Martedì, 22 Ottobre 2019 | 17 :04:16

Le buone radici di una nuova iniziativa internazionale

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La dimensione internazionale dell’iniziativa sindacale è nata insieme al movimento operaio espressa dall'appello «lavoratori di tutto il mondo unitevi!» con cui Carlo Marx indicava la condizione necessaria per rispondere efficacemente allo sfruttamento del lavoro e dell'ambiente generato da un capitalismo per sua natura internazionale o come diremmo oggi «globale». Oggi qualunque lavoratore di un qualunque settore dell'industria o dei servizi verifica la difficoltà e la debolezza dei lavoratori e dei loro sindacati nel negoziare migliori condizioni di lavoro e di reddito.

 

Divisi e rinchiusi nei propri ambiti nazionali, i sindacati non sono in grado di contrastare un processo di sfruttamento globale, dove un capitale finanziario libero di spostarsi da una parte all'altra del pianeta ricatta i lavoratori mettendoli in concorrenza fra loro in una gara al ribasso il cui effetto è la riduzione dei salari e dei diritti, l'aumento delle diseguaglianze e  della povertà, il peggioramento delle condizioni di lavoro e il degrado ambientale. Per questo la Fiom ha condiviso la  creazione di un unico sindacato internazionale dell'industria (e lo propone, da sola, anche per la Cgil) e sostiene la   necessità di un’azione negoziale solidale del sindacato a livello interazionale che – a partire dal coordinamento contrattuale e dalla realizzazione di accordi quadro nelle imprese multinazionali – operi  per la generalizzazione dei diritti del lavoro e della
contrattazione collettiva, e contrasti la logica che vuole lavoratori e sindacati insieme all'impresa nella competizione con altre imprese, lavoratori e sindacati.

In Italia oltre ai grandi gruppi come Fiat (FCA) ed Electrolux, dove siamo «sulle barricate» per difendere occupazione e diritti, ci sono moltissime piccole e medie imprese che sono parte della catena del valore di gruppi multinalzionali e in cui ci proponiamo di potenziare la nostra azione di contrattazione e di coordinamento a livello internazionale. Guardando alla dimensione internazionale ci sono altre parole d'ordine, altri slogan che hanno caratterizzato l’iniziativa della Fiom e che ci ripropongono nuovi terreni di lotta. «No alla guerra senza se e senza ma» ci indica non solo il bene assoluto della pace e il rifiuto della guerra come mezzo per la risoluzione dei conflitti internazionali. Ci indica anche il rifiuto di un’economia armata, dominata da uno scandaloso livello di spesa militare che non solo alimenta le guerre, ma sottrae risorse fondamentali per il welfare e l'istruzione, per combattere la povertà e ridurre le diseguaglianze, per la difesa dell'ambiente e per la solidarietà sociale. Il costosissimo programma JSF con l'acquisto degli aerei F35 è l'esempio più recente di questo immorale e dissennato uso di risorse.

La Fiom conferma il suo impegno nella campagna contro l'acquisto degli F35 e sarà parte del movimento pacifista che si è dato appuntamento all'Arena di Verona il 25 aprile per un'Arena di pace e disarmo, invita alla partecipazione lavoratori e cittadini. Il nostro impegno per la pace e per i diritti dei popoli ci richiama ad una rinnovata iniziativa politica per una pace giusta in Palestina. Una terra dove la comunità internazionale appoggia o tollera una sistematica e continua violazione del diritto internazionale e dei diritti umani da parte dello Stato israeliano nei confronti della popolazione palestinese. L'occupazione israeliana dei Territori palestinesi è illegale e deve terminare. La Fiom rilancia il suo impegno per una pace giusta in Palestina, sostenendo tutte le azioni non violente per premere economicamente e politicamente su Israele perchè ponga fine all'occupazione. La Fiom è inoltre fra i promotori italiani della campagna per la libertà di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri politici palestinesi.

L'ultimo slogan richiama e rinnova la scelta della Fiom di essere parte e protagonista del movimento dei forum sociali, di stare insieme a quei giovani e meno giovani che da Genova 2001 e da Porto Alegre rivendicavano e continuano a rivendicare che «Un altro mondo è possibile»

Quando iniziai a discutere con il coordinamento migranti della Fiom, composto da delegate e delegati stranieri del Comitato centrale e dai responsabili migranti dei vari territori, mi accorsi che l'esigenza di tutela dei lavoratori stranieri è ovviamente molto più ampia, così come la loro necessità a integrarsi. È quindi necessario che il gruppo dirigente della Fiom abbia le competenze necessarie per rispondere a queste necessità. Nel momento in cui si contrattano le condizioni dei lavoratori di una fabbrica in cui sono presenti lavoratori stranieri è necessario tenere presenti le loro esigenze specifiche e la loro diversità di fronte alla legge rispetto ad un cittadino italiano. Perchè anche di questo si tratta.

La Fiom conta ormai più di 32.000 iscritti stranieri che in alcuni territori arrivano a essere più di un terzo del totale degli iscritti. La punta più alta è Treviso, dove sono più del 35%, a Modena sono il 25%, a Bergamo sono il 16,5%. Le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici stranieri si concentrano nelle regioni dell'Emilia-Romagna, della Lombardia e del Veneto, che hanno in valore assoluto il numero maggiore di migranti iscritti alla nostra organizzazione. Non si può non tener conto di questo dato. E le differenze presenti nell'organizzazione devono essere accettate e usate come potenziale, come un valore aggiunto all'organizzazione. La Fiom deve diventare sempre di più un sindacato inclusivo, in grado di favorire l'espressione del potenziale individuale e di utilizzarlo come leva strategica per il raggiungimento degli obiettivi organizzativi.

Per questo il coordinamento ha ritenuto utile proporre all'organizzazione una fase di formazione del gruppo dirigente allargato, a partire dai territori dove si concentra il maggior numero di lavoratori metalmeccanici stranieri. Si è convenuto insieme di partire con un primo modulo che abbiamo deciso di chiamare «Rappresentare le diversità: la lavoratrici e i lavoratori migranti». Il modulo è stato progettato insieme all'Inca che ha collaborato alla realizzazione del corso. La finalità del corso è di fornire ai funzionari della Fiom competenze sui temi dell'immigrazione e linee guida sulla contrattazione aziendale e difensiva al fine di rispondere meglio alle problematiche delle lavoratrici e dei lavoratori stranieri per avere un ritorno positivo in termini di consenso e di tesseramento.

Dura una giornata, fino a oggi è stato fatto a dicembre, in forma sperimentale dalla Fiom di Modena, prima che partisse il congresso. Il riscontro è stato buono e vogliamo continuare.

Subito dopo il congresso riprenderemo i corsi di formazione: l'obiettivo è quello di formare tutto il gruppo dirigente sui temi dell'immigrazione e del rispetto e valorizzazione delle diversità. Bisogna rivisitare la mappa delle competenze messe in cantiere per i diversi ruoli nella Fiom con un'ottica “mirata” al tema della diversità.

Siamo di fronte a una prova epocale: nel terzo millennio è la capacità di integrare e valorizzare la diversità la vera sfida per le generazioni future. Lo è anche per la Fiom.

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