Mercoledì, 26 Giugno 2019 | 12 :04:49

Il senso del sindacato

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Mi chiamo José. Mi sono laureato nel mio paese, in Perù, in ingegneria elettronica.

Con la mia famiglia, nel 1986, abbiamo deciso di venire in Italia. Mia moglie era figlia di italiani, quindi mi ha preceduto, ed io l'ho poi raggiunta. Sono arrivato ad Aprilia, in provincia di Roma, nel 1986, e sono stato qui fino a quando, nel 1988, non ho trovato lavoro a Firenze. Avevo una mia partita Iva, e collaboravo, come tecnico elettronico, con un ingegnere che si occupava di computer per le macchine operatrici del settore della maglieria.

Nel 1990 sono stato assunto alla Cr Electronic, un'azienda delle Sieci, a Pontassieve, nella zona di Firenze sud. Eravamo una cinquantina di dipendenti che ci occupavamo di macchine per il taglio al plasma, un prodotto di nicchia, che aveva raggiunto una diffusione notevole in tutta Europa. L'azienda andava molto bene, e nel tempo gli imprenditori che guidavano l'azienda scelsero di fare alcuni passi più lunghi della loro stessa gamba, fino a quando le cose iniziarono ad andar male e intorno al 2000 e per gli anni successivi gli stipendi arrivarono a singhiozzo.

 

Nel 2002, assieme a tutti gli altri lavoratori, scegliemmo di rivolgersi al sindacato, e quindi entrammo in contatto con la Fiom-Cgil, inizialmente con Marco Nencetti e poi con Moreno Razzolini. Il sindacato riuscì così a entrare in quell'azienda, che nel frattempo, con una spregiudicata politica di acquisizioni, iniziava a ingrandirsi sul piano toscano, arrivando a contare fino a 300 dipendenti, di cui alcuni dislocati anche fuori regione, a Napoli.

Venni scelto dai miei colleghi di lavoro come rappresentante sindacale, e si aprì una dialettica con l'azienda. Iniziavo a conoscere l'attività sindacale: gli attivi di zona, le assemblee, gli incontri, gli scioperi... Giravamo comune per comune e arrivammo anche a Roma per cercare di salvare il lavoro della Cr Electronic.

Ricordo che alla fine, nel 2004, organizzammo un'assemblea pubblica in comune a Pontassieve, a cui partecipò il sindaco e il segretario della Camera del lavoro.Venne anche Rai 3 a fare le riprese, anche perchè ormai il caso della Cr era arivato all'attenzione delle cronache. Mi contattò un mio ex collega, che aveva trovato lavoro alla Bertolotti, un'azienda sempre del Valdarno. Aveva visto il servizio al Tg3 e mi chiese di provare a inviare un curriculum all'azienda. Inizialmente ero titubante: non volevo lasciare i miei colleghi da soli in un momento comunque molto difficile della vertenza. Eppure furono proprio loro a dirmi di non perdere un'occasione così importante. Passai le consegne al mio collega dell'Rsu, e mandai il curriculum.

La Bertolotti mi assunse, e andai ad unirmi ai suoi cinquanta dipendenti. Poco dopo l'assunzione ci furono le elezioni della Rsu e anche qui i colleghi mi scelsero per rappresentarli. Ho sempre cercato di mantenere i contatti con la Cr, una delle tante aziende che hanno accusato la crisi della metalmeccanica, specialmente in una zona come la Valdisieve fiorentina, fino a quando, dopo qualche anno, è fallita. La mia attività sindacale è proseguita sul territorio, fino a quando, tre anni fa circa, non sono stato scelto per entrare a far parte del direttivo provinciale della Fiom. Ho potuto vedere e conoscere tanti aspetti del mondo del lavoro: da aziende più fortunate come quella in cui lavoro, che ha quasi raddoppiato i dipendenti in questi anni, ad altre che sono fallite. Ho visto contratti cambiare per le convenienze delle imprese.

Ho visto questo paese diventare simile, per certi aspetti, a quei paesi sudamericani, tra cui il mio, che avevo lasciato per cercare lavoro...

Talvolta, sento il richiamo della mia terra. Ma ormai mi sento italiano, ho vissuto qui la metà della mia vita. Ho una bambina di 12 anni che è nata qui. Penso che per risollevare questo paese si debba ripartire dal lavoro, e dalla ricostruzione di una solidarietà tra noi che per vivere dobbiamo lavorare. Mi pare questo il senso del sindacato.


*Rsu Bertolotti, Firenze

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