Mercoledì, 26 Giugno 2019 | 12 :07:20

Haier di Padova: tante nazionalità, una lotta

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Vengo dal Ghana e sono in Italia da più di 25 anni. Lavoro alla Haier, una fabbrica di Campodoro, in provincia di Padova che produce frigoriferi. O meglio, produceva frigoriferi! Ora è tutto fermo. L'azienda, la cui proprietà è cinese, ha annunciato la chiusura dello stabilimento all'inizio di settembre e, più o meno da allora, i lavoratori e le lavoratrici sono ai cancelli in presidio. L'annuncio della chiusura lo abbiamo letto sulla stampa locale! É stata una doccia fredda. Nei mesi precedenti continuavamo a chiedere alla direzione di darci notizie sulle prospettive dell'azienda, perchè avevamo capito che c'erano segnali negativi, ma ci rispondevano di stare tranquilli, non c'era nessun problema.

 

L'annuncio ha sconvolto tutti, ma almeno è servito a fare arrabbiare i miei colleghi e le mie colleghe (siamo 102 e quasi la metà sono donne). Siamo scesi subito in sciopero e abbiamo bloccato i cancelli, per fermare la produzione e impedire che venissero portati via frigoriferi e macchinari. Sono arrivati i camion a caricare, ma li abbiamo obbligati ad andare via. Nello stabilimento ci sono un migliaio di frigoriferi finiti e materiale per produrne molti altri. Ora è tutto bloccato. Non è facile vivere giorno e notte al presidio, ma ci stiamo organizzando, anche sapendo che l'inverno è alle porte. Stiamo pensando a come raccogliere i soldi. Ci sono tanti problemi da risolvere, perchè non è detto che la situazione si risolva presto e dobbiamo organizzarci per essere in condizione di resistere. Dalla nostra, abbiamo la solidarietà delle nostre famiglie, a volte vengono anche i nostri figli a dormire con noi. Uno di loro ci ha detto: «come faccio a dormire a casa tranquillo, se mio papà rischia di perdere il posto di lavoro!» Siamo quasi tutti di origine straniera qui, tanti africani, ma anche slavi e dell'Europa dell'est, soprattutto le donne. In tanti rischiano non soltanto il posto di lavoro, ma la stessa possibilità di vivere in Italia con la propria famiglia.

Con il presidio, si è creato un bel rapporto tra di noi. Prima non era sempre così, capitava che ci fossero problemi, anche tra i diversi gruppi nazionali. Ognuno stava per sè. La Haier non è mai stata una fabbrica combattiva dal punto di vista sindacale e non c'era una vera e propria coscienza collettiva. Gli scioperi li facevo quasi sempre solo io e pochi altri. Poi improvvisamente, l'annuncio della chiusura ha risvegliato tutti e tutte. Abbiamo scoperto una forza e una determinazione che non immaginavamo. E soprattutto che non immaginava l'azienda. Pensavano che non ci sarebbe stata reazione di fronte alla chiusura e che avremmo abbassato la testa in silenzio. Non si aspettavano questa reazione. In un certo senso, li abbiamo spiazziati!

Vogliamo difendere i nostri posti di lavoro e abbiamo intenzione di non mollare. L'età media qui è più o meno intorno ai 45 anni, troppo presto per andare in pensione e troppo tardi per trovare un altro lavoro, soprattutto per le donne. Vogliamo difendere il nostro posto di lavoro. L'azienda ha una enorme capacità produttiva, praticamente è nuova, perchè il parco macchine aziendale è stato cambiato pochissimi anni fa, c'erano stati grandi investimenti, con tanto di eco sulla stampa locale. Non ci rassegniamo all'idea che improvvisamente chiuda tutto, perchè la proprietà ha fatto altre scelte, chissà quando, chissà dove e chissà perchè.

Ora finalmente, a prescidendere dalle diverse nazionalità, siamo molto uniti e determinati, soprattutto le donne, che, in queste settimane, quando si è trattato di fare le scelte più complicate si sono rivelate le più coraggiose. Siamo convinti che qui possiamo continuare a produrre frigoriferi e abbiamo intenzione di resistere per impedire che venga smantellato tutto. Siamo pronti a tutto e sappiamo che, finalmente uniti, possiamo mettere in difficoltà l'azienda. Pensavano che sarebbero riusciti a liquidarci in pochi minuti e invece li abbiamo costretti a ricredersi!

*Operaio alla Haier, Padova

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