Venerdì, 23 Agosto 2019 | 07 :44:29

Non sarà un pranzo di gala

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Ancor prima della presentazione del piano industriale  negli stabilimenti di Finmeccanica stanno già cambiando parecchie cose. L'azienda ci prende le misure, ci mette alla prova e dove capisce che può andare avanti, procede senza tante discussioni. Lo si vede già ora e lo si vedrà sempre di più se noi non saremo in grado di discutere e affrontare la realtà nei diversi siti e da lì misurarsi con il quadro generale.

Alenia Torino

 

Succedono dei fatti significativi e anomali per chi da tempo conosce e segue Finmeccanica dove si è sempre trattato e convenuto su quasi tutto. A Torino, per esempio, il capo del personale di Alenia, lo scorso 22 dicembre ci convoca e spiega che vuole fare un trasferimento collettivo  di 230 lavoratori da Caselle a Cameri, aggiungendo che loro non hanno la necessità di discuterne con noi ma basterà una semplice comunicazione per avviare i trasferimenti a prescindere dalla volontà degli interessati. Poi l'operazione non è andata in porto, l'azienda è dovuta tornare indietro, i trasferimenti avverranno solo su base volontaria. Ma l'episodio è significativo del come si stanno mettendo le cose e come andranno avanti.

Perciò o noi siamo in grado in tempi rapidi di costringere l'azienda a dirci cosa vuole fare e poi, con un nostro punto di vista, assumere delle iniziative, oppure loro si muoveranno liberamente qua e là provando a portare a casa ciò che vogliono dove riescono a farlo. Tornando a quel tentativo di trasferimento collettivo forzato di cui sopra, se non fosse avvenuto in  Alenia ma in un altro stabilimento dove siamo piùdeboli, la cosa sarebbe passata e loro avrebbero segnato un punto.

Anche dal punto di vista industriale è una questione molto rilevante, perché spostando non solo lavoratori ma il peso dell'azienda da un certo tipo di produzione a un altro, da un settore all'altro, cambia la natura del gruppo. E sono scelte che hanno un impatto nazionale, perché decidere di fare un caccia a Cameri è chiaro che avrà un impatto anche su tutta l'Alenia. E lo dico perché noi la discussione con l'azienda la dobbiamo certamente fare, ma c'è un altro soggetto che va chiamato direttamente in causa, perché Finmeccanica è un patrimonio nazionale con asset strategici: questo soggetto è il governo.

Non possiamo pensare di discutere solo con l'azienda senza coinvolgere anche il governo, perché decidere di fare delle scelte, che sono anche ideologiche in determinati passaggi, aumentare il peso del militare a scapito del civile o per esempio  puntare sull'alta velocità e poi decidere di dismettere la segnalazione e la produzione di un settore fondamentale  come quello ferroviario: due cose non stannoinsieme.

Finmeccanica agisce in settori il cui futuro dipende direttamente dalle scelte dei governi - a livello mondiale o europeo – per esempio sul modello di difesa, e da queste scelte derivano conseguenze precise sull'eccellenza dei prodotti che dipendono dagli investimenti che si fanno. E su molti nuovi prodotti bisogna rilevare che ormai noi siamo ridotti a essere solo l'anello  finale della catena produttiva, non facciamo praticamente più progettazione e anche a proposito del  grande successo tanto sbandierato delle revisioni, alcuni delegati e lavoratori ci spiegano che noi faremo sostanzialmente gli apprendisti, perché per fare davvero la revisione dall'inizio alla fine devi essere quello che ha prodotto tutti i manuali di un determinato aereo: insomma, anche in questo caso saremo solo l'anello finale, comandati da altri. Lo stesso ragionamento vale per lo spazio, perché non è credibile acquisire dei nuovi settori riducendo i costi interni, né tanto meno siamo tranquilli perché si sono trovati un po' di denari per stare in piedi fino al 2017: finiti quelli poi non si sa dove andare se manca un'idea complessiva di paese e di quali scelte fare nei prossimi anni.

Così si va avanti a giornata, con qualche finanziamento qua e là, ma continuando a dipendere dagli altri. E per questo il confronto e il coinvolgimento del governo per noi è centrale. Soprattutto quando si fanno grandi proclami e poi non si mettono in campo le risorse per trasformarli in realtà. E, allora, dobbiamo chiedere al governo dove  sono i soldi per gli investimenti, perché l'azionista di riferimento è lui.

Poi c'è la questione dei rapporti di forza, che sono importanti, soprattutto in un'azienda come questa. Moretti ha parlato di un processo di ristrutturazione  rapido: se non mettiamo un argine e va avanti con questo progetto,al passaggio successivo non staremo più a discutere se una divisione debba avere o meno un  trattamento di trasferta ma magari anche in Finmeccanica ci troveremo a discutere sul trattamento unico o sul contratto unico. E poiché quest'anno ci troveremo a discutere della sorte del contratto nazionale di categoria ho la sensazione che anche da noi ci sarà la tentazione regressiva di fare da sé, la tentazione di fare un contratto specifico di Finmeccanica, sul modello Fiat, insomma.

In questo scenario noi dobbiamo mettere in campo tutta la nostra intelligenza, la nostra forza e la nostra capacità di mobilitazione, anche con un ruolo autonomo, perché io sugli altri non ci faccio molto affidamento. L'ho visto nella vicenda che ricordavo prima dei trasferimenti a Cameri: quando va bene si accodano, altrimenti cercano di mettersi d'accordo con l'azienda. Non è una novità, ma dobbiamo fare una discussione vera su tutto quest'insieme di problemi, con l'obiettivo di modificare un percorso scritto dall'alto  e che si vorrebbe indiscutibile. Non sarà semplicissimo, ma dobbiamo provarci tutti assieme.

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