Lunedì, 21 Ottobre 2019 | 09 :23:43

Finmeccanica vista dal di dentro, la parola ai delegati

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«Diciamocelo chiaramente: l’Ansaldo Breda che fine farà? Noi cosa siamo disposti ad accettare e cosa no?

Pensiamo che ormai la frittata sia fatta e non ci sia più nulla da fare?». Senza tanti giri di parole, l’Rsu Cavallo, dà così il via alla discussione nell’ultima assemblea nazionale dei delegati e dirigenti Fiom del gruppo Finmeccanica,
aperta dalle relazioni di Rappa, Potetti e Pagano. Il delegato dell’Ansaldo Breda è arrabbiato e preoccupato per la dismissione della sua fabbrica, che secondo le intenzioni dell’Ad Mauro Moretti è destinata a uscire dalla casa madre perché sarebbe «non strategica»; e poco importa all’amministratore delegato delle professionalità e delle potenzialità produttive di un’impresa che sul mercato è in grado  di competere benissimo. Alle domande di Cavallo cercherà di rispondere il documento finale in cui non si dà per chiusa la partita e si ribadisce che la Fiom
non intende accettare alcuna dismissione o licenziamento. 

Finmeccanica vista da dentro

Ma le preoccupazioni del delegato dell’Ansaldo Breda sono abbastanza condivise da  tutti gli altri delegati e funzionari territoriali, perché il terremoto annunciato da Moretti scuote dalle fondamenta un gruppo in cui per anni – per citare una frase ricorrente in numerosi interventi – tra azienda  e sindacati «ci si era abituati a contrattare e poi concordare su quasi tutto».

Che i tempi stiano cambiando l’ha detto chiaramente il segretario nazionale della Fiom Rosario Rappa nella sua introduzione e tutta la discussione che ne è seguita si è mossa da questa presa d’atto, che non risparmia niente e nessuno: per capire davvero quale sia il futuro del gruppo e di ciascun stabilimento, sapendo che sarà sempre più difficile, persino pericoloso, muoversi in ordine sparso o arrangiarsi ciascuno per proprio conto. A partire dalle
realtà che sembrano più a rischio, in particolare quelle meridionali, come ha sottolineato Bruno della Fiom di Napoli, secondo cui «la priorità è quella di dimostrare che si può fare pulizia nel gruppo – soprattutto nella gestione degli appalti – senza chiudere gli stabilimenti. In particolare quelli del Sud. E per questo bisogna pretendere che il governo investa in Finmeccanica», concetto ripreso e sottoli-neato da Scotto, Rsu della Mbda di Fusaro, che chiede alla Fiom «di elaborare una chiara piattaforma rivendicativa per tutto il gruppo, soprattutto per impegnare il governo a investire sui gioielli di famiglia».

Sempre da Napoli arriva l’intervento di Castaldi, Rsu dell’Alenia Aermacchi di Capodichino, secondo cui «la sorte del sito è quasi segnata e va verso una disastrosa dismissione, a meno che noi non riusciamo a imporre un’altra  logica allargando il confronto con l’azienda puntando sulla vertenza di gruppo, che eviti l’isolamento delle sue  parti più deboli e più a rischio».

Se si passa dalle realtà napoletane a quelle del resto d’Italia, la situazione non sembra cambiare molto. In certi casi sembra persino andare peggio, come fa capire Piastra della Fiom di Palermo che racconta cosa succede nella sede siciliana di Telespazio: «Sono anni che da noi si susseguono gli annunci di chiusura. Ora ce l’hanno detto di nuovo, anche se non la chiamano cessione. Ma bisogna avere consapevolezza che i processi di ristrutturazione potrebbero essere drammatici, perché i trasferimenti equivarrebbero a dei licenziamenti» e, auspicando una maggiore coesione e solidarietà, chiede che «a iniziare dal prossimo incontro al Ministero dell’Economia si eviti di isolare i singoli casi per convogliare tutti in una vertenza generale».

De Sanctis, Rsu della Selex Laurentina di Roma spiega che «il nuovo piano industriale finisce per far ricadere tutto il peso della ristrutturazione e del rilancio del gruppo sulle persone e sui lavoratori. Cui si vorrebbe far pagare la necessità di fare cassa per risanare i bilanci e per poter fare nuovi investimenti».

Logica da rifiutare, insieme a quella dei «favori e appoggi politici, che hanno fatto la storia del gruppo e tante sue disgrazie», come denuncia Bellegoni, segretario generale della Fiom di La Spezia, ricordando che anche in Liguria, dall’Oto Melara alla Selex, «spesso di fronte alle difficoltà aziendali, dal territorio arrivano gli appelli alla politica per salvare questo o quello... cercando il referente a Roma, come può essere da noi con la Pinotti, ministro della difesa e per questo ancor più sensibile a certe produzioni», deriva che isola e divide e che solo l’azione comune può evitare.

Mattii dell’Ansaldo Breda di Pistoia trova radici antiche nella precedente decisione di Finmeccanica di considerare non strategiche le produzioni ferroviarie: «Da almeno cinque anni non c’è più alcun investimento sul personale, pezzi interi di produzione sono stati sfilati uno a uno dallo stabilimento, ci sono lavoratori esterni a Breda che operano in pianta stabile nella nostra fabbrica, il tutto gestito con mille clientele, mentre spingono la gente ad
andarsene e dimettersi. Le ultime commesse assegnate, finiscono nel 2017. E poi che si fa? Dobbiamo insistere
su un piano nazionale per i trasporti, ma se il governo continua a ignorare questa richiesta che facciamo? »
Carlan, Rsu dell’Alenia Aermacchi di Venegono (Varese) denuncia invece l’uso intensivo del personale: «Da noi
per rispettare gli obiettivi produttivi chiedono la piena disponibilità di orari, con tanti straordinari e turni notturni che vengono comunicati all’ultimo momento, come se l’azienda fosse in un perenne stato di confusione che risolve facendola scontare ai lavoratori» e aggiunge che proprio in questa chiave il Jobs Act e le norme sul demansionamento cadranno a proposito; mentre un altro delegato di Varese, Polacchini dell’Agusta Westland, affonda il coltello nella piaga dell’inefficienza manageriale: «Altroché 50% di dirigenti inadeguati, se parlate con i lavoratori vi diranno che quelli buoni arrivano appena al 25%, non bisogna essere degli scienziati per capirlo... E per questo più che da noi, le nuove risorse Moretti le dovrebbe cercare in quel settore lì».

Una situazione che per Bonazzi, Rsu Selex di Genova, bisogna affrontare «evitando di farsi fregare dalla tattica di sfilare ogni specifica situazione dal quadro generale e perciò bisogna avere le idee ben chiare. Nel nostro stabilimento stanno giocando la carta dell’automazione, ma non dobbiamo accettare tutto quello che ci viene proposto senza inserirlo in un piano che riguarda tutto il gruppo». Metodo che sembra indispensabile visto che, come ricorda Rizzi, suo collega della Rsu Selex di Nervino, «in pochi mesi siamo passati da 42 a 29 siti, gestendo una ristrutturazione fatta di accorpamenti e 400 posti di lavoro persi. E ora una nuova tornata andrebbe a incidere  sulla carne viva di Selex, dove non c’è nemmeno più spazio per prepensionamenti o altra mobilità». Eppure, sottolinea Albanese, Rsu della Thales di Roma, «siamo uno dei pochi paesi al mondo cheavrebbero  tutto quello che serve per andare nello spazio ed essere leader di questo settore. E invece, stiamo qui a parlare di razionalizzazione e tagli...», chiamando anche lui pesantemente in causa il governo e la sua latitanza in materia  di politica industriale.

La crucialità del rapporto tra impresa e politica nei settori di Finmeccanica è ripreso anche da Calosi, segretario della Fiom di Firenze e da Amendola, segretario della Fiom di Napoli. Per il primo «Moretti propone al sindacato di “cambiare verso”, ma il rapporto dell’azienda con il mondo politico rimane inalterato, mentre è urgente chiedere al governo di chiarire la missione strategica del gruppo a livello internazionale». Il secondo, ricordando che «dal 2011 a oggi a Napoli Alenia ha perso 1.000 posti di lavoro», insiste per «fare del caso Finmeccanica un problema
di carattere strategico nazionale rifiutando la logica delle vertenze territorio per territorio, a iniziare dal coinvolgimento della Cgil fino al confronto diretto con tutte le istituzioni politiche, governo e Parlamento in primis. E di farne un tassello per le alleanze sociali che la Fiom deve costruire nella fase che si è aperta dopo le mobilitazioni di fine 2014».

La discussione si è conclusa con gli interventi di Somma, Rsu Selex Laurentina che ha proposto di concentrare le prossime mobilitazioni in una stessa giornata di lotta e Salice, Rsu Telespazio di Scanzano, che ha ricordato «quanto ancora pesino le malefatte della gestione Guarguaglini, cosa che dovrebbe spingere il sindacato e i delegati a porre maggior attenzione e sviluppare una propria iniziativa su questi aspetti della vita aziendale».

A chiudere le conclusioni di Maurizio Landini che ha chiesto ai delegati di aprire da subito «un percorso serrato di confronto con i lavoratori per costruire le premesse per una mobilitazione da allargare anche ai dipendenti degli appalti, sapendo che probabilmente la Fiom dovrà farsene carico da sola» e ha annunciato che verrà chiesto alle commissioni parlamentari di ascoltare, oltre a quello dell’impresa, anche il punto di vista dei sindacati sul piano industriale di Finmeccanica e sulle sue prossime mosse.

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