali e questo significa ideare e costruire un modulo in cui parte delle docenze sono legate al territorio e a situazioni locali.

TRE: le mappe del lavoro. La discussione che si evidenzia, attraverso, la consultazione di una semplice carta geografica, diventa conoscenza se si posizionano sopra di essa punti che la fanno diventare mappa. Se i punti sono fabbriche, uffici, cicli produttivi o mansioni si tratta di mappe del lavoro. Costruirne una significa articolare un percorso che comprende il proprio posto di lavoro o il territorio dove si vive e si lavora. Ciascuno di noi si muove secondo delle mappe, la maggior parte delle quali sono concettuali e individuali. Significa mettere nero su bianco i punti di riferimento e scoprirne relazioni tra le persone che vivono la stessa condizione, significa aprire discussioni, ricercare unità, magari anche con diverse opinioni, che fanno emergere luoghi e situazioni che possono trovare elementi comuni da utilizzare come punti di forza della pratica sindacale. La mappa resta comunque uno strumento, uno dei tanti. Il ritrovare la ricchezza, la cultura, la pratica inespresse o addirittura rimosse, della nostra organizzazione ha animato il percorso formativo nazionale ed è uno spunto che può favorire processi comunicativi e di relazione tra i diversi livelli della nostra organizzazione, tra di essi e le delegate e i delegati e tra quest’ultimi e le lavoratrici e i lavoratori per trasformare il sapere del lavoro

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