Mercoledì, 26 Giugno 2019 | 12 :17:42

Caro Parlamento ti scrivo ...

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La crisi economica, occupazionale e sociale che ormai mette a rischio l’esistenza stessa dell’industria italiana chiama in causa la politica, richiedendo l’intervento urgente della rappresentanza politica e delle istituzioni: in gioco è una tenuta democratica già duramente provata. Per questo la Fiom ha inviato a tutti i gruppi parlamentari da poco eletti una lettera in cui si descrive la situazione delle imprese metalmeccaniche, chiedendo urgenti interventi e un incontro per illustrarli. Quella che segue è una sintesi – per i settori principali - di questi «consigli operai».

 

Auto e indotto

L’automotive è ancora il più importante settore manifatturiero italiano, contribuisce per l'11,4% al Pil e per il 16,6% al gettito fiscale. Secondo Federauto l'andamento della crisi metterebbe a rischio 220 mila posti di lavoro. Nei primi tre mesi di quest'anno le immatricolazioni sono diminuite del 13% (per ulteriori dati e analisi si veda iMec del 5 marzo 2013, interamente dedicato alle politiche del trasporto).

Per affrontare questa grave situazione la Fiom propone:

- Un piano nazionale dei trasporti pubblici e privati basato sull’incentivazione delle produzioni di mobilità alternative ed ecologicamente compatibili.
- La convocazione urgente di un tavolo nazionale dell'automotive che coinvolga tutte le organizzazioni sindacali e le imprese del settore a partire dalla presentazione di un piano industriale della Fiat che confermi capacità produttiva e occupazione.
- L'abolizione dell'art. 8 del governo Berlusconi per impedire che accordi aziendali deroghino a leggi e contratti.

- L'approvazione di una Legge sulla rappresentanza (la Fiom ha depositato un testo in Corte diCassazione il 24 fabbraio 2010) che garantisca la democrazia e il diritto dei lavoratori a poter decidere sui contratti col voto.

Elettrodomestici

130.000 addetti tra diretti e indiretti, è il settore manifatturiero più importante dopo l'automotive, attraversa una crisi strutturale, in larga parte rappresentativa di una più diffusa difficoltà dell’industria nel nostro Paese (vedi articolo a pag 6).

Chiediamo:

- un piano pluriennale di incentivi all'acquisto delle apparecchiature a minor consumo energetico, limiti sulle caratteristiche delle classi energetiche commercializzabili, controlli di conformità sulle apparecchiature importate da paesi Ue ed extra-Ue;
- incentivare fiscalmente le aziende che investono in Italia e fanno ricerca e sviluppo.

Energie rinnovabili

È necessaria una svolta per lo sviluppo di un'industria di qualità ambientalmente e socialmente sostenibile, fondata su un nuovo modello energetico che utilizzi in modo appropriato tutte le  fonti rinnovabili. Per il mantenimento e lo sviluppo del settore – che attualmente occupa circa 18.000 addetti, con un indotto di altri 100.000 - e rilanciare la filiera delle energie rinnovabili bisogna:

- rafforzare la ricerca e l'innovazione sia degli enti pubblici che delle imprese private;
- sostenere lo sviluppo di tutti i settori della green economy anche in relazione all'industria primaria (cicli siderurgici integrali, siderurgia elettrica, metallurgia);
- utilizzare tutti gli spazi possibili, anche con le normative esistenti, promuovendo la diffusione delle energie rinnovabili;
- predisporsi al superamento degli incentivi per raggiungere l'obiettivo della competitività di costo tra produzione da fonti rinnovabili e quella da fonti fossili;- togliere il monopolio sulla gestione della rete;
- sostenere lo scambio, l'autoproduzione e l'autoconsumo;
- semplificare e uniformare le procedure di autorizzazione degli impianti di fotovoltaico e promuoverne l'installazione negli stabili di proprietà delle pubbliche amministrazioni e il riutilizzo ai fini energetici di aree dismesse, discariche, siti da bonificare.

Ferroviario

Il settore è stato pesantemente ridimensionato negli anni e rischia di scomparire. Il più grande gruppo nazionale, Ansaldo-Breda – che ha la commessa dell'alta velocità - è schiacciato da un pesante indebitamento ed è stata dichiarata l'intenzione di cederlo, come Ansaldo Sts. Anche il taglio di tutte le commesse di manutenzione sta mettendo in grave difficoltà le relative aziende.

Serve un nuovo piano nazionale per i trasporti in un settore che ha la caratteristica della sostenibilità ambientale, a partire dal rinnovo del materiale rotabile e dell’infrastruttura ferroviaria, soprattutto a Sud.

Sono necessari:

- una programmazione degli investimenti sia centrali che regionali, per permettere alle aziende del settore di sviluppare attraverso la ricerca prodotti innovativi e competitivi;
- individuare un soggetto pubblico in grado di ricomporre tutta la filiera del ferroviario in modo da renderla competitiva;
- un modello di impresa a rete in grado di far fronte alle sfide nazionali e internazionali;
- finanziamenti per l’apertura delle gare dei treni regionali di Trenitalia.

Gruppo Fincantieri

Il Gruppo ha circa 8.500 dipendenti diretti, due sedi centrali e dieci stabilimenti (comprensi l'Isotta Fraschini di Bari e il Ce.te.na. Di Genova). Il persistere dello scarico produttivo ha determinato il ricorso prolungato agli ammortizzatori sociali che si avviano alla scadenza e, in tutti i siti, migliaia di lavoratori delle ditte di appalto stanno perdendo il lavoro, spesso senza il riconoscimento di ammortizzatori sociali. Alla Direzione Fincantieri la Fiom ha proposto l'avvio di un confronto sulle strategie industriali e di investimento per la salvaguardia della capacità produttiva e di tutti i cantieri.

Riteniamo necessario:

- un piano industriale basato su investimenti in diversificazione produttiva e innovazione tecnologica verso la sostenibilità e compatibilità ambientale;
- commesse pubbliche immediatamente cantierabili per sostenere i siti senza commesse;
- interventi del governo a livello europeo per favorire operazioni tipo «ecobonus»;
- il recupero di un modello produttivo e organizzativo rispettoso del diritto alla salute e alla sicurezza di tutti i lavoratori, diretti o dipendenti delle ditte di appalto.

Informatica

In Italia è forte la presenza di aziende multinazionali come Ibm che sempre di più delocalizzano sia la produzione del software che la ricerca e lo sviluppo. Unica eccezione è Engineering Ingegneria Informatica con oltre 6.000 addetti che continua a essere in ottima salute. Il 90% delle imprese italiane di information technology ha meno di 5 addetti, mentre solo il 3% più di 50. Un sistema quasi polverizzato. La totale assenza di una politica industriale e la mancanza di investimenti nel settore ha causato un grave impoverimento della innovazione tecnologica: le principali attività nel nostro paese sono di «manutenzione» del software esistente.

Inoltre è venuta a mancare la capacità di innovazione della Pubblica amministrazione sia centrale che decentrata. I tagli alla spesa pubblica  e il patto di stabilità peggiorano il quadro. Per risalire la corrente sono necessari:

- interventi di politica industriale per favorire l’integrazione tra informatica e telecomunicazioni e
sostenere la Information & comunication technology, intensificando le interdipendenze tra settori ad alta tecnologia (microelettronica, telecomunicazioni e informatica) e industrie che la possano utilizzare;
- destinare risorse alla pubblica amministrazione centrale e locale per l’innovazione necessaria a garantire servizi di qualità ai cittadini;
- impedire che le pubbliche amministrazioni continuino a indire gare al massimo ribasso imponendo il rispetto dei contratti di lavoro e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.

Microelettronica

Settore strategico per lo sviluppo tecnologico e industriale. Per questo beneficia di consistenti sostegni pubblici per gli alti costi della Ricerca e Sviluppo e la necessità di continua innovazione.

Le principali aziende in Italia sono StMicroelectronics e Micron, più di 10.000 addetti e un indotto quantificabile in altri 3.000. StM occupa 8.000 persone in Italia e 12.000 in Francia, è controllata dallo Stato italiano (miniastero dell’Economia e Finanze) e dallo Stato francese con una partecipazione azionaria del 27,6%, ripartita pariteticamente al 50%. La Francia, diversamente dall’Italia, ha adottato in questi anni una politica mirata di incentivi al settore riuscendo così a preservare e rafforzare i progetti nazionali.

Urgono:
- una politica industriale per garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali;
- come azionista di riferimento di StM, il governo deve confermarne il carattere strategico, attivandosi per mantenere in parità l’assetto azionario con la parte francese e in qualità di azionista pubblico;
- individuare strumenti di politica industriale pubblica e risorse pubbliche, aggiuntive a quelle private, a sostegno di Ricerca e Sviluppo e al mantenimento dei siti in Italia.

Siderurgia 35 mila addetti diretti e altrettanti nell'indotto. Da quattro anni è in atto una contrazione senza precedenti della domanda e delle produzioni che ha coinvolto tutta l'Europa. La produzione nel 2012: meno 5,2% in Italia, meno 3,7% in Germania; il consumo di acciaio in Europa è diminuito del 3,9%. Serve un piano europeo di settore con misure che accompagnino
– con i fondi comunitari – il processo di razionalizzazione della struttura produttiva con unpiano sociale e l'apertura di un tavolo nazionale sulle strategie e sulle priorità del settore con i seguenti obiettivi:

- mantenere le produzioni del ciclo integrale e rilanciare la filiera del forno elettrico;
- favorire accordi e integrazioni tra i produttori;
- avviare la costituzione di un consorzio nazionale per l'eco innovazione dei processi e dei prodotti e per l'approvvigionamento delle materie prime e del rottame ferroso;
- sostenere l'incremento dell'efficienza energetica, con l'uso delle energie rinnovabili;
- salvaguardare la sicurezza in ambiente di lavoro e la salute dei cittadini attraverso la revisione anticipata e generalizzata delle Aia (Autorizzazioni integrate ambientali).

Telecomunicazioni

50.000 addetti, per un settore in cri si da arretratezza. L’Itali a si trova ben al di sotto della media europea per numero di famiglie con nesse a internet (con il 62%, in Europa la media è del 73%). Una delle cause della crisi è stata la disastrosa privatizzazione della Telecom, che non investe perché pesantemente indebitata, ma possiede il controllo sulla maggior parte delle infrastrutture delle telecomunicazioni italiane e l’unica infrastruttura di rete a larga banda realmente generalista esistente in Italia. La gestione della rete è cruciale, la Fiom ritiene sia un bene pubblico e che perciò debba tornare sotto controllo pubblico, anche per far ripartire gli investimenti e regolamentare gli appalti. È prioritario realizzare:

- il ruolo attivo del soggetto pubblico per perseguire l'interesse generale e un servizio universale
attraverso interventi di manutenzione, di ammodernamento continuo e la realizzazione dell'estensione geografica della rete;
- la neutralità della rete: pari opportunità di accesso e pari condizioni di costo e qualità di trasmissione a tutti gli operatori che vogliono entrare nel mercato dell’informa zione; separazion e tra chi detiene la proprietà della rete a larga banda da chi la utilizza;
- il potenzia mento dei servizi ispettivi del lavoro per affermare regole certe sugli appalti, rafforzare la qualità del lavoro, contrastare l'infiltrazione della criminalità organizzata;
- il superamento delle gare al massimo ribasso a favore del principio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la tracciabilità dei flussi finanziari rafforzando i controlli.

Mezzogiorno

Nel Mezzogiorno la crisi assume caratteristiche drammatiche, perciò servono provvedimenti mirati, quali:
- l'utilizzo delle restanti risorse del Fas a favore delle Regioni;
- il rafforzamento delle norme per il sequestro e il riutilizzo dei beni in mano alle organizzazioni criminali;
- il soddisfacimento dei crediti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione per opere, servizi e forniture e sostegno nell'accesso al credito per le imprese;
- la riqualificazione del modello di specializzazione produttiva, attraverso il sostegno alla ricerca, innovazione e allo sviluppo delle attività a più alto contenuto di lavoro;
- l’investimento nella infrastrutturazione, materiale e immateriale, necessaria al Mezzogiorno, per un modello di specializzazione produttiva ambientalmente sostenibile;
- un programma di opere pubbliche alternativo al modello «gigantista», dalla messa in sicurezza del territorio al rafforzamento del trasporto su ferro lungo le tratte bre vi, dal conso lid am en to
delle linee di collegamento marittime lungo le coste alla manutenzione degli edifici scolastici.

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