Venerdì, 23 Agosto 2019 | 06 :56:41

Un muro vivente

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L’11 e il 12 dicembre scorsi si è svolta una mobilitazione nazionale che ha visto arrivare a Roma decine di camper da tutta Italia. L’intento era di mettere al centro dell’attenzione pubblica lo stato di dissesto di alcuni settori strategici per il Paese; in particolare i trasporti, l’Ict e l’industria dell’elettrodomestico.

Nonostante sia stato organizzato tutto in meno di un mese, lo scarso tempo a disposizione non ha di sicuro scoraggiato la Fiom e i delegati che, nelle assemblee nazionali di settore, hanno  approvato e dato vita all’iniziativa.

 

Volendo riassumere in una battuta il grave stato di crisi che accomuna i tre settori, si potrebbe dire che, per l’assenza di decisive politiche industriali governative, si stanno svendendo i gioielli di famiglia, le punte di diamante di settori strategici nei quali siamo competitivi ad alto livello sul piano internazionale.

Basti pensare alla vicenda Alitalia, all’annosa crisi della cantieristica navale, alla chiusura della Irisbus, per quanto riguarda i trasporti; alle delocalizzazioni che colpiscono pesantemente il settore dell’elettrodomestico; alla vicenda Telecom con i conseguenti problemi degli appalti telefonici, caratterizzati da gare al massimo ribasso a discapito dei diritti, dei redditi e della sicurezza dei lavoratori; alla svendita, passata quasi sotto totale silenzio dei media, del settore della microelettronica, con la conseguente perdita di lavoro, professionalità ed eccellenze di livello internazionale; e infine all’informatica, con i ritardi biblici del nostro Paese sull’agenda digitale e con la pressoché totale assenza di investimenti pubblici e privati in ricerca e innovazione.

L’appuntamento per tutti i camperisti era l’11 alle 9 a viale Tiziano.

Il responsabile organizzativo, Enzo Masini ha chiamato tutti a raccolta per spiegare gli itinerari che i vari treni di camper avrebbero percorso nella città, per dare visibilità alla protesta e dare luogo a iniziative e incontri pubblici.

A noi è toccato il ministero dello Sviluppo economico. Predisposti in carovana, ci siamo avviati verso via Molise. Durante il tragitto ci colpivano gli sguardi stupiti dei passanti, che, tempo di realizzare chi fossimo (sono quelli della Fiom!), si aprivano in sorrisi di approvazione. È una di quelle emozioni che, come è avvenuto anche in altre occasioni in passato, ti confermano che stai facendo la cosa giusta. Non saprei descriverla diversamente. Arrivati al ministero, abbiamo costruito un muro proprio davanti all’ingresso principale con tantissimi scatoloni, ognuno dei quali a simboleggiare una vertenza aziendale, che mette in gioco la vita di centinaia, spesso migliaia di persone e famiglie. Ne cito alcune… Micron: 700 esuberi; Comtel: 200 esuberi; Shelbox Firenze, 140 dipendenti: azienda chiusa; Ois, 400 dipendenti: azienda chiusa.

Ognuna di quelle scatole racchiudeva i destini di quei lavoratori e delle loro famiglie. Ti avvicinavi a leggere e un brivido ti percorreva la schiena, col pensiero insistente che uno scatolone mancante fosse proprio il tuo, dopo tre anni e mezzo di cassa integrazione e un contratto di solidarietà in corso... Il momento più emozionante è stato quando il muro è stato abbattuto dai lavoratori, che con un moto liberatorio sono usciti fuori da quegli scatoloni. Che gente generosa e tosta, questa, capace di passare dalla sofferenza della lotta a puri momenti di goliardia e condivisione tra compagni! Ciascun camper aveva portato con sé prodotti alimentari tipici, da consumare tutti insieme durante la cena che si sarebbe svolta la sera all’aperto e così, terminata  la lunga giornata di iniziative, i camperisti rimasti a pernottare a piazza del Popolo hanno potuto pasteggiare allegramente accompagnati da buon vino.

Ci siamo rivisti tutti il 12 mattina per partire in corteo, lungo via del Corso, fino a raggiungere palazzo Chigi. Anche durante il corteo, nel bel mezzo di una delle zone commerciali più centrali  di Roma e, per giunta, in pieno periodo di compere natalizie, ci siamo sentiti accolti con calore  da cittadini comuni, negozianti e turisti, per nulla affatto disturbati dalla nostra vivace e chiassosa manifestazione ma, anzi, al contrario incuriositi e interessati alle nostre ragioni.

Il corteo si è concluso sotto il palazzo del Governo, dove ha avuto luogo un’assemblea pubblica durante la quale, finalmente, i problemi che come metalmeccanici viviamo e ci raccontiamo quotidianamente nelle nostre aziende e nei direttivi, e le nostre proposte, hanno avuto l’ascolto dell’intera cittadinanza.

Eravamo tutti lì, come ha detto Landini nel suo discorso, con le nostre intelligenze, le nostre  competenze e le nostre professionalità, a voler dare un contributo attivo e concreto alle scelte politiche di questo Paese, nella direzione della tutela dei lavoratori, del lavoro qualificato e dell’interesse pubblico. Quello che tutti hanno compreso in quel momento è che questa battaglia, che si concluderà solo quando saranno intraprese le misure che noi riteniamo necessarie, non riguarda solo alcuni settori metalmeccanici ma, come spesso è accaduto anche in passato, taglia trasversalmente l’intera società.

Il nostro Landini, arrampicato su un palco improvvisato sul tetto di un furgoncino dell’organizzazione, nello spiegare gli impegni raccolti dal Governo, ci ha regalato l’emozione dell’apertura di un percorso, attraverso antiche semplici pratiche, fatte di megafoni, piazze e assemblee aperte, che restituiscono all’agire sindacale e politico l’autenticità delle persone in carne e ossa.

 

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