Venerdì, 23 Agosto 2019 | 07 :55:46

Karl Polanyi. «La grande trasformazione»

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Rileggendo oggi «La grande trasformazione» sono rimasto colpito di quanto, parafrasando Orazio, quest'opera di Karl Polanyi parli di me, di noi, dei cittadini di un'Europa immersa nella crisi (finanziaria, globale, di civiltà, di valori, di sistema...), spaventati e incerti di fronte al futuro che ci aspetta. Polanyi infatti si sforza di cercare il senso degli eventi storici e dei rivolgimenti economici che originarono e seguirono alla grande crisi economica e finanziaria del  1929 analizzando il cambiamento della coscienza collettiva e i comportamenti di una popolazione o di un gruppo sociale.

Karl Polanyi

 

Economia e antropologia, comparazioni storiche e analisi sociologiche, psicologia di massa, un ampio ventaglio di scienze umane vengono utilizzate  in un lavoro di grande rigore intellettuale e metodologico, animato però dalla forza e dello spirito di una domanda che risuona in ogni pagina del libro e che è l'elemento che ci coinvolge ancora oggi direttamente: come è possibile, come è stato possibile?

Come è stato possibile il crollo generale dell'economia e dello Stato liberale? Come è stato possibile l'avvento del fascismo e qual'è la sua essenza? Come è possibile non capire che uomo e ambiente (lavoro e terra) non si possono considerare semplici merci disponibili sul mercato senza intaccare la sostanza naturale e umana della società? Come è possibile risolvere  il conflitto fra società e mercato, fra economia e politica («potere e valore» nell'espressione dell'autore) preservando libertà individuale e democrazia politica?

Infine, come è possibile misurarsi con il tema della libertà in una società complessa muovendo dal fallimento della civiltà liberale e senza cadere in degenerazioni totalitarie?

Nelle prime tre righe viene dichiarato il piano dell'opera: «La civiltà del diciannovesimo secolo è crollata. Questo libro si occupa delle origini politiche ed economiche di questo avvenimento oltre che della grande trasformazione che l'ha seguito.» (Polanyi, LGT cap.1 p.5)

Secondo Polanyi la civiltà del diciannovesimo secolo si reggeva su quattro istituzioni: «La prima era il sistema dell'equilibrio del potere che per un secolo impedì guerre lunghe e devastatrici fra le grandi potenze. La seconda era la base aurea internazionale, che simboleggiava una organizzazione unica della economia mondiale. La terza era il mercato autoregolatesi che produceva un benessere economico senza precedenti. La quarta era lo Stato liberale» (Polanyi, LGT cap.1 p.5)

La caduta della base aurea internazionale, il cuore della Haute Finance, fu per Polany l'evento decisivo per il crollo definitivo della economia e di tutto ciò che restava delle istituzioni liberali, ma la fonte e la matrice del sistema, quello che diede origine a una specifica civiltà era in realtà il mercato autoregolato. «La base aurea era solo un tentativo di estendere il sistema del mercato interno al campo internazionale. La chiave del sistema istituzionale del diciannovesimo secolo si trovava nelle leggi che governavano l'economia di mercato» (LGT cap.1 p.5)

La grande trasformazione a cui si riferisce l'opera di Polanyi è quindi quella trasformazione di cui furono oggetto le istituzioni liberali, in primis gli stati nazionali e il sistema finanziario, negli anni trenta del XX secolo, e che l'autore indica come una reazione e al tempo stesso concausa alla crisi del liberalismo economico che si era imposto come dottrina economica generale nel corso del XIX secolo.

Polanyi individua le origini profonde della «crisi» e poi del crollo generale della civiltà liberale, nella contraddizione insanabile tra la sostanza naturale della società e l'utopia di un mercato che si autoregola e si afferma come principio ordinatore della società, trasformandola in una società di mercato.

«La nostra tesi – scrive Polanyi – è che [...] un'istituzione del genere (il mercato autoregolantesi, ndr) non poteva esistere per un certo periodo di tempo senza annullare la sostanza umana e naturale della società, essa avrebbe distrutto l'uomo fisicamente e avrebbe trasformato il suo ambiente in un deserto. Era inevitabile che la società prendesse delle misure per difendersi, ma qualunque misura avesse preso, essa ostacolava l'autoregolazione del mercato [...]» Nella storia umana l'economia di mercato è una particolare eccezione, «Identificare l'economia con il mercato – dice Polanyi - è un grave errore degli economisti liberali».

L'idea di Polanyi è che l'economia sia il frutto di relazioni sociali e che il processo economico sia completamente immerso e non separabile dal sistema sociale.

«La separazione istituzionale della politica dall'economia implicava una negazione della validità della sfera politica [...]» (da LGT p.317)

Dalla crisi dell'economia di mercato e dal crollo delle isitituzioni politiche liberali trovò spazio l'affermarsi del fascismo. «Un paese che si avvicinava al fascismo mostrava dei sintomi tra i quali non era necessaria l'esistenza di un vero e proprio movimento fascista» (LGT p. 298).

L'ultimo capitolo de «La Grande Trasformazione» è dedicato alla questione della libertà in una società complessa.

Senza togliervi il gusto della scoperta, indico solo la tematica a noi tutti cara del rapporto fra economiae politica (potere e valore) considerati da Polanyi aspetti inscindibili della realtà relativamente a cui nessun individuo ha la possibilità (libertà) della non partecipazione. Qualunque convinzione, anche quella di non aver convinzioni politiche, partecipa a legittimare un assetto di potere, e qualunque desiderio o aspirazione su come soddisfare una necessità o bisogno partecipa a determinare il valore economico.

Polanyi scrive il suo libro proprio negli anni della seconda guerra mondiale (prima edizione del 1944) e forse questo essere immerso nella tragedia spiega l'urgenza morale, la passione etica che muove l'autore e che orienta la sua ricerca verso nuove soluzioni possibili più che a semplici analisi.

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