Martedì, 25 Giugno 2019 | 21 :51:43

Milano, i metalmeccanici non si rassegnano

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Questa piazza i metalmeccanici li conosce da tempo, da prima del dicembre 1960 che segnò la tappa fondamentale di una stagione di lotta e conquiste. Oggi i metalmeccanici sono ancora qui perché, per dirla con Landini, «c’eravamo prima di Marchionne e ci saremo anche dopo». Sono arrivati da tutta la Lombardia a Porta Venezia e hanno sfilato per le vie del centro dietro alla parola Lavoro a «misura d’uomo» e ai grandi cartelli bianchi con i nomi delle aziende simbolo della mobilitazione contro le chiusure e i licenziamenti. È il rosso delle bandiere e quello delle felpe della Fiom indossate sopra i giacconi il colore che segna il lungo corteo che poco prima del Duomo si apre per accogliere, tra gli applausi, gli studenti. Prima del segretario generale della Fiom, due donne si alternano al microfono: generazioni e storie diverse che qui si parlano, si comprendono, si «tengono».

 

Teresa è quella che i diritti oggi messi in discussione li ha conquistati giorno dopo giorno, con determinazione e passione, nel luogo da cui non si può prescindere, l’azienda, e il suo messaggio è chiaro e netto: «non rassegniamoci!». Silvia studia e grida alla piazza «noi siamo il futuro», un futuro che è diritto al sapere e ad un lavoro dignitoso, usa parole antiche e nostre per rivendicarli. «I lavoratori non devono essere costretti a scegliere se morire di fame o di cancro, come sta accadendo all’Ilva…» Landini finisce la frase, poi si interrompe un momento. È arrivata la notizia che era nell’aria: Fim e Uilm hanno sottoscritto la piattaforma dei padroni e lo hanno fatto proprio oggi. Se si aspettavano il disordine sono rimasti delusi: quella che arriva dalla piazza è una riposta di classe. «Dai Enrico che abbiamo da fare, domani in fabbrica ci tocca spiegare a quello della Fim che gli hanno dato l’elemosina e neppure quella è certa, in cambio non può più ammalarsi. E se ci dice “è la globalizzazione” gli rispondiamo che a firmare quella vergogna è stato il suo segretario, mica la globalizzazione…». No, non si rassegnano questi metalmeccanici.

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