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Contrattando 6/2013

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Il gruppo multinazionale elettronico francese Schneider Electric non sembra intenzionato a ripensarci e vuole chiudere lo stabilimento di Rieti. I posti di lavoro a rischio sono 180. Circa 50 i lavoratori dell'indotto che potrebbero trovarsi senza lavoro. Le risposte alle richieste di chiarimenti avanzate all'azienda da parte dei sindacati metalmeccanici e da parte dei rappresentanti delle Rsu sono state evasive e suonano come una conferma della volontà dell'azienda di chiudere il polo reatino. Nessun impegno concreto, neppure sul possibile trasferimento di attività per garantire nell'immediato la produzione.

 

Di fronte a questi sviluppi negativi, il Coordinamento Nazionale Schneider (comunicato del 5 aprile) ha deciso di tenere una manifestazione di protesta in concomitanza con la riunione del Coordinamento aziendale europeo programmata per il 23 aprile 2013 a Parigi. La delegazione dei lavoratori di Rieti, che chiederanno di potersi confrontare con i dirigenti del gruppo, sarà particolarmente numerosa e verrà affiancata da rappresentanti di tutti gli stabilimenti italiani.

 

Va avanti la trattativa sul piano industriale per l'ABB (energia). Il coordinamento nazionale delle Rsu ABB e delle strutture territoriali e nazionali della Fiom-Cgil, riunito il 4 aprile, ritiene che si debba modificare la sostanza del piano presentato dall'azienda. I punti da modificare investono direttamente le condizioni di lavoro degli operai: contrattazione dell'orario di lavoro e delle flessibilità, modalità di definizione del premio di redditività, assunzione dei lavoratori precari. Nei prossimi giorni si svolgeranno assemblee sindacali unitarie in tutte le sedi. Tutti i lavoratori potranno discutere sull'ipotesi di accordo sindacale che, successivamente, verrà sottoposta a referendum.

La ristrutturazione della Selex Es (Finmeccanica) prosegue. Gli obiettivi di riduzione dei costi e di crescita dei fatturati perseguiti dall'azienda si traducono in un piano di riorganizzazione con costi altissimi per i lavoratori: in base al piano di riorganizzazione le eccedenze nel gruppo sono 2.529, di cui 1.938 in Italia. Massiccia anche la riduzione dei siti industriali: quelli italiani dovrebbero  passare, entro il 2014, da 48 a 26, quelli inglesi da 16 a 10. Per realizzare questo piano di ristrutturazione verranno utilizzate mobilità e cassa integrazione. I sindacati intendono richiedere l'utilizzazione di strumenti di solidarietà che riducano l'utilizzazione della cassa integrazione a zero ore. In preparazione di un nuovo incontro con l'azienda, previsto per il 24 aprile, i coordinamenti di Selex e i sindacati analizzeranno nel dettaglio il piano aziendale per elaborare proposte alternative.

Anche l'Ufi filters, del settore automotive (auto, fuoristrada, moto, autocarro) ma che produce anche componenti per macchine agricole, motori marini, compressori, macchine industriali e permovimento terra, è in crisi. L'azienda, nata nel 1972 a Nogarole Rocca (Verona), con stabilimenti in Italia, Tunisia, Cina, Corea del Sud, India, conta 4.000 dipendenti nel mondo, di cui 600 in Italia. Il 18 marzo, presso la Confindustria di Verona, si è tenuto l’incontro tra la direzione aziendale e le Rsu dei siti di Verona e Mantova assistiti dalla Fiom di Verona e Mantova e dalla Fim di Mantova. La direzione aziendale ha dichiarato di essere intenzionata a ridurre drasticamente la produzione automotive in Italia. Secondo i dati forniti dall'azienda e riportati nel comunicato Fiom dell'8 aprile, le eccedenze di lavoratori sono 135 per il sito di Nogarole  Rocca, 69 per Porto Mantovano, cioè la totalità dei dipendenti, e 24 su 27 per il sito di Marcaria, sempre a Mantova. Rsu e sindacati hanno respinto il piano e richiesto l'apertura di un confronto con la presenza dell'assessorato delle politiche del lavoro e delle autorità locali interessate. È stato proclamato lo stato di mobilitazione negli stabilimenti veronesi e mantovani. La Fiom ha richiesto il coinvolgimento del ministero delle Sviluppo Economico.

Dopo una lunga e impegnativa vertenza i lavoratori dell'Otis (elevatori) hanno approvato l'ipotesi
di accordo per il nuovo contratto integrativo. Diversi i punti positivi, in controtendenza con  quanto accade nel settore metalmeccanico: riconoscimento delle rappresentanze sindacali, permessi retribuiti per visite mediche, accordi sugli orari, definizione di un premio, aggiornamento dei buoni pasto. Per questo, in un comunicato del 9 aprile, laFiom nazionale esprime soddisfazione per i risultati  ottenuti.

All'Artemide, famosa fabbrica milanese di lampade e lampadari nata nel 1960, la Fiom vince con nettezza le elezioni per il rinnovo delle Rsu. Su 142 votanti, la Fiom ottiene 109 voti, 16 la Fim (16 schede nulle, una scheda bianca). I delegati Fiom eletti sono 4 mentre la Fim ottiene un solo delegato.

Anche alla Pali Italia la Fiom vince le elezioni per il rinnovo delle Rsu dello stabilimento di Parma. Hanno votato 110 lavoratori (84%) su 131 aventi diritto. La Fiom ha ottenuto complessivamente 66 voti (61,1%), contro i 42 (38,9%) della Uilm (2 le schede bianche).

Si complica ulteriormente la già complessa crisi della Ois spa uno dei marchi storici dell'information technology italiana. Il rischio, vista l'opacità e la confusione della situazione, è che diventi un altro caso Eutelia. A fine 2012 la società aveva presentato la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo, con l'utilizzazione di ammortizzatori sociali. La confusione sulle strategie aziendali, il mancato rispetto di quanto concordato preventivamente hanno messo in allarme i sindacati ma hanno suscitato perplessità anche tra i rappresentanti del ministero dello Sviluppo Economico. La Fiom e il coordinamento delle Rsu non hanno potuto far altro che ribadire che solo in un contesto trasparente si possono applicare gli strumenti di gestione della crisi. È chiaro, purtroppo, che l'azienda non ha ancora trovato le risorse per rendere applicabile il concordato ed evitare licenziamenti collettivi.

L'11 aprile si è svolto a Roma, presso il ministero dello Sviluppo Economico, un incontro sul  futuro del gruppo siderurgico Afv Beltrame. Le prospettive per l'anno in corso non sono buone: calo della produzione e del fatturato. L'azienda vuole concentrare la produzione nello stabilimento di Vicenza e di Trith Saint Leger, in Francia. L'annunciata chiusura dello stabilimento di San Didero (Torino) tuttavia non è scontata. Su sollecitazione di Fim, Fiom e Uilm la direzione del gruppo siderurgico verificherà, in collaborazione con le istituzione locali interessate, la possibilità di realizzare un piano che renda più competitivo lo stabilimento piemontese. L'appuntamento è per il 6 maggio presso il ministero dello Sviluppo Economico, per discutere e approfondire un piano industriale che salvi l'acciaieria di San Didero.

ThyssenKrupp e Fim, Fiom, Uilm si sono incontrati il 10 aprile presso il Ministero dello svilupppo economico per discutere, alla presenza delle istituzioni locali, del futuro del gruppo Berco, dal 1999 di proprietà del marchio siderurgico tedesco. In un contesto di crisi e di cassa integrazione
che dura ormai da anni, l'azienda ha annunciato di voler chiudere l'impianto di Busano Canavese (87 addetti, Torino) e tagliare numerosi posti di lavoro negli stabilimenti di Copparo (Ferrara) e Castelfranco Veneto (Treviso). Contrari i sindacati, che con il sostegno delle istituzioni locali,  intendono chiedere un nuovo piano industriale che permetta il rilancio delle aziende del gruppo e che dia garanzie occupazionali. Il 17 aprile è previsto, a Roma, un nuovo confronto tra le parti.

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