Martedì, 25 Giugno 2019 | 21 :49:21

Cnh Jesi, il pericolo non è il mio mestiere

Dimensione carattere:

La carambola di incidenti/infortuni che si sono verificati nei giorni scorsi nello stabilimento della Cnh di Jesi lancia segnali preoccupanti, non solo sulla salute di chi lavora, ma anche sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento. L'impressione è che se non cambia qualcuno o qualcosa nel modo di guidare (guidare, non comandare) la fabbrica, i problemi non potranno che aumentare.

vierzon

L'esempio lampante è quello del reparto Cabine, dove anni di Wcm e di incompetenze hanno creato un'organizzazione del lavoro che non riesce a mettere in condizione le persone né di lavorare in sicurezza, né di far bene la produzione. L'infortunio di un lavoratore che ha perso un dito ne è la testimonianza più crudele. La prima osservazione da fare è che se una fabbrica è allo sbando, bisogna provare a ragionare sul suo funzionamento. Partendo però da una premessa. La Fiat ci ha raccontato per molto tempo che l'ostacolo al cambiamento e alla competitività di uno stabilimento era rappresentato, in ordine, dalla Fiom, dagli scioperi, dall'assenteismo e dai diritti dei lavoratori in generale. Oggi l'azienda, grazie al contratto specifico di lavoro, dentro gli stabilimenti vanta un potere assoluto. Ma, vorrei chiedere, il nostro stabilimento col nuovo contratto è più competitivo? Con meno problemi? Abbiamo una maggiore garanzia occupazionale o salariale? Assolutamente no. Anzi, le problematiche dei lavoratori sembrano essere aumentate in maniera esponenziale. E la stessa azienda non se la passa affatto bene. Dove bisognerebbe allora andare a guardare? A noi pare che molti dei problemi derivino per gran parte dall'incapacità dei responsabili all'interno dello stabilimento e dall’attacco spropositato che la Fiat ha portato al sindacato e ai diritti dei lavoratori.

Chi è che da anni controlla indisturbato assunzioni, gratifiche e spostamenti all'interno dello stabilimento? Che prende decisioni sull'organizzazione del lavoro o sulla sicurezza? Gli inamovibili capi officina e i responsabili di certi Enti. Che col tempo sono diventati una schiera di veri e propri fedelissimi, un vero e proprio gruppo di potere autoreferenziale. Gli stessi che oltre ad avere responsabilità enormi sul caos odierno, nel corso degli anni hanno di fatto impedito opportunità o riconoscimenti salariali e professionali a tutti gli altri lavoratori. Togliendo la possibilità a questa fabbrica di crescere veramente e di premiare il valore del lavoro delle officine e delle linee piuttosto che la fedeltà o la parentela.

L'altro problema è la cacciata della Fiom fuori dai cancelli, con la limitazione delle libertà sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori sancita dal nuovo contratto Fiat. La confusione che regna sovrana in questi giorni è anche figlia del fatto che in fabbrica è stata estromessa l'unica controparte sindacale autorevole e autonoma, che aveva e che ha tuttora il riconoscimento della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori: la Fiom-Cgil, la cui cacciata doveva portare alla fine di ogni problema, il raddoppio delle produzioni, «salari tedeschi».

È necessario tornare alla sostanza delle cose: servono investimenti su processi e prodotti, tornare a ragionare del come si lavora, di qualità, di sicurezza (quella vera), di valorizzare la forza lavoro, e di redistribuire i guadagni aziendali della nostra fatica. E, magari, che il nuovo direttore trovi il coraggio di rompere quella rete di intrecci che è il vero potere nascosto dello stabilimento, e che ne ostacola lo sviluppo. Ed è necessario ristabilire all'interno dello stabilimento i diritti e le libertà sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori.

Solo così forse non vedremo più cadere trattori dallo skid, lavoratori che perdono le dita, l'auto scontro da luna park tra carrelli, fumi irrespirabili, le scorribande ultime dell'ambulanza nel nostro stabilimento. Non avremo bisogno di rimettere le mani sul trattore mille volte, con grande spreco di soldi, che potrebbero essere redistribuiti ai lavoratori o impiegati in percorsi di crescita professionale. Per questo difendere i diritti, significa difendere anche le produzioni e il lavoro: la Fiom continuerà a battersi per entrambe le cose, perché Fabbrica Italia e le scelte fatte dalla Fim e dalla Uilm dimostrano ampiamente che a ridurre i diritti si ottengono solo le fabbriche chiuse e il portafoglio vuoto.

Anche per questo, la Fiom ha proclamato lo sciopero generale. E raccoglie davanti ai cancelli della fabbrica le firme per richiedere i referendum per ripristinare l'articolo 18 e cancellare l'articolo 8, fatto da Sacconi per garantire alla Fiat l'impunità dalla legge sugli accordi di Pomigliano estesi poi a tutto il gruppo.

di Marco Brunetti - Rsu Fiom Fiat-Cnh di Jesi

privacy policy