Mercoledì, 26 Giugno 2019 | 12 :50:31

Integrazione al lavoro

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«Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare.» Ernesto Che Guevara

Probabilmente quello che ci rimarrà più impresso del grande flusso migratorio che ha investito l'Europa nel 2015 sono le immagini terribili, veri shock emotivi, che da mesi scuotono le nostre coscienze.

Immagini che ritraggono soprattutto tanti bambini, vittime innocenti, che scappano insieme alle loro famiglie dalla guerra, dalla fame, dalla povertà: la foto simbolo del piccolo Aylan, il bambino siriano trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, ha commosso il mondo intero. Così come ci ha sconvolti l'immagine ripresa dallo scanner di Abou, bambino ivoriano di 8 anni, rinchiuso dentro una piccola valigia, che ha rischiato di morire soffocato pur di oltrepassare la dogana e raggiungere la mamma in Spagna. Tanti innocenti continuano a spostarsi rischiando la vita pur di fuggire da condizioni inaccettabili. Eppure a queste immagini si sono contrapposte spesso immagini ugualmente raccapriccianti, provenienti da quella parte dell'Europa che continua a considerare l'immigrato come un nemico da combattere a tutti i costi, come un usurpatore, come un pericolo. Abbiamo assistito con sconcerto alle immagini dei muri antimigranti che crescevano, nel silenzio dell'Unione europea, fino ad arrivare al video che immortalava una videoreporter della tv ungherese sgambettare cinicamente i migranti in fuga dalla polizia  al confine.

L'Europa ha balbettato per mesi di fronte a questa tragedia fino a che a settembre la Germania ha trovato il coraggio di reagire di fronte a questo inaccettabile livello di imbarbarimento e ha aperto le frontiere insieme all'Austria ai migranti, eliminando ogni limite legale ai richiedenti asilo. Da quel momento in poi si è tentato di trovare una modalità condivisa, in Europa, di gestione dei flussi migratori, proponendo il principio della redistribuzione degli arrivi sulla base di quote obbligatorie per ciascun paese. C'è, inoltre, la discussione che riguarda la distinzione tra migranti e rifugiati, tra persone che si possono eventualmente accogliere e persone che non hanno questo diritto. Distinguere migranti e rifugiati produce l'idea di una separazione tra buoni, i profughi da accogliere, e cattivi, i migranti economici che arrivano a contenderci le risorse disponibili e vanno perciò respinti poiché anche noi siamo già in difficoltà. Ma mentre i profughi continuano a risalire il vecchio continente, le politiche di accoglienza dei rifugiati segnano una netta demarcazione tra i differenti stati della Ue. Ci si divide tra paesi più «accoglienti» e paesi che ammettono meno richiedenti asilo di quanto previsto. L'Italia risulterebbe tra i paesi virtuosi ma anche qui molte formazioni politiche populiste e xenofobe macinano consensi alimentando la paura dell'immigrato e l'odio antieuropeista. La crisi economica è il contesto ideale per allargare il consenso verso pratiche discriminatorie, esalta l’iniquità delle norme sull’immigrazione, aumenta la probabilità per i migranti di passare dalla regolarità del lavoro e del soggiorno al dramma della disoccupazione e della clandestinità, compromettendo i percorsi d'integrazione intrapresi. A causa delle politiche di austerity le amministrazioni locali si trovano a far fronte a bisogni crescenti con meno risorse: il tema dell’accesso ai servizi (dalla casa, ai nidi, all’istruzione) diviene il terreno di scontro di un conflitto che da ordinaria contesa redistributiva (chi paga e per cosa) si trasforma facilmente in conflitto razziale. Cosa può fare la Fiom, attore della società civile, per ricreare quei legami di solidarietà spezzati dalla crisi economica?

Abbiamo fatto questa discussione qualche settimana fa durante un'assemblea di coordinamento partecipata da delegati italiani e delegati migranti a Padova. Quello che è emerso, soprattutto da parte di quei lavoratori che hanno vissuto sulla loro pelle il bisogno di emigrare, è la necessità che il sindacato svolga un ruolo culturale ed educativo, al fine di fornire un'informazione corretta ai lavoratori per la comprensione di questo fenomeno. È inoltre fondamentale continuare a lavorare per facilitare i processi di integrazione, sui posti di lavoro e nel sindacato, tra italiani e migranti. Purtroppo l'unico delegato italiano intervenuto durante l'assemblea ha evidenziato la paura che a volte attanaglia il nostro gruppo dirigente: il tema dell'immigrazione è un tema considerato scomodo perché rischia di farci perdere il consenso tra alcune fasce di lavoratori, quindi si preferisce non toccarlo, non affrontarlo. Si preferisce rimanere chiusi in un sindacato sempre più corporativo che guarda solo ai problemi meramente aziendali. Questa è la deriva portata dalla crisi, ma dobbiamo reagire a questa logica. Dobbiamo far capire con chiarezza da che parte sta la Fiom, sindacato che tutela l'interesse generale senza ambiguità. Forse perderemo il consenso di alcuni lavoratori, ma ne conquisteremo sicuramente altri. Dobbiamo correre questo rischio, non rimanere paralizzati per timore di sbagliare e di perdere iscritti. E dobbiamo guardarci dentro, per correggere eventuali storture, avendo il coraggio di affrontare anche le nostre contraddizioni.

Per questo motivo nei mesi scorsi abbiamo svolto un'inchiesta, attraverso il nostro ufficio studi, ponendoci l'obiettivo di andare più a fondo rispetto al problema della scarsa presenza dei migranti negli organismi decisionali ed esecutivi della nostra organizzazione.

Abbiamo intervistato tanti delegati e delegate immigrati per capire meglio il loro percorso all'interno della Fiom: da quanto è emerso c'è ancora tanto da fare per essere all'altezza della sfida che abbiamo di fronte, ma siamo pronti a rimboccarci le maniche. L'inchiesta l'abbiamo chiamata «Scopri la differenza», perché pensiamo che ci sia ancora tanto da sapere e da scoprire rispetto al valore e all'opportunità rappresentata dai migranti. Da quell'inchiesta è nato un primo strumento per le delegate e i delegati, la guida «Diritti senza frontiere». È soltanto un primo passo: la guida si pone l’obiettivo di diventare uno strumento agile in mano ai nostri delegati e ai nostri funzionari sindacali per permettere loro di conoscere, dare risposte e indirizzare le lavoratrici e i lavoratori stranieri. Vogliamo garantire ai lavoratori immigrati il sufficiente supporto e indirizzo. Il modo in cui la nostra organizzazione affronta i problemi dell'immigrazione e valorizza la presenza dei migranti è cruciale e rappresenta una prioritànon rinviabile. La guida èstata redatta facendo riferimento all'attuale normativa in tema d'immigrazione. Questa è una legislazione odiosa e discriminatoria in quanto presupposto stesso della condizione di ricatto degli stranieri in Italia, nella societàcome nei posti di lavoro. È il caso della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza del 2009, come di altre leggi e ordinanze locali che tendono ad alzare barriere nell'accesso ai diritti sociali da parte degli immigrati. La Fiom èimpegnata nel cambiare questa legislazione, nel contrastarne gli effetti, nel cancellarla e sostituirla con leggi più rispettose dei diritti delle persone, dei lavoratori migranti, delle loro famiglie. Per fare questo dobbiamo però convincere tutta l'organizzazione della bontà della nostra iniziativa e per farlo dobbiamo informare e formare, svolgere quel ruolo culturale ed educativo che ci chiedono i nostri delegati immigrati. Dopo l'assemblea nazionale sulle questioni relative all'immigrazione di Padova realizzeremo un calendario di appuntamenti nazionali per portare a conoscenza di tutti l'inchiesta, la nostra guida per delegate e delegati e per dare tutte le informazioni necessarie a comprendere il fenomeno migratorio e l'opportunità, anche economica, costituita dai migranti. Saranno appuntamenti rivolti al gruppo dirigente della Fiom che mireranno anche a metterci in relazione con quel mondo dell'associazionismo e del volontariato che prova a perseguire gli stessi obiettivi.

La Fiom rappresenta uno dei principali punti di riferimento per la tutela del lavoro e per la conquista dei diritti di cittadinanza: dobbiamo lottare tutti insieme, italiani e immigrati, per l'integrazione e per la lotta alle discriminazioni, al razzismo e alla xenofobia.

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