Domenica, 15 Settembre 2019 | 08 :25:10

Pomigliano, una fabbrica divisa in tre

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Nello stabilimento di Pomigliano d'Arco la situazione è molto peggiore di quello che la Fiat cerca di mostrare all'esterno. Se da un lato il Gian Battista Vico è lo stabilimento Medaglia d'oro, visitato quotidianamente da delegazioni provenienti da tutto il mondo, la realtà nei reparti è ben diversa. La fabbrica attualmente è ancora divisa in tre fasce, più il polo logistico di Nola situato a pochi chilometri da Pomigliano.

In fascia A (2.024 operai e 259 tra impiegati e quadri) ci sono i lavoratori dei reparti addetti alla produzione diretta della Panda (montaggio, lastratura e verniciatura) che lavorano regolarmente tutti i giorni. In fascia B (356 operai, 38 impiegati, 8 quadri) ci sono i lavoratori addetti allo stampaggio attualmente in cds come i lavoratori della fascia C (1.802 operai, 146 impiegati, 23 quadri) che svolgono mansioni non direttamente collegate alla produzione della Panda come l'affidabilità, i magazzini l'attrezzeria e l'area travasi, attività che era destinata a Nola ma attualmente spostata all'interno di Pomigliano costringendo i lavoratori del polo logistico ad ulteriori periodi di cassa, nonostante sia palese la possibilità da parte dell'azienda di riportarli all'interno dello stabilimento ed estendere anche a quei lavoratori il cds.

 

Per quanto riguarda la produzione a Pomigliano si produce la sola Panda che come già detto non riesce a dare lavoro a tutte le maestranze. Da poco è partita anche la produzione della versione Cross, ma nonostante ciò il numero di addetti alla produzione diretta non è aumentato. Questo è dovuto sopratutto ad una nuova organizzazione del lavoro che costringe i lavoratori a ritmi massacranti. Al montaggio i ritmi sono frenetici e molti lavoratori iniziano la giornata lavorativa con antidolorifici sempre a portata di mano. La catena di montaggio viaggia sempre più veloce di mezzo secondo e nonostante le nostre ripetute denunce l'azienda non prende provvedimenti.

In lastrosaldatura succede che più postazioni di caricamento vengono svolte da un solo addetto e molte figure prima esterne alla produzione oggi fra le altre mansioni svolgono regolarmente attività lavorativa. Se si calcola che nello stesso reparto a seguito della riorganizzazione aziendale mancano all'incirca 150 operai si capisce come l'azienda abbia ridotto gli organici caricando di lavoro i pochi operai che ci sono.

In verniciatura su alcune postazioni succede lo stesso. Allo stampaggio poi addirittura l'azienda di comune accordo con i sindacati firmatari senza consultare i lavoratori ha introdotto momentaneamente il 18º turno pagandolo in modo ordinario derogando di fatto il ccsl.

All'affidabilità i lavoratori sono soggetti al contratto di solidarietà e lavorano in media dal 20% all'80% al mese. Nell'area travasi in media si lavora 3 giorni. Come Fiom abbiamo più volte ribadito la necessità di estendere il contratto di solidarietà a tutta la fabbrica. Tale richiesta mai come in questi giorni trova un senso perché è notizia recente che per il mese di ottobre, causa calo di richieste, sono previsti 9 giorni di cassa integrazione che coinvolgeranno tutti i lavoratori dello stabilimento e questo potrebbe essere solo l'inizio di un nuovo ciclo di fermi produttivi.

Per quanto riguarda le prospettive future, nell'ultima discussione sui piani futuri l'azienda sembra aver palesato l'arrivo a Pomigliano del restyling della Panda. Il rischio concreto è che nel 2018, presunta data dell'arrivo del nuovo/vecchio modello, addetti alla produzione saranno gli stessi lavoratori impegnati nella produzione attuale, lasciando irrisolti, se non peggiorati, i problemi occupazionali che attanagliano i lavoratori di Pomigliano dal 2008. La situazione sindacale è davvero paradossale.

Dopo il nostro rientro l'azienda continua nel suo atteggiamento ostativo talvolta discriminatorio nei nostri confronti. Capi troppo invadenti, ostacoli anche solo per visionare un cartellino operazionale, pressioni verso chi si è anche solo avvicinato per salutarci o per offrirci un caffè alle aree ristoro e strani trasferimenti di lavoratori a noi vicini sono all'ordine del giorno. Anche l'atteggiamento dei delegati delle altre sigle sindacali è quello di chi sta combattendo non una battaglia di merito sulle posizioni ma una guerra personale, una guerra di sopravvivenza.

In tutti questi anni nonostante lo stretto, strettissimo, rapporto con l'azienda non sono mai riusciti a risolvere nessuno dei tanti problemi anche di sicurezza ancora presenti all'interno della fabbrica.

Tanti lavoratori appena siamo rientrati ci hanno chiesto di intervenire su problematiche irrisolte da anni, come ad esempio nel reparto Mapo Maps dove mancavano alcune delle più elementari condizioni di sicurezza, e questo ha messo in allarme non solo l'azienda ma anche i delegati delle altre organizzazioni che facendo leva sempre sul ricatto occupazionale, «fuori ce ne sono più di mille tu sei fortunato che lavori» cercano di crearci il vuoto attorno. Addirittura in vista delle elezioni di Cometa hanno chiesto ai lavoratori di consegnargli le schede in bianco, per paura che qualche lavoratore possa votare la lista Fiom.

Questo atteggiamento dà il senso del grave disagio che vivono quotidianamente, che associato alla rabbia di tanti operai nei loro confronti che li vedono tutti i giorni andare in giro senza mai essere nella propria postazione di lavoro crea una situazione esplosiva.

Nonostante tutto la nostra azione quotidiana è volta principalmente a sensibilizzare chi attualmente lavora, aver ottenuto il contratto di solidarietà anche solo per una parte della fabbrica è solo un primo passo, oggi con i lavoratori parliamo della necessità di lottare tutti insieme affinché ci sia un’equa redistribuzione del lavoro per tutti, per un miglioramento delle condizioni di lavoro e per un ripristino della democrazia oltre i cancelli della fabbrica che passi necessariamente dalla elezione da parte dei lavoratori dei propri rappresentanti.

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