Mercoledì, 23 Ottobre 2019 | 00 :33:51

A Mirafiori è sempre il tempo delle promesse mancate

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Fino al 2009/2010 a Mirafiori si producevano 200.000 vetture l’anno (Mito, Musa, Idea, Punto, Multipla) e nel 2014 chiuderemo a circa 15.000 vetture con un solo modello – la Mito – lavorando mediamente tre giorni al mese circa 1.500 persone: il 2 settembre ci è stata comunicata altra cassa integrazione per riorganizzazione che coinvolgerà 6.270 lavoratori, tra operai, impiegati e quadri fino a settembredel 2015. Era il 2011, quando nel referendum voluto da Marchionne si chiedeva esplicitamente ai lavoratori con un «si» l’accettazione ai cambiamenti radicali nel modo di gestire la fabbrica promettendo investimenti di due miliardi e modelli nuovi (Suv 500, Jeep) e affermando «faremo partire gli investimenti previsti nel minor tempo possibile». Da allora sono passati all’incirca quattro anni ma degli annunci non c’è traccia, la Jeep e il Suv 500 sono sfumati, così come la «Cinquecento L» del tanto decantato e famosissimo «Piano Italia».

In tutti questi anni i lavoratori hanno assistito nei vari annunci d’investimento a dichiarazioni euforiche da parte di quei sindacati che hanno sottoscritto l’accordo continuando a sottoscriverne altri senza impegni precisi da parte aziendale. A tutto questo bisogna aggiungere anche il sostegno che Marchionne ha avuto direttamente dalle forze politiche e istituzionali ricordando i vari incontri avuti a livello nazionale (Berlusconi, Monti e Letta) comunale e regionale (Fassino, Cota, Chiamparino) ma da tutto ciò le condizioni lavorative sono peggiorate.

L’unico cambiamento visto in questi anni è stato la nascita del «Polo del Lusso» (Torino-Grugliasco) che ha portato lavoro su una realtà, la ex Bertone di Grugliasco (acquisita dalla Fiat) ferma da diversi anni, dove si producono la Maserati quattro porte e la Ghibli. Con la crescita della produzione in questa realtà sono stati inseriti circa 1.900 lavoratori provenienti da Mirafiori Carrozzeria, ma ancora una volta il metodo Fiat ha escluso da questi spostamenti le Rsa Fiom di Mirafiori, lasciando quella realtà sottorappresentata. Oggi siamo di fronte a una discrepanza fra due realtà che vivono nel «Polo del Lusso» ovvero mentre a Mirafiori si continua con la cassa integrazione, su Maserati Grugliasco sono stati attuati i 12 turni; da parte della Fiom era stata proposta l’attuazione dei tre turni lavorativi per allocare più lavoratori.

Oltre a non avere a oggi assegnati nuovi modelli, vediamo anche che altri lavoratori vengono spostati in altre realtà Fiat presenti nel torinese: se da un lato questo può essere positivo, perché offre la possibilità agli stessi di non vivere più la drammatica realtà della cassa integrazione, sotto un altro aspetto abbiamo l’impressione di un lento svuotamento dello stabilimento che solo qualche anno fa occupava 5.600 persone e ad oggi non raggiunge i 3.500. Ancora una volta la Fiat non assume impegni precisi.

Nessuna «formale certezza» nel rinnovo di Cigs del nuovo e «super annunciato» Suv Maserati Levante.

Nessuna istituzione, del nostro Paese chiede conto a Marchionne e alla famiglia Agnelli di tutto ciò. Se tutto va bene a Torino, nel tanto reclamizzato «Polo del Lusso» si produrranno forse 70.000 Maserati, mercato permettendo ovviamente! Cioè la quantità di auto Premium che erano prodotte dalle Carrozzerie Bertone e Pininfarina, mentre mancano quantitativamente a Torino le 200.000 vetture che erano prodotte a Mirafiori e nell’indotto abbiamo perso già 10.000 posti di lavoro.

Dal nuovo piano «annunciato» dagli Usa, se realizzato, in Italia produrremmo 700.000 autovetture cioè come nel gioco dell’oca, siamo tornati alla casella di partenza del famoso Piano Italia del 2010... Altro che 1.400.000 pezzi!

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