Venerdì, 23 Agosto 2019 | 06 :42:17

Fca, lo stato d’eccezione diventa normalità

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In questi giorni Pomigliano e Melfi sono al centro dell'attenzione. La sovversione delle relazioni sindacali e il rilancio dell'offensiva del ricatto lavoro–diritti, iniziata a Pomigliano con il Contratto specifico, si sta compiendo a Melfi. Mentre a Pomigliano permane la produzione della sola «nuova» Panda che non satura tutto lo stabilimento, alla Sata in Basilicata con la ristrutturazione di una linea e la produzione di due nuovi modelli 500 X e Renegade per il mercato Nafta ed Emea, la salita produttiva, il comando della prestazione, lo sfruttamento del lavoro a qualsiasi condizione, sono la manifestazione concreta del ricatto della crisi.

Fca, lo stato d’eccezione diventa normalità

 

Oggi produrre in Italia a Fca conviene perché oltre ad aver garantita la professionalità delle maestranze, la direzione aziendale può contare su un orario di lavoro più alto che in Volkswagen, mentre il salario è più basso sia nella paga base che nella parte premiale. Poi ci sono altri vantaggi per le esportazioni: investimenti pubblici, gli accordi commerciali Ue-Usa, la svalutazione dell'euro sul dollaro.

Siamo in una nuova fase, si è passati dalla politica degli annunci del 2010 a quella del «qui e ora». La costante è che a decidere è il «manager dei due mondi» che in questi giorni mentre annuncia il rilancio del marchio Alfa dopo quello Maserati e la cancellazione di quelli Fiat e Lancia, sostiene che nel prossimo futuro il processo di semplificazione dei produttori di auto potrebbe portare anche Fca a ulteriori fusioni. Sarà il mercato a decidere, secondo l'amministratore delegato, ma tutti sappiamo che per altri player dell'auto il ruolo del sistema Paese garantisce radici ben salde, quindi un vincolo sociale per l'impresa che invece Fca ha tagliato. Fca ha già modificato il sistema delle relazioni sindacali e industriali in Italia, ma non è finita.

L'obiettivo contrattuale, dopo l'unilateralismo del comando dell'impresa, è la totale variabilità del salario.

Il sistema Wcm sarà il parametro unico di misurazione a cui dovrà conformarsi il salario nel vecchio e nel nuovo continente. Un sistema che garantisce una competitività fortissima perché mette in competizione tra loro gli stabilimenti e i lavoratori del Gruppo, con vincoli assoluti: il salario aumenta solo se «nessuno» si assenta (per malattia, legge 104, permessi ecc.) dal lavoro, non ci sono infortuni, la produttività è data solo dall'aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro; il regime di controllo tra i lavoratori scardina qualsiasi solidarietà e quindi il sindacato stesso. Inoltre, la nuova fase non è solo disciplinare o autoritaria: negli stabilimenti un «esercito di volontari», i team leader, sono un vero e proprio sindacato dell'azienda che vuole convincere i lavoratori e non solo costringerli.

Quella di Fca è una sfida complessiva, sindacale e politica: nel 2010 a Pomigliano è cominciata la demolizione del Contratto nazionale, poi è venuta la volta dello Statuto dei lavoratori, ora toccherà alla rappresentanza democratica e al diritto di sciopero.

Lo stato d'eccezione diventa normalità: il lavoro c'è se rinunci ai tuoi diritti. Bisogna sapere che indietro non si torna, anche nelle forme di confronto con la controparte, mentre bisogna costruire una proposta comune tra i lavoratori: oltre al salario, le condizioni di lavoro e la democrazia in fabbrica sono il punto di svolta.

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