Martedì, 20 Agosto 2019 | 16 :04:37

Vale per tutti

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La sentenza di pochi giorni fa del Tribunale di Roma che sancisce il rientro dei lavoratori della Fiom nella Fiat di Pomigliano non riguarda solo i 145 lavoratori indicati nel dispositivo, riguarda tutti. Sin dall’inizio di questa battaglia, a giugno del 2010, abbiamo detto che quella era una vicenda nazionale, che prescindeva dallo stabilimento di Pomigliano. Era il tentativo della Fiat di usare la crisi per scardinare il sistema dei diritti nel nostro paese. In cambio del mantenimento dei posti di lavoro e di promesse vaghe di investire 20 miliardi in Italia – che si sono rivelate, come noi temevano, una bufala – l’azienda chiedeva un profondo peggioramento delle condizioni di lavoro e la netta riduzione delle libertà sindacali e individuali delle lavoratrici e dei lavoratori. E si trattava di condizioni non negoziabili. Se non fosse stato per il coraggio e la dignità di quei compagni e di quelle compagne che hanno detto di no al ricatto, la storia sarebbe finita lì. A quel punto, la Fiat ha deciso di far fuori la Fiom da tutto il Gruppo, licenziando nostri lavoratori a Melfi e Mirafiori, disdettando tutti gli accordi in essere e uscendo dal contratto nazionale. E la costituzione della Fip – Fabbrica Italia Pomigliano – è stata decisa proprio per questo, per tenere fuori la Fiom e quei lavoratori. E non lo dico io, lo ha detto il Tribunale di Torino condannando a luglio 2011 la Fiat per comportamento antisindacale e disponendo il riconoscimento dei diritti sindacali ai delegati Fiom. Per questo, nonostante il danno d’immagine che questa scelta ha procurato alla Fip, la Fiat ha scelto di non assumere nessuno dei nostri iscritti. Infatti basta che entri un singolo lavoratore della Fiom, perché ci vengano riconosciute tutte le agibilità sindacali previste dallo Statuto dei Lavoratori, senza dover sottostare ai vincoli di quell’accordo.

Pomigliano non si piega

E vi ricordate in quanti ci spiegavano che Pomigliano era un caso isolato? Neanche sei mesi dopo lo stesso film è stato riproposto a Mirafiori e quel modello è stato esteso a tutto il Gruppo. E oggi, al negoziato per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici che si sta svolgendo – in piena violazione dell’accordo del 28 di giugno – senza la Fiom, Federmeccanica chiede esattamente le stesse cose che ha ottenuto Fiat. E secondo voi Fim e Uilm, dopo aver concesso tutto quello che Marchionne chiedeva, diranno di no a Federmeccanica? Si profila, quindi, un nuovo accordo separato sul contratto che, probabilmente, verrà firmato in tempi celeri. E sarà un accordo addirittura peggiorativo rispetto a quello del 2009. Gli aumenti, che non saranno per tutti, verranno ripagati con gli interessi dai lavoratori con aumenti dell’orario, mancato pagamento dei primi tre giorni di malattia, straordinari obbligatori. La Fiat ha fatto scuola. Tra l’altro, nelle scorse settimane ha incontrato i sindacati firmatari del contratto specifico per il suo rinnovo, dove ha annunciato che le cose vanno male e quindi di aumenti non se ne parla. Quindi, in cambio del peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita, niente investimenti, niente incrementi salariali e tanta cassa integrazione in tutto il Gruppo.

La Fiat ora è obbligata, anche nei tempi, a far rientrare i nostri lavoratori a Pomigliano. Ma sappiamo che farà di tutto per render loro la vita complicata, come già fa negli altri stabilimenti. Proverà a dire che dovrà licenziare altri 145 lavoratori per far rientrare loro, tentando di innescare una guerra tra le persone. Ma noi sappiamo che quella sentenza non è la fine della battaglia, sappiamo che tutta la Fiom, a partire dai lavoratori e dalle lavoratrici di Pomigliano, non si fermeranno fino a che anche l’ultimo lavoratore del Gian Battista Vico non rientrerà nella Fip, finché Marchionne non farà gli investimenti promessi e arriveranno i nuovi modelli per gli stabilimenti italiani. E la Fiom tutta continuerà la sua battaglia per evitare che scompaiano interi settori industriali del nostro paese, finché non sarà ripristinato l’articolo 18 e cancellato l’articolo 8, finché non sarà ripristinata la democrazia nelle fabbriche e dato ai lavoratori il diritto di scegliersi il sindacato e di decidere sugli accordi che li riguardano.

Serve ancora uno scatto di dignità e di coraggio che, a partire dalla giornata di lotta europea del 14 novembre e dallo sciopero generale della Fiom, dia vita a una mobilitazione generale che cambi le ingiustizie di questo paese e le politiche sbagliate del governo Monti.

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