Martedì, 17 Settembre 2019 | 22 :07:07

Microelettronica: puntare in alto per non affondare

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Microelettronica

Guidando da Catania a Siracusa, sulla vecchia statale 114 invece della nuova autostrada, nel desolante paesaggio di fabbriche e capannoni dismessi dell’ex Milano del Sud emergono due conglomerati moderni, persino avvenieristici, che costituiscono l’area della microelettronica siciliana – StMicroelectronics, Micron, 3Sun – in cui operano e lavorano quasi 5.000 persone tra operai, ingegneri, fisici e tecnici specializzati. Si tratta di un’area che celebra la pluridecennale vocazione scientifico-industriale del territorio etneo, in stretta sinergia con i poli lombardi di Agrate, con 4.000 persone, il «quartier generale» italiano, con una forte concentrazione di produzioni di qualità e d’avanguardia oltre che di importanti settori di progettazione, e Castelletto, con 1.000 persone, storico sito di ricerca e progettazione nel quale sono nate importanti tecnologie alla base di molti successi dell’azienda.

 

Nel lustro compreso tra il 1995 ed il 2000 sono stati assunti nell’intero territorio nazionale migliaia di ingegneri e operatori diplomati specializzati, a fronte di ingenti investimenti e ricavi che hanno portato StMicroelectronics , gigante franco-italiano della microelettronica e capofila del settore nel nostro paese, al quarto posto tra le aziende produttrici di microchip. In più, traducendo in fatti concreti la retorica – troppo spesso ipocrita e vacua – sullo sviluppo del Mezzogiorno, l’equilibrio virtuoso tra Nord e Sud d’Italia è ulteriormente rafforzato dall’apertura di centri di progettazione a Palermo, Lecce, Napoli ed Aosta, in connessione con università e centri di ricerca locali.

Tutto questo però, da qui a breve, potrebbe finire come conseguenza della finanziarizzazione che ha caratterizzato le scelte fatte negli ultimi 8 anni da StMicroelectronics, che da qualche tempo naviga in acque difficili a causa di importanti errori nelle scelte strategiche e da un lento ma costante abbandono degli investimenti sul piano industriale a medio e lungo termine; complice di questa svolta è anche la disattenzione – ormai storica – da parte di chi governa questo paese, verso quest’azienda e, in generale, verso l’industria di qualità.

La storia della StMicroelectronics è stata, per oltre mezzo secolo, una storia gloriosa e importante, fatta di attenzione ai lavoratori e allo sviluppo territoriale in connessione con le università, capace di fare di StMicroelectronics un’azienda innovativa e di avanguardia. Per avere un’idea dell’importanza della StMicroelectronics nel comprensorio catanese si pensi che a partire dal 1996 fino al 2001 la forza lavoro è passata da 2.000 unità a 4.800 addetti, mentre una crescita analoga rafforzava anche Agrate e Castelletto.

Tuttavia, piuttosto che assumere l’esperienza della multinazionale franco-italiana come modello da proteggere ed emulare, dopo la metà degli anni 2000 si è imposta un’attenzione esasperata alla riduzione dei costi e una volontà pervicace a massimizzare i profitti a breve termine. Così un’azienda che, prima di questa «cura» neo-liberista, produceva ricchezza e occupazione in crescita, ha cominciato – pur controllata saldamente dai governi italiano e francese – a badare più alla borsa e ai dividendi per gli azionisti che a investimenti, occupazione e ricerca. Così, se fra il 1998 ed il 2004, a fronte di un guadagno di quasi 4 miliardi di dollari sono stati distribuiti dividendi per 312 milioni, nel periodo fra il 2005 ed il 2014, a fronte di una perdita di circa 3,5 miliardi di dollari sono stati distribuiti dividendi per 2,6 miliardi, sottraendo questo denaro agli investimenti! Sempre fra il 2005 ed il 2014 St ha perso, nel mondo, 8.560 posti di lavoro.

La decadenza cominciò dal 2007, con la decisione di abbandonare il settore delle memorie, che si tradusse in due eventi estremamente negativi.

Uno fu la rinuncia alla costruzione, nell’area industriale etnea, di uno stabilimento avanzatissimo, che avrebbe occupato altri 1.200 fra operai, tecnici e ingegneri. Per quello stabilimento era stato attivato un contratto di programma da 2 miliardi di euro, di cui 450 milioni di provenienza pubblica. Quello stesso stabilimento sarebbe stato affiancato da una linea pilota di livello tecnologico equivalente ad Agrate Brianza.

L’altro evento fu la dismissione del settore memorie, che con più di 1.480 lavoratori è stata riversata, prima, in uno spin off dal nome evocativo della sua brevissima storia, Numonyx, e, dal 2010, venduta alla multinazionale statunitense Micron, a cui non è parso vero trovarsi servita su un piatto d’argento la ventennale esperienza degli ingegneri italiani per fare un ulteriore e fondamentale passo in avanti nella conoscenza nel settore delle memorie.

Da allora i piani industriali di StMicroelectronics sono stati sempre più nebulosi e gli investimenti sempre più ridotti, puntando su un’attenzione maniacale alla riduzione dei costi e causando, di fatto, una contrazione del perimetro industriale, con conseguenze potenzialmente pericolose per l’occupazione e con scelte devastanti, come l’avventura St-Ericsson, che è costata moltissimo denaro e moltissimi posti di lavoro. Ora siamo di fronte a un bivio drammatico: continuare a esistere, riprendendo gli investimenti, o essere prima privatizzati e poi venduti.

I governi italiano e francese devono sciogliere questo nodo, perché nel frattempo la nave inizia a fare acqua. Il settore digitale, in netta crisi, impiega 2.500 persone, delle quali 1.500 in Francia e oltre 400 in Italia: temiamo tutti, in Europa, un vero terremoto occupazionale, che non lascerebbe indenne la parte manifatturiera italiana. Bisogna agire con fermezza e tempestività, rilanciando gli investimenti nell’ambito di un piano europeo della microelettronica – cui hanno già fatto ricorso la tedesca Infineon e la olandese Nxp per rafforzare le loro strutture produttive e di ricerca in Europa – per ridare a StMicroelectronics la sua storica vocazione di azienda d’avanguardia che possa, di nuovo, produrre ricchezza e occupazione.


*Delegati Fiom StMicroelectronics

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