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Illegittimo e pericoloso

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Il Testo unico firmato il 10 gennaio da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria cambia le regole della rappresentanza, la titolarità contrattuale, introduce le sanzioni e piomba sul congresso confederale

Pubblichiamo il testo integrale, non rivisto, dell’intervento svolto al Comitato direttivo della Cgil del 17 gennaio 2014.

saldatore

 

Io penso che siamo a un passaggio che dire importante è poco. E quindi, siccome vorrei evitare il valzer dell’ipocrisia, ho deciso di dire esattamente ciò che penso e ciò che pensa il Comitato centrale della Fiom, visto che ieri non c’è stato uno del Comitato centrale della Fiom che abbia detto di condividere totalmente questo accordo in tutte le varie forme in cui si è espressa la discussione.
E siccome io penso che la forma è sostanza, questo organismo dirigente, tutti noi, non siamo stati messi nelle condizioni di fare una discussione libera. Anche se qualcuno qui continua a sostenere il contrario. È un «regolamento» che si è fatto dopo sette mesi, cosa succedeva se, anziché firmarlo il 10, si firmava il 16 e il 10 o l’11 si faceva una riunione per discuterne? Qualcuno me lo deve spiegare. Qual è la drammaticità? Cadeva un governo? Cosa succedeva? Cos’è che ha determinato che non è stato possibile conoscere il testo prima che venisse messa una firma? Qual è l’argomento politico, l’argomento tecnico? Io non l’ho ancora capito. E poi si dice che noi stiamo facendo una discussione libera? È un atto di responsabilità questo? E sarebbe irresponsabile chi dice che non è d’accordo? Ve lo chiedo perché, siccome qui si dice che dobbiamo essere tutti dirigenti responsabili, e io sono assolutamente d’accordo, io parlo per me e per la Fiom: quando è stata messa nella condizione la Fiom, e il sottoscritto, di poter responsabilmente esprimersi su un accordo prima che venga già firmato? Questo lo saltiamo? Questo non è un problema? È una cosa che può succedere o, come ho sentito nei corridoi, è l’ultima volta? E, in ogni caso, siamo di fronte a un punto: noi non stiamo discutendo cosa succede a noi, noi stiamo discutendo di cosa succede a quelli che rappresentiamo, ai delegati che sono lavoratori anche loro, ai lavoratori; perché stiamo discutendo della contrattazione, stiamo discutendo degli effetti che la nostra azione ha sulle persone che noi diciamo di voler rappresentare.
E addirittura scopro oggi che si decide qui, punto e basta, e che quelli che subiranno gli effetti della nostra azione non possono dire se sono d’accordo o no con queste regole che riguardano la loro condizione.
Nessuno di noi farà il delegato sanzionabile eletto dai lavoratori perché noi, se ci mettiamo su quel piano lì, contiamo meno di un delegato: lui è eletto da tutti i lavoratori; noi solo dagli iscritti. E perché lui dovrebbe avere meno diritti di noi e addirittura essere sanzionato?

Del resto la stessa Fiat ci aveva proposto di limitare la sanzione ai delegati e, la Segreteria della Cgil lo sa perché ne abbiamo discusso assieme, le abbiamo detto di no perché sanzionare i delegati e le organizzazioni sindacali non era accettabile. Cosa è cambiato? Cosa è cambiato per dire che adesso invece questa soluzione sarebbe accettabile?

Addirittura ho sentito qualcun dire: «Sarebbe una conquista». Per chi? Una conquista per chi? Noi pensiamo di trovare i delegati che si fanno il mazzo, che sono quelli che ci sostengono e che poi, se sono sanzionabili, continuano a fare i delegati? Vi chiedo se voi pensate che sia questo un processo di cambiamento e che noi stiamo facendo un investimento. Secondo me noi stiamo andando a sbattere contro un muro. E non riesco a capire, con un sistema così, quale contrattazione si dovrebbe fare.

Altro passaggio, a proposito di ipocrisia. Non è vero che noi siamo di fronte a un semplice «regolamento attuativo». Non facciamo torto alla nostra intelligenza. Chiamiamo le cose come stanno perché ognuno di noi non solo ha letto ma ha fatto i confronti e qui, se uno vuole andare a vedere (possiamo fare un elenco), non solo ci sono pezzi nuovi che non erano dentro agli accordi precedenti ma ci sono riscritture e aggiunte di parole che, come è noto, nei testi contrattuali non vengono a caso: hanno un significato preciso. Ricordo, ad esempio, che il rinvio previsto dal punto 7 dell’accordo del 31 maggio, e cioè l’armonizzazione e l’adeguamento al regolamento, riguardava la parte dall’1 al 7, non la seconda parte che era demandata alle categorie. Al punto che, quando Fim e Uilm mi dissero che col cavolo che accettavano che si applicasse il proporzionale, perché per loro l’accordo o era tutto intero o non c’era niente e che in più io dovevo riconoscere gli accordi della Fiat e il loro contratto nazionale separato, altrimenti con me non discutevano, mi fu detto dalla Segreteria nazionale della Cgil che stavano sbagliando e che questa seconda parte si sarebbe discussa da un’altra parte, nei contratti nazionali delle categorie. Io faccio un esempio. Premesso che la parola «sanzione» non c’è nell’accordo del 28 giugno né in quello del 31 maggio, so anch’io che la Confindustria voleva le sanzioni. La Federmeccanica è vent’anni, trent’anni che vuole le sanzioni o che vuole l’arbitrato e non gliel’abbiamo mai dato, ma quello che io rivendico e che qui invece viene messa in discussione una prerogativa fondamentale delle categorie e della loro titolarità, è che quella discussione lì la voglio fare io come categoria ma che sia una discussione libera, non che qualcuno ha già deciso il campo, il perimetro dentro il quale andare.
E non raccontiamoci delle balle. Io le ho già fatte le trattative con Federmeccanica. Si presentano al tavolo con il testo scritto e ti dicono: «discuti». Io l’ho già visto quel film lì, gli accordi interconfederali li conosco. Di cosa stiamo discutendo? E perché dobbiamo raccontarci delle balle tra di noi? Abbiamo deciso che le categorie non ci sono più? Allora non facciamo l’arbitrato con la Cisl, la Uil e i padroni per decidere che l’autonomia delle categorie non c’è più. Facciamo una discussione esplicita, altrimenti io rivendico che l’autonomia della mia
categoria è l’autonomia della mia categoria. Potrò fare le cazzate di questo mondo, essere in grado o no in base ai rapporti di forza ma, se tu metti in discussione la titolarità della categoria, hai cambiato natura non alla categoria ma alla Cgil perché una roba del genere noi non l’abbiamo mai accettata e mai fatta.
E trovo che a volte, nella nostra discussione, ci sono dei salti logici che non capisco. Ho qui davanti a me Morselli. Scusa se ti «uso» ma è per dare un’idea. Mi ricordo che in questa sala il Direttivo discusse dell’accordo sul contratto nazionale fatto allora da Morselli, segretario dei chimici, che prevedeva che per derogare ci voleva il consenso di tutte le categorie nazionali dei chimici, come di una sorta di lesa maestà; e siamo arrivati a un accordo adesso dove la Rsu eletta a maggioranza può derogare.

Faccio un esempio: io, come Fiom, rappresento il 49 per cento. Il 51 per cento deroga e sanziona. La categoria, la Fiom, non ha neanche partecipato alla trattativa ed è sanzionabile perché, anche se non è d’accordo, non può fare nulla? Ci siamo bevuti il cervello tutti oppure cos’è cambiato? Perché questo è quello che c’è scritto! E quando tu fai saltare il rapporto tra la Rsu e la struttura territoriale, apri all’aziendalismo. Apri all’aziendalismo perché il modello che viene fuori da quella roba lì scritta così è che tu hai la Rsu e le confederazioni. E la categoria in mezzo non c’è più perché c’è l’arbitrato. Quando abbiamo deciso di fare questo modello? Quando? Insisto. Si vuole commissariare la Fiom? Allora si fa una discussione. Ma se uno pensa di togliere la titolarità attraverso la Cisl, la Uil, la Confindustria e l’arbitrato, ve lo dico con chiarezza: io a questa cosa non ci sto. Vi è chiaro in italiano? Tanto più se si dice che i lavoratori (perché questo ho sentito anche dire) non possono neanche votare su una cosa che li riguarda, e non è vero che avevamo già deciso prima queste cose, non ne abbiamo mai discusso, io e la Fiom non siamo mai stati messi nella condizione di fare questa discussione. E se qualcuno pensa che decide il Direttivo e questo vincola tutti, vi sbagliate.
Vi è chiaro cosa vi sto dicendo? È chiaro il punto? Perché se uno vuole cambiare la natura della confederazione e il ruolo delle categorie, allora facciamo questa discussione. Non facciamo finta di niente, perché il primo atto che io mi trovo della Fim, volantino distribuito alla Fiat, in queste ore, è quello che dice: se c’era questo accordo la Fiom non avrebbe potuto rompere le balle come ha fatto e adesso firmi e Landini e i suoi la smettano di rompere le balle se vogliono rientrare alla Fiat come da altre parti. E, a proposito delle assemblee, guarda il caso, il 10 di gennaio a me è arrivata la risposta di Federmeccanica per fare le assemblee congressuali. Naturalmente gli avevo scritto dicendo: «Ogni quattro anni la Cgil fa il congresso. Troverei stupefacente se non potessi fare il congresso». Bene. La risposta è: «Non ne hai diritto però siamo buoni e noi alle imprese diremo che se te la danno va bene. Sia chiaro che debbono essere d’accordo anche le confederazioni Cisl e Uil che sono i titolari della categoria». Secondo voi io vado con il cappello in mano a chiedere a Fim e Uilm se per piacere mi fanno fare le assemblee? Ve lo chiedo, visto che in quell’accordo lì c’è scritto che il diritto ce l’hanno quelli che hanno firmato i contratti. Che la Fiom non è firmataria del contratto di Federmeccanica ed è stata cacciata fuori, mi sembrava un tema noto e ne avevamo discusso anche negli incontri tra le Segreterie. Perché non se n’è tenuto conto? Perché non si è posto questo problema, visto che se ne pongono tanti? Facciamo una discussione di merito. La Sentenza della Corte costituzionale su Fiat dice che lei non ha stabilito cosa vuol dire partecipare alle trattative ma scrive che questo tema potrebbe essere affrontato, fermo restando che è la legge che lo deve stabilire, quindi invita a fare una legge e cita dei casi. Dice naturalmente: si potrebbe dare un’indicazione sulla rappresentatività col numero degli iscritti. Poi usa la parola, tra un’ipotesi e l’altra, «o». Non usa la parola «e»: usa la parola «o». O una o l’altra.

Aggiunge un’indicazione a trattare con organizzazioni che hanno superato una certa soglia e via di questo passaggio. Questo concetto era scritto benissimo nell’accordo del 31 di maggio, c’era scritto che chi superava il 5 per cento era ammesso di diritto alle trattative, ora c’è una formulazione del tutto nuova che non c’era il 31, che parte dall’articolo 19 (quindi  vuol dire che è stata discussa a partire dalla sentenza della Corte costituzionale perché, se non c’era la sentenza, questo tema non si trattava), che dice, dopo la parola «5 per cento», «e che abbiano partecipato alle negoziazioni in quanto contribuito a preparare la piattaforma e hanno fatto parte della delegazione». Il punto dopo ne dice un altro. Dice che: se la piattaforma non fosse unitaria perché non riesci a farla (e noi partiamo da un contratto separato, vorrei far notare, c’è un contratto separato che noi non abbiamo firmato che contiene tutto quello che contiene), possono essere le imprese che decidono di scegliere quale piattaforma discutere perché, se la somma delle organizzazioni fa il 51 per cento, loro scelgono. Bene. Io non so ma penso che sarà difficile per la Fiom da sola arrivare al 51 per cento. Io me lo auguro e ci batteremo ma, se così non fosse e io applico questa regola, io potrei avere il 49 per cento ma, siccome non ho partecipato alla piattaforma perché non è quella che ho deciso io, mi tengono fuori dal tavolo. E per risolvere questo problema, se per caso c’è una discussione, devo chiedere a Cgil, Cisl e Uil che cosa fare? O intervengono loro? O hanno in mente loro di sostituirmi se io non voglio fare la piattaforma insieme agli altri perché non sono d’accordo sui punti che hanno messo? Lo chiedo. Per questo io dico: perché si mette in discussione la titolarità e l’autonomia delle categorie? Io non sto dicendo che da solo uno ce la può fare. Può anche essere che io faccia anche peggio se sono messo in questa condizione, ma perché uno deve decidere di cambiare la natura delle cose e non di mettere nelle condizioni le categorie di provare a fare il proprio mestiere? Questo era il 31 di maggio, non un altro accordo, che demandava questa come altre cose perché, se uno ha regolato questa materia, perché non ha regolato anche il diritto di voto visto che deve essere regolato a livello delle aziende? E io so già che Fim e Uilm mi hanno già detto da tanto tempo che loro hanno modalità diverse di voto rispetto agli iscritti e rispetto al referendum che noi proponiamo da tempo. Io so che c’è una discussione. E tutto questo noi facciamo finta che è uguale a prima?

Finirò perché non so quanto parlerei ancora. No, non oggi. Oggi faccio presto. Qui vorrei che fosse chiaro che di personale non c’è nulla. Qui a me non me ne frega niente di che cosa succede a me e per me non è in discussione il segretario generale della Cgil. È chiaro? È da un po’ che lo dico, da un po’ di tempo. Ma qui uno non prende mai per buono le cose. Per me qui c’è quello che succede negli accordi che facciamo e che fine facciamo con questi accordi. Voi pensate davvero che sia semplice andare a fare le assemblee informative su questo testo? Io vi faccio gli auguri se pensate di andare a fare le assemblee informative nelle aziende metalmeccaniche. Vi faccio gli auguri. Secondo voi perché nei delegati c’è un’incazzatura trasversale? Non c’entra la posizione congressuale che hai perché percepiscono che questa roba, scritta così, mette in discussione la loro autonomia di fare i delegati.

C’è bisogno di aggiungere qualcosa? E noi facciamo finta oggi di dire che siamo nel regolamento attuativo e che non è cambiato nulla? Io non so se è vero perché me l’hanno raccontata e quindi ve la riporto come l’ho sentita e può darsi che non sia vera, ma a me Federmeccanica dice che è da metà dicembre che stanno discutendo di testi e di conclusione di questa trattativa. Alla Fim (che è la Fim!) Bonanni è andato a fare l’esecutivo tre giorni prima di firmare.

Noi sapevamo dai metalmeccanici della Fim o dai segretari che ci hanno parlato che c’era già un testo e c’era già un accordo e c’erano dei contenuti, e noi tutti lo conosciamo perché andiamo a scaricarlo da www.cgil.it perché altrimenti non sapremmo cosa hanno firmato! E oggi facciamo finta di non saperlo? Io lo dico con molta sincerità: io così non ci sto perché, se a me si chiede di essere responsabile, e io lo sono, voglio essere messo nella condizione di poterlo essere. Chiaro? Perché se invece mi si chiede di essere responsabile e di far finta che non è successo nulla e che addirittura qui c’è in discussione la titolarità e l’autonomia della categoria di cui sono segretario, io rispondo agli iscritti metalmeccanici, non rispondo ad altri! Se uno me la mette su quel piano lì deve sapere che questo è il punto. E lo dico prima.

Io non so se ci sono violazioni costituzionali eccetera. Di sicuro io penso che questo è un accordo e per Statuto della Cgil qui bisognerebbe far votare gli iscritti interessati da quest’accordo – come si è fatto per il 28 giugno - e, se non lo si fa, che lo si dica o non lo si dica, si sta facendo una cosa che non è nelle nostre disponibilità. Poi se ci sono o no dei vizi costituzionali – non sono io un costituzionalista, non sono in grado di dirlo – vedremo quello che succede. Ma sappiate che, se ci sono, volenti o nolenti, ci saranno, dei sindacalisti, dei lavoratori, dei delegati, delle persone che proveranno a farlo saltare; anche perché, nel momento in cui c’è una crisi della politica che fa paura, che è anche una nostra crisi, non giriamoci attorno, ci sono milioni di persone che ci vedono un ostacolo, non come un elemento utile per loro; non viviamo da un’altra parte, questo è il tema. E noi cosa facciamo? Anziché agire sulla libertà sindacale facciamo degli accordi per autodifendere Cgil, Cisl e Uil e Confindustria perché abbiamo paura di poter allargare la rappresentanza? Per cui la libertà sindacale passa attraverso il fatto che debbono accettare quello che tu hai detto come soggetto privato regolando tu la materia? Scusate, che differenza c’è in una logica di questo genere, sul piano non dei contenuti ma sul piano della logica contrattuale, di quello che ha fatto la Fiat ai sindacati firmatari che hanno detto: «Se vuoi i diritti firma e accetta quello che ti ho detto io»? Ma voi davvero pensate che noi questa cosa, nel rapporto con la gente, la reggiamo e che stiamo facendo un investimento per il futuro? Pensate davvero che è questa la battaglia democratica che dobbiamo fare per riformare il sindacato e difendere la Cgil? Secondo me stiamo facendo un errore strategico fondamentale. E siccome così la penso, così la dico.

Dopodiché l’accordo sul congresso io l’ho fatto con lealtà, non l’ho fatto con furbizie sotto. Vi è chiaro? L’ho fatto con lealtà, convinto che quello era il momento di aprire una discussione e di farlo in modo diverso da quello che era stato fatto in passato. Altri hanno fatto altre scelte. E, da questo punto di vista, io sono stato dentro al congresso in quel modo lì. Oggi non vivo da un’altra parte, non prendiamoci in giro! Non siamo di fronte alla stessa situazione di prima. Voi pensate che io vado a fare le assemblee dai lavoratori metalmeccanici sul congresso e non gli parlo di quello che è successo su questo punto? Mi corrono dietro se succede. Capite? Io gli iscritti alla Fiom, visto che ho lavorato solo lì, un pochino ho imparato a conoscerli, sia loro che i delegati. Pensate davvero che uno adesso fa finta che non sia successo nulla? Non hanno percepito quello che è avvenuto? La gente si è fatta il culo in questi anni per difendere le nostre posizioni, ha scioperato, si è battuta.

I 19 di Pomigliano per essere iscritti alla Cgil sono ancora fuori da quella fabbrica lì. Di cosa stiamo discutendo? Facciamo finta che noi siamo i loro padroni e possiamo far quello che ci pare? Guardate che così non si va da nessuna parte. E insisto. Lo dico con chiarezza.

Se si pensa che qui decidiamo tutto, a me e alla Fiom non mi avete vincolato e discuterò con la Fiom e i delegati su quello che c’è da fare.

Sappiatelo con precisione.

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