Venerdì, 23 Agosto 2019 | 06 :43:48

Riforme del lavoro. Separati... anche in Francia

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Dopo Italia e Spagna anche in Francia si prospetta una riforma del lavoro che propone lo scambio ineguale fra una riduzione (certa) degli attuali diritti e tutele dei lavoratori con  l'introduzione futura (probabile) di nuovi diritti e della loro estensione a fasce di lavoratori precari. Questa ipotesi di nuove misure definite «di tutela dell'occupazione» è l'esito di un  accordo separato fra l'associazione delle imprese e alcuni sindacati e verranno riportate in un disegno di legge che sarà discusso nei prossimi mesi.

Cgt

Quello che segue è il giudizio della Cgt - che, come Force Ouvriere, non ha firmato quest’accordo - sui punti fondamentali di un progetto di legge contro cui lo scorso 5 marzo si  sono tenuti scioperi e manifestazioni in tutta la Francia.

L’11 gennaio 2013 le negoziazioni nazionali chiamate di «tutela dell’occupazione» sono terminate in un accordo di estrema gravità per i diritti dei lavoratori (...)

Mobilità interna: volontaria o forzata? Per ristrutturare l’impresa senza un piano sociale  quest’accordo favorisce la mobilità interna forzata da uno stabilimento all’altro senza alcun limite garantito per il tempo e la distanza supplementare del tragitto.

OGGI, in molti casi si può rifiutare un cambio di mansione o un trasferimento senza sanzioni.

DOMANI, un accordo aziendale può autorizzare il datore di lavoro a trasferimenti forzati anche all’altro capo della Francia e in caso di rifiuto può essere previsto il licenziamento del lavoratore.

Come cambierà il diritto del lavoro I lavoratori indipendentemente dalla grandezza dell’azienda e dal tipo di contratto hanno oggi un diritto comune: poter ricorrere al Tribunale del lavoro per ottenere risarcimenti. Quest’accordo accorcia il limite di tempo entro il quale il lavoratore può ricorrere al giudice e riduce i tempi di prescrizione.

OGGI per esempio si può reclamare il pagamento delle ore di straordinario non retribuite degli ultimi cinque anni.

DOMANI si potrà ricorrere solo per i tre anni precedenti! Mantenimento dell’occupazione o  ricatto? Sarkozy aveva fatto degli accordi «competitività/occupazione» il suo cavallo di battaglia ma non era riuscito a imporli. Quest’accordo li mette in pratica: si tratta di modificare l’orario di lavoro e di abbassare gli stipendi fino a 2 anni grazie ad un accordo aziendale chiamato «accordo di tutela dell’occupazione», giusto il tempo di «superare un momento difficile».

OGGI i lavoratori si possono rifiutare di accettare peggioramenti su salario e orario di lavoro, anche se introdotti da un contratto collettivo e in questo caso l’azienda non può licenziarli salvo per situazione di grave crisi aziendale. I lavoratori beneficiano di diverse garanzie (piano di salvaguardia del posto di lavoro, ricollocazione…) e in più possono impugnare il licenziamento davanti a un giudice.

DOMANI i lavoratori che rifiutano l’applicazione di un accordo collettivo secondo la nuova legge di «tutela dell’occupazione» saranno licenziati per «motivo economico individuale» senza nessuna garanzia. E la causa del licenziamento sarà inoppugnabile. Quale futuro per il contratto a tempo indeterminato? Medef vuole imporre ai lavoratori delle piccole imprese di alcune categorie il «contratto a tempo indeterminato intermittente», cioè un rapporto di lavoro totalmente flessibile che impedisce una vita regolare e un futuro stabile. Si tratta di un part time annualizzato: i lavoratori potrebbero alternare periodi di lavoro a periodi di non lavoro con una remunerazione complessiva spalmata su tutto l’anno. È come pagare quattro mesi di lavoro in 12 rate!

OGGI il «contratto a tempo indeterminato intermittente» esiste già ma non può essere utilizzato se non all’interno di uno specifico accordo di settore.

DOMANI in tutti i settori coinvolti nel nuovo accordo le imprese con meno di 50 dipendenti potranno utilizzare questa forma contrattuale senza ostacoli. Sostegno al lavoro o sostegno ai licenziamenti? Solo il 3% dei disoccupati hanno potuto beneficiare di un piano sociale, ma è ancora troppo per il Medef. La sua soluzione è radicale: decidere sulla procedura di licenziamento e sul contenuto del piano sociale azienda per azienda, cioè in assenza di accordo tramite un semplice documento del datore di lavoro autorizzato dalla direzione del Lavoro. Se quest’ultima non risponde entro 3 settimane la richiesta si considera autorizzata e il datore
di lavoro può licenziare.

OGGI la legge definisce delle garanzie in caso di licenziamento collettivo per motivi economici: procedure e limiti di tempo che permettono l’informazione e la mobilitazione dei lavoratori, l’intervento di un esperto che permette l’analisi della situazione, l’obbligo di ricerca di ricollocazione…

DOMANI questo minimo di garanzie non sarà più assicurato. Una vertenza di licenziamento collettivo per motivi economici di 99 lavoratori durerà 2 mesi, una per licenziamento di 500 lavoratori 4 mesi.

 

 

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