Mercoledì, 26 Giugno 2019 | 12 :04:18

Saperi e lavoro, la lotta è comune: «Vogliamo un nuovo modello di sviluppo»

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Mentre Marchionne attaccava la democrazia nelle fabbriche Fiat del nostro paese, un processo molto simile si svolgeva nelle università. Con la Riforma Gelmini è stato inferto un durissimo colpo alla rappresentanza studentesca, riducendone il numero, riducendone la capacità di incidere e introducendo i privati nei Cda degli Atenei. Oggi questo attacco si è spostato sulle scuole con la Legge 953 (ex Pdl Aprea), che darà la possibilità agli istituti di scrivere il proprio statuto in cui verranno fissate le quote della rappresentanza studentesca. Potrebbe succedere che in molte scuole studenti e studentesse non avranno quei diritti garantiti dai Decreti delegati del 1974 e dallo Statuto degli Studenti e delle Studentesse del ‘98.

Mentre si riduce il potere contrattuale degli studenti, aumenterà quello delle aziende che entreranno nei «Consigli dell’autonomia» delle scuole introducendo un legame inscindibile tra scuole e privati, concludendo la trasformazione aziendalistica dei luoghi della formazione. Se passa la Legge 953 potrebbero essere le aziende private a modificare i programmi di studio, passando da scuole pensate «a misura di studente» a scuole «a misura di azienda».

 

Nella formazione e nelle fabbriche, quindi, abbiamo vissuto e stiamo vivendo un processo parallelo di attacco alla democrazia e al potere contrattuale di studenti e operai. Un processo che nasconde un obiettivo ben più ampio: il cambio di modello di sviluppo del nostro paese e il ruolo internazionale che l’Italia dovrebbe giocare nel mondo. Infatti dalla crisi internazionale si stanno profilando due modelli diversi: uno basato su investimenti in ricerca e innovazione per competere con produzioni ad alto contenuto tecnologico, l’altro basato sulla riduzione del costo del lavoro. Ormai in Italia abbiamo imboccato la seconda strada, riducendo salari e tutele con riforme del lavoro che rendono sempre più precari i contratti dei lavoratori e attaccano diritti che sembravano acquisiti.

Questi tagli confermano la volontà di non avere persone, e futuri lavoratori, formati e istruiti. Anche per questo nelle riforme del mercato del lavoro, ha assunto sempre più importanza l’apprendistato che, ormai per decine di migliaia di studenti, sostituisce la scuola e/o l’università. Dall’età di quindici anni si può entrare in un luogo di lavoro con una paga inferiore all’inquadramento professionale e viene svolto un vero e proprio lavoro. Teoricamente l’apprendista avrebbe diritto a ore di insegnamento extra lavoro, per recuperare quello che in catena di montaggio non può imparare e che a scuola, forse, avrebbe imparato. Ma, i dati parlano chiaro, solo il 20% degli apprendisti ha potuto accedere a corsi di questo tipo, per il restante 80% l’apprendistato non è stato altro che l’ennesimo contratto precario. In questa maniera l’apprendistato, spacciato come canale di formazione, è andato a coprire l’abbandono scolastico che ormai è una piaga sociale in tutto il paese. Un quinto degli studenti italiani non finisce gli studi e, negli ultimi anni, nulla è stato fatto per ridurre questi numeri impressionanti. Parallelamente anche nelle università, a causa dei tagli al diritto allo studio e al peggioramento della qualità dell’insegnamento, aumenta (per la prima volta nella storia repubblicana) il numero di studenti che abbandonano gli studi. Così l’istruzione, che è stata per decenni un volano per l’emancipazione degli individui, è diventata un lusso per pochi, quei pochi che possono permettersela. Quello che era un diritto è diventato un filtro che seleziona.

Per combattere questa tendenza, questo fenomeno di privatizzazione di scuole e università, noi studenti siamo tornati in piazza il 12 ottobre per contrastare il Pdl Aprea e per rivendicare nuovi investimenti in istruzione e diritto allo studio, incrociando i nostri insegnanti che scioperavano con l’Flc-Cgil anche loro vittime dei tagli. Poi, di fronte a una politica troppo spesso sorda, abbiamo aperto un vasto dibattito su come dovrebbero essere oggi scuole e università, ospitando interventi di studenti, sindacalisti, intellettuali ecc. su un nuovo sito, www.saperiliberi.it e lanciando tre giornate di mobilitazione il 24, 25 e 26 ottobre in cui migliaia di insegnanti e studenti hanno discusso in grandi assemblee sul futuro dell’istruzione in Italia.

Ma poiché pensiamo che parlare di saperi e istruzione voglia dire parlare di modello di sviluppo (dall’Ilva che non investe in ricerca per trovare un modo pulito di produrre acciaio alla Fiat che, invece di innovare i modelli di mobilità in chiave collettiva e sostenibile, attacca salari e diritti, continuando a produrre merci inquinanti che non riesce nemmeno più a vendere), vediamo una stretta relazione tra difesa dei diritti dei lavoratori, difesa dei diritti degli studenti e futuro del nostro paese scenderemo in piazza con i metalmeccanici. Dal 2004 il 17 novembre si celebra la giornata internazionale per i diritti degli studenti, nell’anniversario della repressione contro gli studenti praghesi che protestavano contro le forze di occupazione nazista e la repressione degli studenti ateniesi che protestavano contro la dittatura dei colonnelli.

Quest’anno, anche per unire le nostre lotte a quelle dei lavoratori abbiamo deciso di anticipare di un giorno i cortei, per continuare a portare avanti le nostre rivendicazioni, ma anche per costruire un piano di proposta che si affianchi a quelle del mondo operaio per immaginarci insieme un nuovo modello di sviluppo e uscita dalla crisi che metta al centro i diritti, i saperi e il lavoro e lottare per quelli che studiano o lavorano oggi e per quelli che studieranno o lavoreranno domani.

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