Mercoledì, 26 Giugno 2019 | 12 :15:40

Piemonte, dove tutto era Fiat. Tra ristrutturazioni e bassi investimenti

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Nonostante la produzione odierna di auto e veicoli commerciali di Fca sia concentrata principalmente nelle regioni meridionali, il Piemonte - tra stabilimenti e attività di ricerca e sviluppo di Fca e Cnh – pesa ancora per il 35% dei dipendenti complessivi dei due gruppi e per quasi la metà dei 55 stabilimenti produttivi localizzati in Italia.

manifesto rls Fca 

Anche se in generale con volumi di attività minori - che nel corso del tempo hanno finito per concentrare in un solo stabilimento attività prima distribuite tra più fabbriche - la presenza produttiva dell’ex gruppo Fiat nel torinese comprende ancora le attività di assemblaggio degli autoveicoli (Mirafiori e Grugliasco), delle macchine movimento terra (Settimo Torinese), dei motori (Verrone, Torino), dei cambi (Mirafiori), della componentistica Magneti Marelli (Venaria, Torino, Volvera, Grugliasco, San Benigno Canavese) e ancora le attività di fonderia (Teksid di Carmagnola), quella di costruzione delle linee e degli impianti di assemblaggio (Comau di Grugliasco), oltre alle attività di ricerca di Mirafiori (enti centrali), Orbassano (Crf) e alle attività di servizio e commerciali (I-Fast, Fiat service e altre).

A distanza di diversi anni il dato tuttavia più evidente è quello di una progressiva ma ininterrotta ristrutturazione delle attività degli attuali due gruppi che per effetto della «razionalizzazione» determinata dalle decisioni aziendali ha condotto alla contrazione/riduzione delle produzioni e per certi versi al «nanismo» dal punto di vista dei volumi, anche in considerazione della notevole riduzione dei volumi d'assemblaggio di veicoli, anche solo considerando lo stabilimento di Mirafiori, dove lo scorso anno (2014) sono state assemblati poco meno di 20 mila modelli dell’Alfa Mito, praticamente il 5% della produzione autoveicolare italiana (400 mila auto, + 4,3% rispetto al 2013), mentre in quello di Grugliasco sono state prodotte 35 mila Maserati.

Questa riduzione sul piano dell’attività produttiva ha determinato, negli ultimi anni, almeno tre ricadute rilevanti sull’occupazione
e sulla sua gestione, al di là della tendenziale progressiva riduzione degli organici del settore: 1) il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, 2) il trasferimento/mobilità di manodopera tra stabilimenti; 3) un limitato ricorso, almeno fino a questo momento, a nuove assunzioni a dimostrazione anche dell’assenza cronica di nuovi investimenti, se si fa eccezione di quelli avvenuti per lo stabilimento Maserati di Grugliasco e degli investimenti in corso a Mirafiori per la costruzione del Suv Levante della Maserati e di quelli annunciati per lo stabilimento di Settimo Torinese (produzione di una nuova linea di mini-escavatori). Il dato di carattere più generale, valido non solo per gli stabilimenti del torinese è, tuttavia, quello, se si fa eccezione per quanto sta avvenendo nello stabilimento di Melfi, di un ridimensionamento degli organici come nel caso di Pomigliano, così come negli stabilimenti di motori di Pratola Serra e Foggia, o alla Sevel, con la riduzione significativi del ricorso alla manodopera temporanea e l’esternalizzazione di servizi congiuntamente all’aumento della produttività del lavoro.

Tornando agli stabilimenti piemontesi secondo i dati raccolti dalla Fiom di Torino (alcuni dei quali ricavati dalle elezioni per le Rsa tenuti in alcuni di questi, altri dalle comunicazioni relative all’utilizzo della cassa integrazione), alla fine di aprile di quest’anno il 27% dell’organico dei due gruppi (circa 30 mila dipendenti) era interessato dal ricorso agli ammortizzatori sociali, percentuale che sale al 45% se si escludono i dipendenti degli enti centrali e degli uffici amministrativi. Si tratta di un dato che conferma sostanzialmente la situazione che avevamo rilevato alla fine del primo trimestre del 2014 per quanto riguarda la situazione dei 65 mila dipendenti degli stabilimenti produttivi di tutti e due i gruppi, considerato che a quella data il 50% dei dipendenti era interessato da un ammortizzatore sociale per crisi (cassa integrazione, cassa integrazione in deroga, contratto di solidarietà) e solo in parte per effetto di nuovi investimenti (cassa integrazione straordinaria).

Analizzando la situazione delle 27 società dei due Gruppi il personale interessato dalla cassa integrazione straordinaria, da quella ordinaria e da contratti di solidarietà rileva una situazione particolarmente pesante per lo stabilimento di Mirafiori, dove il massiccio ricorso alla Cigs al netto dei trasferimenti verso lo stabilimento di Grugliasco è stato accompagnato, negli ultimi mesi, da parte dell’azienda anche dalla ripresa della pratica degli incentivi alle dimissioni volontarie, in particolare nei confronti della manodopera femminile con maggiore anzianità di servizio. Dal mese di marzo, inoltre, anche lo stabilimento Maserati di Grugliasco ha dato avvio alla cassa integrazione ordinaria (prevista fino a luglio) per una settimana al mese che coinvolge circa 600 dipendenti dei 2.800 di cui circa due terzi provenienti dallo stabilimento Mirafiori e in numero minore da altri stabilimenti del torinese. La cassa integrazione straordinaria coinvolge poi più dei due terzi dei dipendenti delle Presse in media per 3 giorni la settimana, quelli della Magneti Marelli di San Benigno, di cui 100 sono attualmente in distacco, nel quadro di crisi generalizzata
di tutte le produzioni plastiche di Magneti Marelli nel resto degli stabilimenti sul territorio nazionale, in particolare in Campania. Alla Cigs fanno anche ricorso per 3 o 4 giorni la settimana anche gli addetti delle Meccaniche Mirafiori.

Sul fronte Cnh Industrial da alcuni mesi il personale degli addetti alla produzione  di motori di Fpt fa ricorso alla Cigo tra 5 e 10 giorni al mese, mentre il ricorso alla Cigs interessa tutti i dipendenti dello stabilimento di Settimo Torinese, dove da alcuni mesi sono rientrati anche i 170 dipendenti in distacco in precedenza presso lo stabilimento Fpt di Torino. In quest’ultimo caso va sottolineato che la produzione di motori è passata da 146 mila del 2013 a 88 mila nel 2014 (contro i 105 mila previsti). A questa riduzione se, da un lato, ha contributo l’apertura di un nuovo stabilimento di motori in Argentina da parte di Cnh, dall’altro lato, avrebbe potuto contribuire anche la produzione di motori di maggiore cilindrata da parte della Vm di Ferrara. In Sudamerica la produzione di veicoli commerciali è inoltre minore da due anni.

Il massiccio e prolungato ricorso alla cassa integrazione straordinaria indica, da questo punto di vista, anche il permanere di un livello molto basso degli investimenti complessivi, che non sembrano al momento dare consistenza effettiva al cosiddetto polo del lusso di cui pure l’azienda ha parlato in passato con molta enfasi, anche perché nel frattempo una parte delle attività di progettazione sono state trasferite a Modena. Inoltre in ambito Cnh sembra d'assistere al sostanziale disinvestimento sui veicoli pesanti e medi con le relative conseguenze per la parte di progettazione e costruzione motori che insistono sul torinese e che alla lunga potrebbe avere anche conseguenze sullo stabilimento finale di assemblaggio, quello di Brescia, interessato da un contratto di solidarietà. Anche l’investimento del nuovo modello Maserati a Mirafiori non sarebbe in grado in prospettiva, considerati i volumi attesi (70 vetture a turno per due turni giornalieri), di assorbire l’intera manodopera ancora oggi in organico
nonostante il proseguimento della produzione dell’Alfa Mito di cui è tuttavia prevedibile un'ulteriore riduzione dei volumi valutando il tempo già trascorso dalla sua messa in produzione.

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