Martedì, 17 Settembre 2019 | 22 :15:13

I buoni voti della Lombardia

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Oggi più che mai la partita per riconquistare il contratto nazionale si gioca all’interno dei luoghi di lavoro, di ogni singolo luogo di lavoro, perché è lì che si misurano i reali rapporti di forza e il potere contrattuale ed è lì che si vince o si perde. Sul piatto c’è qualcosa che va oltre il contratto, i diritti, le libertà, le condizioni
di lavoro: c’è la sopravvivenza del sindacato, dell’agire collettivo. I padroni lo sanno.

E allora la campagna di assemblee e il referendum certificato sulla proposta della Fiom non possono essere un esercizio di routine «in punta di fioretto»: è sulla base di ciò che accadrà nelle aziende, dal livello di rappresentanza che riusciremo ad affermare e, quindi, dal livello del conflitto che dimostreremo di poter mettere campo, che le «controparti» decideranno come muoversi, se considerarci interlocutori con cui trattare oppure permettersi il lusso della gestione unilaterale.

 

Se fossi l’ingegner Castoldi, presidente della Bcs nonché componente della giunta di Assolombarda, valuterei con grande attenzione i risultati della consultazione sulla Carta rivendicativa alla Bcs Divisione Mosa di Cusago (Mi) dove, su 152 dipendenti e 140 aventi diritto al voto, 102 hanno votato e 100 hanno detto Si alla piattaforma Fiom. Altrettanto dovrebbe fare Alberto Bombassei, già vice presidente di Confindustria, attuale candidato nella lista Monti e presidente della Brembo, visto che questo è il risultato del referendum
nei «suoi» tre stabilimenti in provincia di Bergamo: 1.055 votanti, 971 favorevoli, 76 contrari, 8 schede bianche e nulle.

Anche al gruppo dirigente della Tenaris Dalmine (Bg) risulterà complicato fingere che la Fiom non esista: 871 votanti, 758 favorevoli, 109 contrari. E i giapponesi della Nidec che da poco hanno acquisito la Ansaldo sistemi industriali faranno bene a prendere nota di quel che pensano i lavoratori del «seggio» di Milano: 145
aventi diritto, 110 si e 3 no.

Sempre in provincia di Milano, alla Electrolux di Solaro il verdetto è netto: 972 dipendenti, votanti 455, si 447, 7 no, 1 scheda bianca. Nella stessa fabbrica, nella consultazione fatta da Fim e Uilm, i votanti sono stati 122 di cui solo 70 favorevoli all’accordo. I 1.146 lavoratori (sui 1.782 aventi diritto) che si sono pronunciati sulla Carta alla Whirlpool di Varese sono stati più che espliciti: 877 si, 237 no, 15 bianche e 17 nulle. E ancora. A Brescia: 146 votanti e 123 sì alla Carcano; 124 sì su 129 votanti alla Gnutti Carlo e 167 sì su 178 alla Twr. Nel mantovano: Kosme, 102 sì su 114 votanti; Bandioli & Pavesi 205 sì su 217 votanti; Belleli, 271 sì su 297. Il 100% con la Fiom in molte piccole e medie aziende delle provincie di Lecco e Cremona, mentre in Brianza, alla Vrv e alla Lima ci sono andati vicino: 75 sì su 78 votanti e 62 sì su 64 votanti.

In un quadro che definire difficile è poco, la Fiom nelle aziende contratta e ottiene risultati, anche nelle situazioni di crisi. È il caso ad esempio dell’Italtel di Castelletto (Mi), dove centinaia di esuberi sono stati evitati grazie al contratto  di solidarietà ed è stato recentemente siglato un buon accordo sui diritti e le agibilità sindacali e della Colgar (Mi) dove l’intesa prevede l’ultrattività del Ccnl del 2008.

Prima di Natale, alla Kone di Pero (Mi) è stato rinnovato l’accordo aziendale che contempla il diritto alla contrattazione dell’orario e il pieno riconoscimento della Fiom.

Per augurare buon anno a Fim, Uilm e a tutti coloro che ci vorrebbero fuori dalle aziende, il giorno dopo la befana alla Mapal di Gessate è stato firmato un accordo in cui l’azienda riconosce il pagamento al 100% dei primi tre giorni di malattia, mantiene invariata la quota di ore straordinarie e conferma «che alla Fiom-Cgil, a ogni sua articolazione, ai suoi rappresentanti e ai lavoratori iscritti, continueranno a essere riconosciuti i diritti e le agibilità sindacali nella stessa misura, nelle stesse modalità e negli stessi termini con i quali sono stati riconosciuti finora».

Il 20 gennaio 2013, sul medesimo copione, c’è stata la replica alla Nacco di Masate. Certo che ogni realtà ha la propria storia e che assai diverso è contrattare in un’azienda che ha lavoro piuttosto che in una che ristruttura, che è in crisi, che licenzia. Ma, e torno all’inizio, oggi, sul piatto c’è qualcosa che va oltre il contratto, qualcosa che tocca i diritti, le libertà, le condizioni di lavoro: è in gioco la possibilità o meno dell’agire collettivo, la natura stessa del sindacato e, quindi, la sua esistenza.

In palio c’è una posta che forse non è mai stata così alta.

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