Lunedì, 21 Ottobre 2019 | 10 :39:48

Il 14 novembre mobilitazione sindacale europea

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Per il 14 novembre la Confederazione europea dei sindacati ha proclamato una giornata di azione e solidarietà contro le misure di austerità che «non fanno altro che aggravare gli squilibri e creare ingiustizie». Non poteva che essere così, visto che i governi stanno traducendo in pratica (in modo più o meno appassionato) le tavole della legge imposte dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale, che certo non hanno tra i propri parametri l’equità e il benessere della collettività.

Infatti, dietro alle voci «pareggio di bilancio» e «patto di stabilità» si nasconde lo smantellamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, i licenziamenti, il crollo dei salari, la distruzione dello Stato sociale e di tutto ciò che è pubblico, il peggioramento delle condizioni di vita di milioni di donne e uomini.

 

È un’offensiva che va oltre i confini nazionali, mette a rischio ovunque la tenuta democratica e la coesione sociale ed è tanto più ingiusta perché impatta con violenza maggiore proprio nei paesi economicamente più fragili, più ricattabili: c’è uno scarto tra la Germania di Angela Merkel e la Grecia portata alla fame.

Il 14 novembre sarà sciopero generale in Spagna (il secondo, dopo quello del 29 marzo), Grecia (è il quinto, dall’inizio dell’anno), Portogallo, Cipro e Malta. Non è un caso se le mobilitazioni più alte, più forti contro i diktat della finanza vengono messe in campo proprio nel Sud d’Europa.

In Italia la Cgil ha proclamato 4 ore di sciopero generale. I metalmeccanici saranno in piazza per l’occupazione, il reddito, la democrazia, l’ambiente, il contratto. Cioè contro la politica del più ideologico dei governi tecnici, ispirata dalle centrali finanziarie europee e mondiali.

Tra le manifestazioni del 14 ad Atene, Madrid, Lisbona e le nostre piazze c’è un nesso stretto: la ribellione al modello che ci vogliono imporrre di un mondo del lavoro come arena (lavoratore contro lavoratore, sotto ricatto) e di società a misura di mercato, da cui sono espulsi i diritti, l’agire collettivo, la democrazia; la consapevolezza che per ottenere dei risultati bisogna scegliere da che parte stare, unificare le lotte dentro e oltre i confini nazionali.

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