Martedì, 25 Giugno 2019 | 21 :49:16

A volte ritornano. Alla Danieli vincono i diritti

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«Meritiamo una vita»: così i turnisti della Danieli di Buttrio (in provincia di Udine), hanno riassunto in uno striscione il senso della loro protesta.

L’aumento delle notti lavorative e il peggioramento della turnistica hanno infiammato gli animi
degli operai che, a 26 anni dall’ultimo sciopero, sono stati protagonisti di una lotta significativa, che ha saputo fermare la volontà dell’azienda. La rabbia operaia si è saldata con la determinazione della Rsu, tutta Fiom, che solo da cinque anni ha ripreso a essere eletta in fabbrica.

foto alessio duranti

La Danieli è un’azienda friulana – diventata multinazionale – che costruisce impianti siderurgici. Nello stabilimento centrale, quello di Buttrio, sono impegnati circa 2300 lavoratori: 600 gli operai. Un’azienda leader nel suo settore, ma soprattutto un’azienda simbolo dell’azzeramento
del sindacato, avvenuto a partire dalla metà degli anni ’80: i suoi amministratori si sono sempre fatti
vanto della capacità di relazionarsi direttamente con i singoli lavoratori, senza «inutili complicazioni»: è l’azienda che premia, è l’azienda che punisce. Un modello di vero e proprio paternalismo autoritario, saldamente radicato nella tradizione del capitalismo friulano.

Alla fine del 2007, tuttavia, un gruppo di lavoratori (alcuni dei quali molto giovani) ha deciso che era l’ora di riprovare con l’impegno sindacale. Primo passo: riportare la Fiom in fabbrica, eleggendo una Rsu (che, incredibilmente, non sarebbe stata riconosciuta dall’azienda fino alla rielezione del 2011). L’impegno è stato tenace, anche quando – spesso – le assemblee riuscivano poco partecipate. È stata proprio la partecipazione alle assemblee dello scorso aprile che ha fatto subito capire ai delegati che qualcosa stava cambiando. In quattro tornate, un centinaio di operai ha discusso la nuova turnistica, decisa unilateralmente e anticipata ai singoli lavoratori dai capireparto, senza consultare la Rsu. Gli operai in Danieli lavorano con tre orari differenti: a giornata, a tre turni e a quattro (ciclo continuo).

La nuova turnistica che l’azienda intendeva imporre riguardava solo chi lavora a quattro turni (circa 150 lavoratori), modificando, nello specifico, il turno notturno: da 0.00 – 6:30 a 0:00 – 6:00. Con la conseguenza che per arrivare al monte ore settimanale necessario, si dovrebbe lavorare sei notti alla settimana invece che cinque, iniziando alle 0:00 di lunedì, e vedendo così bruciata la domenica. La riduzione del turno di 30 minuti fa venir meno l’accavallamento tra un turno e l’altro, fondamentale per il passaggio di consegne, con il rischio concreto che il lavoratore sia costretto ad arrivare in anticipo e ad andarsene in ritardo, senza che questo venga retribuito. Inoltre, il monte ore settimanale, così passerebbe da 40 a 39 ore e l’ora mancante verrebbe trattenuta automaticamente dall’azienda come ferie. Non solo i lavoratori vedrebbero cancellato di fatto il week-end (si smonterebbe sabato a mezzogiorno e si riprenderebbe domenica a mezzanotte), ma vedrebbero persino ridimensionata la propria busta paga (secondo i calcoli, circa 600€ l’anno tra riduzioni di salario e costi indiretti). Di fronte alla totale indisponibilità aziendale a mettere in discussione questa proposta, le assemblee hanno indetto uno sciopero per la notte del 12- 13 maggio, quando il nuovo orario sarebbe dovuto entrare in vigore.

Domenica 12 maggio, alle 22, sotto una pioggia battente, un’ottantina di lavoratori ci hanno  messo la faccia, mentre capi e capetti a pochi metri, nella portineria, guardavano preoccupati. La determinazione e l’entusiasmo per l’inaspettata partecipazione hanno convinto anche chi era un po’ titubante. Le macchine nel turno notturno si sono fermate: in fabbrica sono entrati solo due capireparto e qualche lavoratore con contratto a termine. Molti lavoratori erano alla prima esperienza di lotta, lo si leggeva sui loro volti. L’adesione tra gli interessati alla nuova turnistica è stata superiore al 90%. Anche gli altri turnisti, non toccati dalla modifica, hanno scioperato (tra il 50% e il 60%) e molti hanno partecipato al presidio continuato per tutta la giornata. Nelle assemblee di giovedì 16 maggio i lavoratori, oltre a ribadire la volontà di proseguire con la mobilitazione, hanno presentato una controproposta, una mediazione tra la situazione precedente e quella contestata.

La direzione è stata così costretta a incontrare i delegati, ma l’azienda non ha fatto nessun passo indietro, fino a un secondo sciopero dei turnisti (con adesioni superiori al 90%) un nuovo presidio ai cancelli (cui hanno partecipato anche altri lavoratori della zona, studenti e disoccupati), il tutto raccontato al territorio su un apposito foglio, «La Nostra Voce, foglio dei lavoratori Danieli in lotta».

Cos si arriva al colpo di scena di martedì 21: poco dopo l’affissione, da parte dei delegati, del comunicato che dichiara, di fronte al silenzio dell’azienda, l’intenzione di proseguire ed estendere la mobilitazione, viene appesa una comunicazione della direzione, con il nuovo orario di lavoro, che accetta la proposta dei lavoratori. Una mediazione certo, ma anche la dimostrazione che l’azienda non è invincibile.

Probabilmente la proprietà non si aspettava la reazione degli operai e confidava che le sue decisioni sarebbero passate senza troppi problemi. Invece è successo l’inaspettato: i lavoratori hanno reagito e la lotta ha pagato. E il risultato ottenuto parla a tutti i lavoratori dell’azienda: d’ora in poi di fronte ad ogni sopruso, si reagirà allo stesso modo. Si è aperta una nuova fase alla Danieli: gli operai sono usciti dal silenzio e il sindacato ha riconquistato un ruolo, ricostruito con la lotta: un sindacato espressione della forza organizzata dei lavoratori, forte del coraggio dei propri delegati e della tenacia dei propri organizzati. Non è che un inizio.

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