Domenica, 15 Settembre 2019 | 11 :57:13

In cantiere. Pronta la piattaforma della Fiom su Fincantieri: un progetto che mette al centro il lavoro

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Lo scorso dicembre ci siamo trovati di fronte a un fatto inedito. All'incontro con Fincantieri - chiesto per discutere i programmi produttivi dopo una lunga crisi governata in qualche modo grazie agli accordi sindacali - l'azienda si è presentata con una vera e propria piattaforma rivendicativa. La sostanza del discorso aziendale era che i lavoratori avrebbero dovuto meritarsi le nuove commesse e guadagnarsi il lavoro rinunciando ai diritti, per contribuire al bene di Fincantieri (cioè ai suoi profitti) con il peggioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro.

Con una serie di sacrifici: la rinuncia alle 104 ore di permessi retribuiti e al premio di programma ed efficienza trasformandolo semmai in un premio di risultato totalmente variabile legato in gran parte alla redditività come soglia di accesso al premio stesso; una maggiore produttività collettiva e individuale; la mano libera sulla gestione degli orari; una riorganizzazione del lavoro per limitare ancor più le responsabilità di Fincantieri su appalti e sub appalti destinati ad aumentare; la riduzione dell'agibilità sindacale e la creazione di un'organizzazione di capi esentati dal contratto aziendale, una sorta di Gladio di fabbrica.

 

E, ancora, rinunce economiche e peggiori condizioni di lavoro «in cambio » di alcune generiche proposte di welfare aziendale. Inoltre sarebbe cessata, al massimo nel giro di un mese, l'erogazione del premio di programma, di quello legato all'efficienza e anche di una parte fissa degli attuali istituti (premio di produttività di area e di unità) che in busta paga valgono 69€ al mese.

Un'offensiva così pesante contro lavoratori e sindacati aveva (e può ancora avere) due scopi. Da un lato, pensare che i rapporti di forza siano talmente favorevoli a Fincantieri da consentire all'azienda d'imporre di lavorare di più stando peggio e guadagnando meno, usando il ricatto di un sistema fondato sugli appalti e subappalti - sempre più illegale e sottopagato - in una concorrenza al ribasso tra i lavoratori di Fincantieri e quelli delle ditte esterne. E aprire così uno scontro misurato essenzialmente sui rapporti di forza. Dall'altro lato l'offensiva dell'azienda vorrebbe costringere sindacati e lavoratori a «giocare in difesa», annullando qualunque autonomia nella costruzione di rivendicazioni che affrontino i problemi «profondi» che segnano la vita e il lavoro in Fincantieri e costringerci, alla fine, a misurarci sul terreno che l'azienda impone, accontentandoci cioè di puntare alla «riduzione del danno». Entrambi le ipotesi a mio avviso sono ancora in campo e l'esito dipenderà dalla reazione dei lavoratori.

Di fronte a questo panorama, per i lavoratori e per il sindacato l'unica possibilità è presentare una piattaforma che contrasti con argomenti concreti queste pretese e dunque affronti tutti i problemi che oggi si presentano in azienda e su queste basi avviare il negoziato, mettendo al centro delle nostre richieste i nodi strutturali dell'azienda: dai piani industriali alle infrastrutture, dall'occupazione alle inefficienze ormai strutturali, fino al nodo centrale di una regolamentazione e riduzione degli appalti semplicemente per cercare di fare diventare Fincantieri una azienda normale. Su queste basi abbiamo discusso nei nostri coordinamenti e con Fim e Uilm.

Auspicando una piattaforma unitaria abbiamo elaborato un documento che però ha prodotto non una ma due piattaforme, quella della Fiom e quella di Fim e Uilm. Perché? Semplicemente perché dalla piattaforma di Fim e Uilm sono scomparsi alcuni punti sostanziali. Ogni lavoratore potrà verificarlo nella lettura attenta di due testi solo formalmente simili ma molto diversi su lacune richieste per noi essenziali.

Qui cito solo alcuni esempi: di fronte a una ripresa degli ordinativi serve un aumento dell'occupazione, altrimenti quel lavoro in più verrà dato in appalto; il sistema degli orari che non può essere a totale discrezione dell'azienda, deve essere rivisto, negoziato con le Rsu di stabilimento e condiviso dai lavoratori; bisogna aumentare e consolidare il salario, incrementando e dando certezza al premio di programma, rivisitando, trasformando e aumentando il premio-efficienza oggi erogato in quantità discrezionali dell'azienda - richieste stralciate nel documento Fim e Uilm - mentre si vorrebbe rendere ancora più variabile il salario legandolo a una soglia di accesso alla redditività, all'andamento in borsa, strumenti che sono fuori dal controllo dei lavoratori. E, poi, non si vuole che Fincantieri sia responsabile degli appalti e di cosa succede in quel «mondo» che non può più rimanere «a parte», che bisogna limitare, mettere sotto controllo con una regolamentazione in capo al capo-commessa. Anche sulla democrazia noi vogliamo che la validità degli accordi sia sancita dal voto dei lavoratori interessati.

Potrei continuare con ulteriori esempi, ma penso che quelli fatti possono chiarire le differenze che non hanno permesso una piattaforma comune. Tuttavia, poiché non ci interessano battaglie di bandiera ma vogliamo invece affrontare i problemi reali dei lavoratori Fincantieri, presenteremo, se condivise, all'azienda le nostre richieste senza nessuna polemica o spirito di contrapposizione con Fim e Uilm, auspicando che nel corso del confronto si arrivi a un accordo condiviso da tutti e soprattutto dai lavoratori che sono i destinatari di ciò che noi ci apprestiamo a fare.

Nei prossimi giorni discuteremo la piattaforma nelle assemblee per rafforzare con il contributo dei lavoratori gli argomenti da sostenere e farli meglio corrispondere alle loro necessità. Le richieste devono diventare un patrimonio comune dei veri titolari della contrattazione, i protagonisti che incidono sull'esito del negoziato. Cui chiediamo di esprimersi e di votare la piattaforma, perché il parere definitivo dei lavoratori per noi rappresenta un vincolo. Lo faremo utilizzando il voto segreto. È scontato che la nostra forza sarà pari alla partecipazione, a quanti andranno a votare e al consenso che la piattaforma riceverà.

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