Venerdì, 23 Agosto 2019 | 07 :01:14

In Europa debutta lo sciopero multilingue

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Huelga, strike, greba, greve … tante parole ma un solo significato: sciopero. Il 14 novembre scorso milioni di lavoratori e lavoratrici, giovani, anziani, disoccupati, studenti sono scesi in piazza in 23 Stati europei. Da Barcellona a Madrid, da Atene a Napoli, da Lisbona a Parigi. Una giornata di mobilitazione contro l'austerità promossa dai sindacati europei. Una prima volta che ha rimesso in circolo una solidarietà che qualcuno, troppi, volevano (o credevano) andata perduta. Solidarietà è stata infatti la parola più usata in questa giornata di straordinaria mobilitazione. Insieme ad austerità, che in qualche modo nelle piazze europee è risuonata proprio come il contrario di solidarietà.

In Spagna oltre tre milioni di persone sono scese in piazza per protestare contro le politiche del premier Mariano Rajoy e del suo governo. In Catalunya il 25 novembre si vota per elezioni politiche anticipate che avranno un peso anche per il futuro della regione autonoma e dei suoi rapporti con il resto della Spagna. Forse anche per questo (per non «rovinare» la campagna elettorale con le botte ai lavoratori) il governo di Artur Mas (del partito conservatore al governo, Convergència i Unió) è stato molto discreto nella presenza poliziesca. Altro clima rispetto allo sciopero generale del 29 marzo. Ma solo a Barcellona, perché nel resto della Spagna il governo non ha esitato a schierare la guardia civil contro lavoratori e disoccupati, che sono stati pesantemente caricati un po' ovunque.

Pomigliano

Nel manifesto finale della «huelga general», Comisiones obreras sottolinea che «lo sciopero è stato un successo in Spagna come in Italia e in Grecia e negli altri paesi europei dove si è scioperato. Un successo – dice Cc.Oo. – perché questa mobilitazione mette in luce che stiamo iniziando un cammino di risposta comune, che crescerà in futuro davanti a politiche che non offrono altro che sofferenza».

 

E per ribadire il carattere non solo di denuncia ma di proposta dello sciopero europeo, Comisiones obreras sottolinea che «le politiche di austerità vanno respinte e sostituite con politiche alternative che ci sono. L'Europa può e deve uscire dalla crisi rafforzando il welfare state e non seppellendolo – dicono i sindacati spagnoli. L'Europa dei cittadini deve finalmente prendere il posto dell'Europa dei mercati. Le politiche di austerità vanno sostituite con politiche destinate a dare impulso allo sviluppo economico e alla creazione di posti di lavoro. L'Europa – insistono i sindacati – deve rifondarsi intorno a un nuovo Contratto sociale che avanzi non solo nella unione politica, finanziaria e fiscale ma soprattutto che avanzi nei diritti sociali».

Dopo la giornata del 14 novembre sono molte le iniziative già messe in campo per le prossime settimane. Ognuno, sindacati, movimenti, studenti, ritorna a lavorare nel suo ambito ma con un occhio a possibili azioni comuni future. A partire dalla giornata di mobilitazione internazionale contro la violenza contro le donne, di domenica 25 novembre.

I sindacati sottolineano come proprio gli effetti perniciosi del crollo di una politica che precarizza la condizione di vita e lavoro delle persone incrementano anche le sacche di disuguaglianza e povertà e hanno un impatto doppio sulle donne che sono così ulteriormente penalizzate. In particolare in Spagna il governo ha tagliato anche drasticamente (fino a un quarto) i contributi alle politiche per l'uguaglianza e di assistenza alle donne vittime di violenza di genere. Sulla facciata della sede della Cgil in Corso d'Italia uno striscione di 18 metri ricorda che «La violenza sulle donne è una sconfitta per tutti».

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