Martedì, 25 Giugno 2019 | 22 :31:58

Ilva, l’ultima tragedia per operai e cittadini

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Ilavori di rifacimento di alcuni forni della nona batteria di cokeria sono i primi di una certa consistenza tra quelli previsti per ottemperare alle 94 prescrizioni di quell'Autorizzazione Integrata Ambientale che dovrebbe permettere allo stabilimento siderurgico di Taranto di poter produrre limitando al minimo l'impatto ambientale.

 

All'alba del 28 febbraio Ciro Moccia, dipendente Ilva di 42 anni è deceduto e Antonio Liddi, dipendente della ditta Mr di 46 anni è rimasto gravemente ferito (ma fortunatamente fuori pericolo di vita) dopo una caduta di 15 metri dal livello del piano di carica di quei forni in rifacimento. Non c’è alcuna tragica fatalità dietro questo ennesimo incidente, né casualità nel fatto che sia successo proprio dove si inizia a operare per evitare che la fabbrica sia causa di malattie per gli operai che ci lavorano e per chi abita intorno.

C’è una serie troppo lunga di domande senza risposta che si susseguono e si moltiplicano in un rischio che aumenta esponenzialmente. Perché quelle lamiere non erano saldate alle travi sottostanti?

Dov'era l'addetto che doveva essere presente 24 ore su 24 per interdire il passaggio su quelle lamiere che, a quanto pare, non erano calpestabili?

Quanti e quali controlli ha fatto l'Ilva, come committente, per controllare lo stato di quelle opere provvisionali che paradossalmente dovevano proteggere i lavoratori che operavano alla base del cantiere e invece sono venute giù con una facilità disarmante?

Cosa ci faceva lì Ciro, manutentore meccanico dell'Ilva alle 4.30 di mattina, in una zona di cantiere in cui possono operare solo i lavoratori della ditta incaricata dei lavori? Le autorità competenti cercheranno di dare una risposta a ciascuna di queste domande ma intanto alcune verità già ci sono e vanno gridate ad alta voce. La prima è che le ditte di appalto lavorano in condizioni di sicurezza insufficienti, in un sistema in cui la competizione per aggiudicarsi una commessa viene spesso giocata al massimo ribasso scaricando sulla sicurezza dei lavoratori i risparmi maggiori e alimentata spesso da una condizione contrattuale precaria. In secondo luogo se in un tempo relativamente stretto si predispongono una serie così imponente di rifacimenti impiantistici, con in prospettiva migliaia di lavoratori diretti e degli appalti che interferiscono tra loro in situazioni in cui la produzione e i lavori di adeguamento si sovrappongono, l'attenzione alla sicurezza va potenziata in tutti i modi possibili, concedendo ad esempio ai Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza una maggiore agibilità rispetto al solito. Perché il costo del risanamento ambientale dello stabilimento è già stato reso insostenibile dal valore della vita persa di Ciro.

*Rls Fiom Ilva Taranto

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